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Mito e nostalgia: la “Petite messe solennelle” chiude il ROF

Chiusura alla grande con l’edizione da brividi, nella versione per soli, coro, organo e orchestra, della “Petite messe solennelle”, a teatro e videoproiettata in piazza, per la chiusura del ROF 2018.

Fotografie © Studio Amati Bacciardi


di Andrea Zepponi

La chiusura del ROF, 150enario della scomparsa di Gioachino Rossini, ha presentato la Petite messe solennelle giovedì 23 agosto ore 21 al Teatro Rossini. L’ultima composizione del grande pesarese, viene eseguita nella versione per soli, coro, organo e orchestra, mentre quella originaria, scritta nel 1863 per dodici cantanti (quattro solisti che si uniscono a un coro di otto elementi), due pianoforti e harmonium, fu eseguita per la prima volta in forma privata, il 14 marzo 1864 in casa della contessa Louise Pillet-Will cui è dedicata. Solo in un secondo tempo Rossini volle strumentare la sua “Piccola messa solenne” per grande orchestra ed è questo pertanto il suo estremo lascito musicale. La versione sinfonica ebbe il suo debutto postumo pubblico nel 1869 al Théâtre-Italien di Parigi con la presenza di Marietta Alboni, interprete devota di tanti successi rossiniani. In questa occasione, nell’ambito della vasta cornice della commemorazione rossiniana, un altro omaggio ad un grande scomparso: il Prélude religieux pendant l’Offertoire è stato eseguito nella versione orchestrata da Alberto Zedda.
La messa è stata diretta dal M. Giacomo Sagripanti, lo abbiamo già ascoltato nella direzione di Ricciardo e Zoraide, alla testa dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai e il Coro del Teatro della Fortuna M. Agostini preparato M. Mirca Rosciani come uno specchio dell’orchestra recante quel commosso surplus di senso dettato dai valori drammatici del testo sacro. I quattro solisti Carmela Remigio (soprano), Daniela Barcellona (mezzosoprano), Celso Albelo (tenore) e Nicolas Courjal (basso) sono stati le colonne portanti di un evento musicale connesso alla rievocazione del genio rossiniano che nella musica di questa Petite messe rievoca anche se stesso e chiude i conti con il passato. Il debito contratto da ragazzo a Bologna, alla scuola del severo padre Mattei, intransigente cultore del contrappunto, venne assolto da Rossini proprio con questa composizione che unisce diversi linguaggi in una felice sintesi plurilinguistica di rigorosa ortodossia musicale ed attuale espressione lirica melodico-sinfonica. Un “peccato mortale di vecchiaia”, diceva lui, “postumo”, diciamo noi suoi posteri, nella considerazione che Rossini non fece in tempo ad ascoltare la prima esecuzione della sua versione orchestrata su cui intanto, nel sottobosco variegato dei melomani, fiorì la diceria che fosse meno bella di quella originaria per due pianoforti e harmonium. Come questa sia una vera balla lo dimostra proprio l’esecuzione del 23 agosto scorso in cui sono confluite tutte le forze della civiltà musicale instaurata dal ROF in questi quasi quarant’anni di gloriosa attività. Basta quel brivido sublime trasmesso dal Prélude ed eseguito nella lettura del grande Zedda, con i colori, le dinamiche intimissime immerse nel senso nostalgico impresso da Rossini a tutta la composizione ed esaltato dalla pronuncia strumentale su un alto livello scenico-sacrale. Per questo la pronuncia vocale dei solisti ha potuto onorare con il giusto spessore la partitura: quello del tenore Albelo, ben allineato con la chiarezza di dizione dovuta e il timbro pieno anche al volgere del passaggio verso il registro acuto, in una parte che anticipa il tenorismo verdiano, come ha esibito nel brano solistico Domine Deus, e quello del basso Courjal, dotato di ampiezza e intensità declinata sulla pronuncia drammatica sul brivido sacrale del Quoniam. Lo abbiamo provato tutti, la sera del 23 agosto, quel brivido misto a nostalgica commozione ascoltando due tra le voci più rappresentative del panorama lirico italiano, Remigio e Barcellona, interpretare la Petite e i loro brani solistici O Salutaris Hostia, in cui la perfezione vocale della prima è riuscita a proiettare immagini sonore di drammatica bellezza e lo straziante Agnus Dei per cui la solista ha esibito quella pienezza di accenti sostenuti dall’ondata trascinante della compagine strumentale. Quel brivido sublime che, alle ultime note brucianti di questa grandissima Petite messe, quando il M. Sagripanti, dopo aver 
diretto con un rigore privo di morbidi cedimenti, ha consegnato il capolavoro al silenzio, ha fatto esitare il pubblico a prorompere nell’unanime acclamazione e nel plauso che, qualche secondo dopo aver assaporato appunto quel brivido, ha tributato a tutti gli esecutori.
A segnare l’importanza commemorativa dell’evento, il concerto è stato trasmesso in diretta da RaiRadioTre e videoproiettato in Piazza del Popolo, in collaborazione con il Comune di Pesaro.

 

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