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“Maria De Buenos Aires” e la maledizione del tango


di Alberto Pellegrino

Nuovo allestimento di Maria de Buenos Aires, andato in scena il 2 giugno in prima regionale al Teatro Feronia di San Severino Marche (MC). Lo spettacolo, molto intenso, fa parte del progetto Marche inVita, una rassegna di eventi dal vivo per la rinascita dei territori del sisma.

Una donna, che è stata uccisa ed è stata colpita da una maledizione, ogni notte rinasce per tornare a morire all’alba: è la leggenda narrata dalla Tango Opera Maria de Buenos Aires scritta dal poeta Horacio Ferrer e musicata da Astor Piazzolla. Si tratta di una composizione unica del suo genere nel panorama artistico dell’affascinante musicista argentino, anche se nel 1985 Piazzolla si riaccosterà in modo diverso al genere operistico con il film Tangos. El exilio de Gardel del regista Ferdinando Solinas, opera che è stata premiata al Festival del cinema di Venezia e che racconta la storia di alcuni argentini esiliati a Parigi, i quali decidono di organizzare uno spettacolo per combattere la nostalgia della patria lontana e per rendere omaggio al grande cantante di tango Carlos Gardel.

Piazzolla e Ferrer recuperano il mito di Maria di Buenos Aires, storia di un’operaia che diventa una cantante di tango per poi entrare in una casa di tolleranza, dove sarà uccisa e sarà seppellita nella Buenos Aires degli anni Dieci, mentre la sua fama crescerà rapidamente, facendo diventare questa giovane un personaggio mitologico nell’immaginario collettivo degli abitanti della metropoli argentina.

Il mito di Maria rinasce nel 1968 grazie al genio musicale di Piazzolla che compone un’opera insolita per il suo ritmo e la sua sonorità, che nascono da un intrigante mix, dove la tradizione “tanghera” si fonde con il jazz e la musica contemporanea, dove però il tango fa da padrone, perché “il tango si porta dentro la pelle”, dice Astor Piazzolla, come una forma d’intramontabile amore.

A sua volta Ferrer scrive una storia surreale e visionaria, in cui si legano il sacro e il profano, l’amore e la morte, il riferimento alla Buenos Aires degli anni Sessanta, quando l’Argentina, dopo la caduta del governo populista e autoritario di Peron, cade preda di una grave crisi economica e psicologica che produce nevrosi, perdita d’identità e disperazione. L’opera è arrivata in Italia soltanto nel 2008, quando è stata rappresentata al Teatro Smeraldo di Milano a cura della vedova del compositore argentino, Laura Escalada Piazzolla, nel quarantesimo anniversario della sua prima esecuzione.

Maria nasce nel 1910 in un povero sobborgo di Buenos Aires, “un giorno che Dio era ubriaco…un giorno che Dio era messo a tacere” e per questo nasce “con una maledizione nella sua voce”. Inizia a fare l’operaia ma, irresistibilmente attratta dal tango ascoltato per strada sulla porta di un bar notturno, diventa una cantante e finisce per entrare in una casa di tolleranza, dove si trasforma in una leggenda.

“Io sono Maria di Buenos Aires! / Non vedete chi sono? / Maria tango, Maria del sobborgo / Maria notte, Maria passione fatale! / Maria dell’amore! / Se in questo quartiere la gente domanda chi sono, / presto molto bene lo sapranno / le donne che mi invidieranno / e ogni uomo ai miei piedi, / come un topo nella mia trappola, dovrà cadere. / Io sono la più strega cantando e anche amando! / Se il bandoneón mi provoca … Gli mordo forte la bocca…Con dieci spasmi nel fiore che tengo in me. / Sempre mi dico “Dai Maria!” / Quando un mistero mi si arrampica nella voce! / E canto un tango che nessuno ha mai cantato. / E sogno un sogno che nessuno ha mai sognato”.

Maria muore molto giovane e, in uno scenario surreale, la sua condanna a morte è decisa durante una messa nera celebrata da alcuni sulfurei personaggi. Lo spettro della donna è condannato a vagare nell’inferno urbano della città di Buenos Aires, ma la sua morte è anche un ritorno a quella verginità che è stata violata da El Duende, demoniaco poeta e principale cantore di questa storia insieme a El Payador, un itinerante cantante gauchero. El Duende decide che è giunto il momento di riportare in vita Maria per ascoltare ancora quella oscura canzone che le brucia in gola insieme ai rottami della memoria in un miscuglio di odio e di amore, ma da quell’atto di violenza nascerà una bimba, simbolo d’innocenza di quella Maria condannata a rinascere ogni volta per poi ritornare a morire alla luce dell’alba.

Intorno all’Ombra di Maria si muovono vari soggetti umani dei sobborghi di Buenos Aires: gli psicanalisti che riflettono la disperazione e la nevrosi della crisi argentina degli anni Sessanta con perdita di ogni identità personale, civica e sociale; El Duende che va sulla tomba di Maria e la fa rivivere, costringendola a fare di nuovo la stessa terribile vita che aveva lasciato; il demone Bandoneon che seduce la giovane donna, portandola per la seconda volta nel mondo corrotto della prostituzione, in mezzo a ubriachi, assassini, giocatori, ladri, custodi di bordelli e protettori. L’ombra di Maria è condannata a questo inferno terreno, dove puntualmente ritorna a rivivere nella “guaina rosa del suo corpo” sensuale, mentre la sua anima riesce a rifiutare il male e a diventare un simbolo metropolitano, nel quale si mescolano il sangue di Caino, le lacrime di Giuda, la mistica dolcezza della Madonna, la dolorosa immagine del Sacro Cuore di Gesù.

La Fondazione Orchestra Regionale delle Marche, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività culturali, della Regione e dell’AMAT, ha curato un nuovo allestimento di Maria de Buenos Aires, andato in scena il 2 giugno 2019 in prima regionale al Teatro Feronia di San Severino Marche (MC), spettacolo che fa parte del progetto Marche inVita, una rassegna di eventi dal vivo per la rinascita dei territori del sisma. L’opera è stata eseguita da un ensemblediretto daPaolo Boggiano, con la regia del marchigiano Matteo Mazzoni, che ha dato una veste scenica a questa composizione nata per un’esecuzione radiofonica. Le parti liriche sono state efficacemente affidate ad alcuni coristi e ai cantanti argentini Liliana Rugiero (Maria), Lisandro Guinis (El Payador), Martin Ruiz Rueda (El Duende). Gli intermezzi orchestrali sono stati arricchiti da siparietti di tango eseguiti da due bravissime coppie di danzatori con le coreografie curate da Jorge Bosicovich. Lo spettacolo è stato commentato dalle immagini di un videoartist realizzato da Wilhelm Von Starck, che ha saputo rappresentare le atmosfere solari e tenebrose di Buenos Aires, i passaggi drammatici o poetici della storia in un sapiente dosaggio tra erotismo e misticismo.

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