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Maria Antonietta, croce e delizia della musica indipendente


di Chiara Bartolozzi

Pesaro, 12 maggio 2018 – rassegna multidisciplinare TeatrOltre. La prima volta per me al Teatro Sperimentale di Pesaro. La prima volta che ascolto Maria Antonietta dal vivo. Ne avevo sentito parlare da altri appassionati di musica indipendente (specialmente perché è un’artista nostrana) e l’ho anche intravista tra la folla durante il concerto di capodanno che Colapesce ha tenuto ad Ancona, però non avevo mai avuto l’occasione di vederla sul palco.
Una piacevolissima scoperta, mi ha davvero rapita.
Ma andiamo con ordine.
Maria Antonietta al secolo Letizia Cesarini è una cantautrice nata a Pesaro, classe 1987.
Ha già all’attivo tre album: “I want to suck your young blood” (autoprodotto, 2010), l’omonimo “Maria Antonietta” (prodotto da Dario Brunori aka Brunori Sas, 2012) e “Sassi” (prodotto insieme ai fratelli Imparato – Giovanni (Colombre) e Marco (Dadamatto) per La Tempesta Dischi, 2014).
Ritorna sulle scene dopo una lunga pausa con un nuovo concept album “Deluderti” che dà anche il nome al suo nuovo Tour. Uscito il 30 marzo per La Tempesta Dischi (distribuzione Believe), è prodotto da Giovanni Imparato (Colombre) e vede la collaborazione di Tommaso Colliva e Fabio Grande, che ha anche curato il mixaggio, per alcuni brani.
Il tema del suo ultimo disco è la delusione vista in chiave positiva, come l’espressione del coraggio di ribellarsi a tutto quello che è convenzionale, a ciò che crediamo sia la cosa giusta per noi stessi un po’ a causa delle aspettative degli altri, un po’ per le pressioni che facciamo a noi stessi.
C’è una rivoluzione interiore, un’affermazione di ciò che si è a prescindere da ciò che dice il mondo fuori.
La cantante è più matura, sicuramente anche in seguito alla realizzazione di alcuni progetti. Infatti, tra questi ha seguito l’arteterapia con l’associazione culturale Lapsus a contatto con ragazzi disabili, che lei stessa ha definito “esperienza forte e destabilizzante”, perché ha dovuto relazionarsi in maniera diretta e fisica con loro, cosa non semplice per chi come lei è abituato a relazionarsi con le parole. In più, ha conseguito la laurea in Storia dell’Arte.
Multisfaccettata, è amante della natura e del mondo animale, appassionata di studi di genere, arte medievale, poesia e teologia; è un mix di passioni e inclinazioni che creano un mondo complesso e originale, difficile da inquadrare, ma speciale.
Basti pensare che dopo l’uscita del suo album Sassi – che ha compreso oltre 100 date dal vivo in Italia in circa sette mesi e un tour europeo – ha passato un anno a scrivere la sua tesi di laurea, un singolo per i Tre Allegri Ragazzi Morti (E invece niente) e ha tenuto una serie di reading dedicati alle sue poetesse del cuore (Dickinson, Plath, Cvetaeva, Campo, ecc.).
Capelli rossi a caschetto, minuta, vestitino nero, scarpe aperte col tacco, vintage, circondata da peonie bianche e lilium e bulbi di luce. Note di colore durante tutto il concerto le sue chitarre, una rossa e una gialla.
Questa è Maria Antonietta, che entra sul palco e introduce la sua musica al pubblico con dei versi di Emily Dickinson.
Recita Io canto per riempire l’attesa.
“Io canto per riempire l’attesa
annodarmi la cuffia,
richiudere la porta di casa,
nient’altro mi resta da fare,
finché risuoni vicino il suo passo,
e insieme si cammini verso il giorno,
narrandoci a vicenda come abbiamo cantato
per scacciare la tenebra.”
Sul palco con lei: Marco Imparato (basso e flauto traverso), Andrea Vescovi (chitarra elettrica) Daniele Rossi (tastiere e violoncello) e Matteo Sideri (batteria).
Uno spettacolo intenso, con variazioni sulla cifra stilistica dei pezzi che vanno dallo shoegaze, al rock, al punk. I testi sono ricercati e sempre introspettivi con la loro dannata purezza, punto forte della lirica della cantante. La voce ricorda molto quella della cantantessa Carmen Consoli, così ingenua e al tempo stesso maledetta.
Un’artista autentica e insolita che mi ha stregato e che ha di certo lasciato un segno profondo nell’anima.
Un viaggio tra il sacro e il profano che rapisce, scuote e libera.

Setlist:

  • Deluderti
  • Abitudini
  • Cara ombra
  • Vergine
  • Pesci
  • Giardino comunale
  • Stomaco
  • Tra me e tutte le cose
  • Cara
  • Questa è la mia festa
  • Diavolo
  • Animali
  • Abbracci
  • Oceani
  • Ossa
  • E invece niente

ENCORE

  • Maria Maddalena
  • Saliva
  • Alla felicità e ai locali punk (con intro poesia “Ti ho versato nel bicchiere” di Marina Ivanovna Cvetaeva)
  • Quanto eri bello

Deluderti (Official Audio)

Pesci [OFFICIAL VIDEO]

Abbracci [OFFICIAL VIDEO]

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