Maddalena Crippa strega il pubblico con la sua “Didone”


di Roberta Rocchetti

14 Ago 2020 - Commenti teatro

Superlativa prova di Maddalena Crippa in Didone (Canto IV) a Fano per Teatri Antichi Uniti (TAU) 2020, nel suggestivo scenario della ex Chiesa di San Francesco.

C’è una ex chiesa a Fano (PU) che divenuta ormai mitica rovina non è più chiesa appunto ma è tempio, tempio che racchiude voci, mito, storia, bellezza. La bellezza la troviamo subito entrando, questa ex Chiesa di San Francesco con il suo cielo aperto affacciato sulle notti estive sature di stelle cadenti è già uno spettacolo. Edificata dal 1255 al 1323 ha attraversato vicissitudini umane e storiche, per una strana volontà del Fato ha subito lotte intestine di potere, degrado, terremoti, crolli, incuria, fino a divenire la magnifica rovina che ci troviamo ora davanti e che ha ospitato nella serata di martedì 11 agosto come cornice più che mai indicata uno degli spettacoli relativi alla rassegna Teatri Antichi Uniti 2020.

Il IV canto dell’Eneide, quello relativo a Didone e alla sua passione ignea e mortale per Enea, l’eroe virgiliano figlio di Venere, destinato a far morire d’amore la fondatrice e regina di Cartagine.

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Maddalena Crippa, ha dato voce a Didone. Attrice nata sotto l’ala magica di Strehler ha stregato il pubblico con la sua capacità, che è poi la sua caratteristica peculiare come interprete, di interpretare non la frase, ma la parola, una per una, estraendo della natura onomatopeica, dall’inflessione, dall’essenza di ogni termine l’anima che contiene e donandola a chi ascolta.

La narrazione prende il via con le trame degli Dei dell’era classica, così umani, così meravigliosamente vicini e simili a quegli uomini che governano senza perfezione, una perfezione che non millantano, non desiderano e non pretendono, gelosi, vendicativi, arroganti, appassionati, tramano alle spalle di chi deve, per la sua condizione inferiore, subire i capricci di questi esseri celesti.

Didone incontra così Enea ed entrambi trasudano passione dalle ferite causate dalle frecce d’oro di Eros, ma mentre Didone diviene di fatto una sacerdotessa di Amore e trascura persino il suo ruolo di regina, Enea non perde di vista l’obiettivo scelto per lui dagli Dei, vuole raggiungere il suolo italico e istigato dal freddo Mercurio decide di partire e abbandonare l’amante.

Didone piange, impreca, maledice, non è un amore supino il suo, è totale ma non innaturalmente votato alla passività, allora fa erigere un falò e arde su quello tutto ciò che appartiene all’amato e odiato traditore evocando su di lui la vendetta delle divinità femminili lunari, ma il dolore non scema, il fuoco non cauterizza la ferita, e decide che l’unico modo per trovare la pace è trovarla nel silenzio siderale della morte, si trafigge con la spada di Enea e si getta sulla pira rendendo se stessa sacrificio votivo.
“O Sole, che passi in rassegna con le fiamme tutte le opere del mondo, e tu, Giunone, autrice e complice di questi affanni, ed Ecate, invocata con grida nei trivi notturni attraverso la città e Dire vendicatrici e dei della morente Elissa, accogliete queste parole, volgete ai malvagi una vendetta meritata e ascoltate le nostre preghiere. Se è necessario che quell’uomo nefando tocchi i porti e arrivi per mare alle terre, e così richiede il destino di Giove, questo termine rimanga fisso, ma tormentato dalla guerra e dalle armi di un popolo audace, cacciato dalle sue terre, strappato dall’abbraccio di Iulo, implori l’aiuto e veda gli indegni funerali dei suoi uomini; e dopo essersi posto sotto le condizioni di una pace ingiusta, non goda del regno o della pace desiderata, ma cada prima del tempo e insepolto in mezzo alla sabbia. Chiedo pregando questo, spando questa ultima parola col sangue”.

Maddalena Crippa ha tenuto legato il filo della storia in ogni parola, in ogni pausa, ha fatto divenire recitazione anche le pause forzate dovute al suono delle campane che chissà da quale edificio al di fuori scandivano ogni quarto d’ora il tempo, nel suo sguardo la furente Didone sospendeva la narrazione per qualche secondo senza mai lasciar cadere la tensione e ci sembra di aver letto in quello sguardo prestato dall’attrice al mito, anche un fastidio ancestrale per quel suono inopportuno nato da un culto che quegli Dei meravigliosi ha spazzato via per sempre.
Un pubblico emozionato ed entusiasta ha tributato un lunghissimo applauso alla protagonista. La regia era di Sergio Maifredi e la produzione del Teatro Pubblico Ligure.