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“Long TV. Le serie televisive viste da vicino”

Daniela Cardini spiega le serie tv, il fenomeno televisivo più amato e discusso degli ultimi anni

Editore: Unicopli Collana: Contaminazioni. Strumenti per la comunicazione; Anno edizione: 2017, Pagine: 133 p., Brossura, EAN: 9788840019680


di Elena Bartolucci

Daniela Cardini, docente di Teorie e Tecniche del linguaggio televisivo e di format e serie tv presso l’Università IULM di Milano, è tra le prime studiose italiane della serialità televisiva. Nella sua ultima opera affronta in modo interessante e coinvolgente questo tema partendo dalle radici storiche per ricostruire la relazione della serie TV con la letteratura e il cinema, arrivando a descriverne le dinamiche produttive e i cambiamenti di stile e di formato introdotti nell’ultimo decennio.
Un volume che affronta il mondo della serialità televisiva mostrando con grande acume la distanza che separa innanzitutto le formule seriali degli anni ’80 e ’90 rispetto a quelle odierne al fine di comprendere il complesso scenario dei media narrativi.
Se inizialmente le serie tv erano sinonimo di povertà di contenuti e mancanza di creatività, nel tempo questo concetto è stato largamente superato, coinvolgendo un numero crescente di protagonisti-divi, puntando a regie di massimo rispetto e scritture autoriali di qualità e declinando le regole del cinema in modo da essere adattate alle esigenze del grande pubblico.
Nel corso degli anni, però, la più grande trasformazione si è avuta a livello di formati, passando dal modello dei grandi network televisivi basato su ventidue episodi a stagione alle serie più brevi predilette dalla tv via cavo come HBO fino alle stagioni in streaming sulla piattaforma Netflix, rilasciate in un’unica soluzione. La tv via cavo e i servizi on demand hanno trasformato profondamente i confini della Grande Serialità, modificando sia la struttura delle serie che l’estensione temporale delle singole puntate. Si preferisce infatti puntare alla ricerca della qualità e della profondità narrativa condensata in un numero inferiore di episodi piuttosto che pensare alla fidelizzazione dello spettatore.
Interessante poi l’analisi di comparazione svolta dall’autrice tra il modello HBO e quello Netflix. Nel primo caso, la Cardini ha mostrato come HBO punti alla produzione di pilot-film, dal cui successo dipende poi la produzione futura e l’aggiustamento del tono e dello stile della serie stessa. Con Netflix, invece, la pubblicazione dell’intera stagione permette di fluidificare i passaggi da una puntata all’altra, rendendo centrali le evoluzioni psicologiche dei personaggi, senza dover più ricorrere al meccanismo di cliffhanger o colpi di scena di fine puntata. Netflix ha anche inaugurato la pratica del cosiddetto binge watching, con cui i tele-cinefili svolgono maratone infinite condensando la visione della propria serie televisiva preferita in pochissimi giorni (fenomeno opposto è la tantric tv, con cui si cerca di dilazionare la visione di una serie assaporando con calma la densità estetica e narrativa ).
A differenza di HBO, Netflix ha creato un modello seriale che si può definire “stagione-pilota”: una mossa vincente che ha fatto comunque evidenziare un elevato tasso di cancellazioni di serie dopo solo la prima stagione. Una scelta poco condivisibile ma sicuramente conveniente nel caso in cui le serie non ottengono il successo sperato, che garantisce a registi e attori di non essere legati troppo a lungo a questa tipologia di progetti. Dall’altro lato, però, questo andamento ha portato HBO a sviluppare un nuovo modello ossia il film a puntate (ad es. The Young Pope), lasciando così massima libertà espressiva e creativa a sceneggiatori e registi.
Secondo la Cardini, le serie televisive rappresentano “un ibrido capace di riassumere lo spessore narrativo, la qualità estetica, la libertà tematica tipica del cinema e di assimilare la spregiudicatezza verso la dimensione economica e la disciplina produttiva derivanti dalle pratiche seriali di matrice televisiva”. Negli ultimi tempi HBO e Netflix lo hanno dimostrato ampiamente.
Un altro aspetto analizzato all’interno del libro è il fenomeno di fandom: grazie alle serie televisive contemporanee è cresciuto in modo ancora più evidente, soprattutto tramite i social network, in cui i fan possono analizzare le proprie passioni condividendo vari punti di vista.
Sono stati inevitabilmente tenuti fuori molti temi e spunti di approfondimento data la vastità di concetti legati alla natura dinamica e multiforme delle serie-tv, ciò nonostante “Long TV. Le serie televisive viste da vicino” è un racconto denso e affascinante capace di ripercorrere in maniera documentata un fenomeno la cui parola chiave è “la complessità”.
Nell’ultimo capitolo, infatti, l’autrice racconta, in modo superficiale ma pur sempre interessante, le caratteristiche principali di alcune serie chiave: da Game of Thrones (la serie-kolossal) a The Young Pope (il film seriale), da Gomorra (la via italiana) a Downton Abbey e The Crown (il period drama britannico) a Narcos (la figura dell’antieroe), per chiudere con “la madre di tutte le serie”, Twin Peaks.

Il volume di 134 pagine, pubblicato da Unicopli, è già disponibile in libreria.

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