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L’ipocrisia raccontata ne “Il Misantropo” da Giulio Scarpati e Valeria Solarino

Un testo ancora attualissimo per raccontare la superficialità del genere umano, “Il Misantropo”, andato in scena (residenza di allestimento) al Teatro dell’Aquila di Fermo.


di Elena Bartolucci

Fermo (FM) – Sabato 26 gennaio ha fatto il suo debutto nel magnifico Teatro dell’Aquila lo spettacolo Il Misantropo con Giulio Scarpati e Valeria Solarino nei panni dei due protagonisti principali.
Un pezzo di teatro formidabile in grado di mettere in scena un personaggio come Alceste: un uomo libero da falsità e imbrogli, conosciuto per il suo rigore che, vista la società in cui vive, è in continua lotta con se stesso per nascondersi dall’ipocrisia delle persone che lo circondano, ma che è innamorato di una donna, Célimène, completamente diversa e lontana dal suo modo di vedere il mondo che lui tanto detesta. Quest’ultima è una vera e propria signora dei salotti, attorniata da numerosi spasimanti, che si diverte a illudere seducendoli con la sua grazie e il suo fascino. La reale incompatibilità dei due protagonisti li spinge comunque l’uno verso l’altra, mentre attorno a loro prende vita un carosello di prototipi umani, parodie dei vizi e dei difetti dell’alta società.
“Sono un uomo e una donna di oggi, con torti e ragioni equamente distribuiti, protervi nel non cedere alle richieste dell’altro, non disposti a rinunciare alle proprie scelte di vita, in perenne conflitto tra loro. Nei loro difetti possiamo a turno ritrovarci e riconoscerci; e ne ridiamo, guardandoci allo specchio. Due protagonisti di una commedia amara in cui non è previsto l’happy end.”
Uno spettacolo in continuo equilibrio tra commedia e tragedia in grado di decifrare con grande arguzia il fattore umano. Trattandosi di una residenza di allestimento, è stato sicuramente un ottimo inizio ma occorrerà limare alcuni dettagli risultati meno convincenti durante la fase del racconto (ad esempio, i cambi di scena intervallati dalla musica disco – un esperimento per rendere forse più contemporaneo un testo solo in apparenza poco moderno). Dal punto di vista recitativo la protagonista femminile, Valeria Solarino, si è dimostrata a tratti poco espressiva e non sempre è riuscita a veicolare la superficialità che contraddistingue il personaggio di Célimène. Inoltre, le figure dei marchesini sono sembrate un po’ troppo sopra le righe, andando così a cozzare con la recitazione più pulita e composta degli altri protagonisti in scena, soprattutto di Giulio Scarpati e di un ottimo Blas Roca Rey nei panni dell’amico Filinte.
La traduzione del testo è di Cesare Garboli, la regia è stata curata da Nora Venturini, mentre le bellissime scene dal gusto barocco sono di Luigi Ferrigno, le luci di Raffaele Perin e le musiche di Marco Schiavoni. Unica dolente per i costumi di Marianna Carbone che, specialmente per le figure femminili, non sembrano adeguati a rappresentare l’epoca in cui prende vita la storia.

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