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L’energia dei “100 cellos” travolge lo Sferisterio

Fotografie di Alfredo Tabocchini


di Elena Bartolucci

“100 cellos”: un progetto nato per promuovere la cultura musicale come bene comune e che riesce a fondere la musica classica e il rock con grande intelligenza. Spettacolo magico allo Sferisterio di Macerata.

Macerata – Mercoledì 31 luglio, il numeroso pubblico dell’arena Sferisterio ha assistito a uno spettacolo sorprendente grazie alla magia e all’energia creati dai “100 cellos”, progetto fondato da Enrico Melozzi (giovane violoncellista teramano e direttore d’orchestra, che si è dimostrato essere anche un ottimo entertainer sul palco coinvolgendo attivamente il pubblico durante il concerto) e Giovanni Sollima (uno dei più versatili compositori e violoncellisti del nostro tempo). Dall’esperienza del Teatro Valle occupato a Roma, questo ensemble di più di 100 violoncelli si è esibito in molte città europee nel segno della condivisione e della musica d’insieme.
Dopo una breve anteprima che ha dato la possibilità ad alcuni dei solisti dell’orchestra di esibirsi in brevi arie, la serata ha preso corpo sulle note della celebre Sarabande di Georg Friedrich Händel, resa famosa anche dalla colonna sonora del film Barry Lyndon di Stanley Kubrick.

Creando un meraviglioso “dialogo” tra le due aree del palcoscenico in cui erano suddivisi i vari strumentisti, l’aria ha cambiato decisamente ritmo, dimostrando così come la musica classica sia capace di fondersi completamente con il rock.

La serata è poi proseguita con un breve medley di alcuni dei più celebri riff della musica rock (tra gli altri, Misirlou di Dick Dale e Innuendo dei Queen).

A seguire è stato reso omaggio ai Pearl Jam, la cui musica è stata sapientemente mixata alle composizioni di Francesco Geminiani; successivamente è stato invece celebrato Bach eseguendo le sue famose suite per violoncello.

Uno dei momenti più alti della serata è stato senza dubbio l’entrata in scena di una giovanissima ma talentuosa cantante iraniana di soli 14 anni, Nika Afkari Ahmadabadi, che si è potuta esibire cantando Garuna di Komitas e regalando così un turbinio di emozioni (purtroppo nel suo paese di origine vige una legge per la quale è impedito alle donne di poter cantare in pubblico).

Dopo questo momento così intenso, avviene un immediato cambio di registro e si arriva in Salento con una classica pizzica indiavolata, il cui ritmo ha fatto battere le mani e fatto alzare in piedi anche gli astanti più recalcitranti.

Il viaggio con i “100 cellos” è poi proseguito con una versione davvero toccante del brano The man who sold the world omaggiando un grande rocker (e violoncellista), scomparso prematuramente l’anno scorso, David Bowie. Non da meno è stata poi l’altra dedica fatta invece a Vivaldi, considerato da Sollima una delle più grandi “rock star del ‘700”, che ha visto regalare l’esecuzione dall’intensità struggente di Nisi Dominus.

Il brano successivo ha riportato il pubblico all’epoca contemporanea: i “100 cellos” hanno infatti eseguito un’aria composta dallo stesso Melozzi, The sound of the falling walls, per celebrare l’anniversario della caduta del muro di Berlino. Come lo stesso compositore ha tenuto a precisare, è impensabile che ancora oggi si possa dividere interi popoli o nazioni costruendo dei muri. La fratellanza e l’amore per il prossimo dovrebbero essere i veri motori che spingono i potenti a creare le basi per unire le popolazioni e non cercare di instillare ancora di più l’odio dilagante che porta addirittura a non salvare le persone in mare.

La serata prosegue con l’esecuzione (non a caso) dell’Inno alla gioia di Beethoven, che ha visto entrare in scena anche un gruppo di percussionisti africani, i Gus Brothers, i quali hanno saputo dare un tocco diverso ma al contempo davvero convincente all’inno dell’Europa.

I “100 cellos” hanno dapprima eseguito un altro brano di musica classica tratto dal King Arthur di Purcell, proseguendo poi con Brahms, regalando dei passaggi musicali velocissimi, ma il rock è tornato a fare breccia nei cuori dei presenti e, proprio per affrontare sempre il tema attuale della divisione attraverso la costruzione di nuovi muri, non poteva certo mancare un omaggio ai Pink Floyd con Another Brick in the Wall.

Dopo un pezzo composto dallo stesso Sollima, è stato invece il momento di dare il benvenuto sul palcoscenico all’ospite d’onore, la Premiata Forneria Marconi, con la quale la moltitudine di violoncellisti in scena ha concluso la serata prodigandosi in un’energica esibizione sulle celeberrime note della Danza dei Cavalieri del Romeo e Giulietta di Sergej Sergeevič Prokof’ev, omaggiando poi la band con È festa e Impressione di settembre.

Nessuno degli spettatori sembrava volersene andare per continuare a respirare l’energia creatasi nell’arena. I “100 Cellos” hanno allora regalato un altro indimenticabile momento eseguendo le note dell’inno del Sudafrica. Un altro bis è scontato visto il profluvio di applausi ed è quindi il momento dell’incredibile Hallelujah di Leonard Cohen. Il pubblico in platea si alza in piedi in una vera e propria ovazione: gli applausi che non sembravano voler cessare hanno richiamato più volte sul palcoscenico Sollima e Melozzi, che non hanno mancato di ringraziare le famiglie maceratesi che hanno ospitato per diversi giorni molti dei violoncellisti che si sono esibiti.

È stata davvero un’esperienza unica poter assistere a un’esibizione di ben più di cento strumentisti coordinati alla perfezione, che sono stati capaci di traghettare tutti gli spettatori in poco più di due ore di concerto dalla musica classica-barocca fino al rock. L’ensemble traspira una realtà internazionale, vedendo la partecipazione di giovani e giovanissimi violoncellisti provenienti addirittura dall’Ungheria o dal Brasile e ha dimostrato che non esistono limiti all’armonia musicale e non ci sono confini o muri per smettere di sognare o di vivere un’esperienza incredibile grazie all’energia della musica.

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