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“L’attore nella casa di cristallo” ad Ancona


di Roberta Rocchetti

Nel piazzale del Teatro delle Muse di Ancona abbiamo assistito a “L’attore nella casa di cristallo”, un format per regia di Marco Baliani nato da un’idea di Velia Papa. Quattro gli attori coinvolti: Petra Valentini, Michele Maccaroni, Eleonora Greco e Giacomo Lilliù.

Rendering “L’attore nella casa di cristallo”

La sera di domenica 21 giugno nel porto che affonda le braccia nel mare di Ancona una nave si allontanava lentamente dall’attracco andando incontro al tramonto ed alla sua meta al di là dell’Adriatico. Nello stesso momento nel piazzale antistante il Teatro delle Muse che quel porto guarda da molto tempo prendeva vita “L’attore nella casa di cristallo” una messa in scena con la regia e il testo di Marco Baliani nato da un’idea di Velia Papa.

All’interno di due teche di plexiglass si sono alternate in serate diverse due coppie di attori Petra Valentini con Michele Maccaroni ed Eleonora Greco con Giacomo Lilliù. Gli spettatori hanno potuto ascoltare i loro monologhi attraverso l’ausilio di auricolari che consentivano di seguire ora l’uno ora l’altro a proprio piacimento, opportunamente distanziati dagli altri spettatori in ottemperanza alle norme anti Covid.

Foto di scena dalle prove:

Ed è proprio dalla situazione generata dalla pandemia che è nata l’idea di mostrare l’impotenza di chi, vivendo di teatro e di contatto diretto col pubblico, si trova chiuso in una scatola di incomunicabilità non potendo più usufruire del rapporto diretto e dell’empatia che si crea tra attore e pubblico sulla scena.

Immaginato in un futuro distopico dove il teatro non esiste più, cancellato come ogni attività che non produce un guadagno immediato gli attori come animali in via di estinzione vivono la loro mesta esistenza all’interno di uno zoo dove possono essere osservati da spettatori che ne colgono la forma ma non la lacerazione interiore, allucinati ed alienati rimembrano dall’interno delle loro sterili gabbie e rimpiangono passioni lontane, incapaci di superare la barriera trasparente ma tenace che ormai li separa dai turbamenti vitali.

Dal contesto onirico che è ora sogno ora incubo emergono stralci di arte scenica, si affacciano Dante e Leopardi, Shakespeare e Sailer, emergono dalle brume di tempi nei quali il teatro era sudore e sangue Don Giovanni e la mitica Pentesilea.

Lo spettacolo di Baliani mette in luce una crisi di cui il Covid è la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma il vaso si andava riempendo da tempo. Evidenzia la necessità di dare al teatro e non solo di prosa nuova vitalità, nuovo linguaggio, nuova forma, un plasma trasfuso che avrà il compito di ridare energia ad una forma di espressione che da sempre accompagna il cammino dell’uomo e che oggi alla luce della pandemia, della tecnologia e dei decenni che si accavallano ha bisogno di un nuovo idioma. E aggiungeremmo che per trovarlo forse la chiave è la speranza, l’utopia, l’entusiasmo e il coraggio, al fine di generare un contagio tra artisti e pubblico, un contagio stavolta non da evitare ma invece auspicabile.

Per le info potete vedere nel nostro articolo di presentazione dell’iniziativa: http://www.musiculturaonline.it/lattore-nella-casa-di-cristallo-nel-piazzale-del-teatro-delle-muse-di-ancona/

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