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“La Villa Bonaparte a Porto San Giorgio”, di Fabio Mariano

Fabio Mariano, La Villa Bonaparte a Porto San Giorgio. I disegni di Ireneo Aleandri, Andrea Livi Editore, Fermo, 2019; ISBN 88-7969-432-4; € 18,00; Ft. 210x300 mm, pp. 64, copertina in brossura


di Alberto Pellegrino

Presentiamo il volume La costruzione della Villa Bonaparte a Porto San Giorgio. I disegni di Ireneo Aleandri, di Fabio Mariano, edito da Andrea Livi Editore.

Il professor Fabio Mariano, storico dell’architettura e già ordinario di Restauro Architettonico presso la Facoltà d’Ingegneria dell’Università Politecnica delle Marche, ha pubblicato con il patrocinio della Regione il volume La Villa Bonaparte a Porto San Giorgio. L’autore ha avuto a disposizione e ha potuto analizzare e commentare i disegni originali dell’architetto Ireneo Aleandri ricevuti in eredità dalla Società Operaia “Giuseppe Garibaldi” di Porto San Giorgio, che ha voluto mettere a disposizione dei cittadini e degli storici dell’architettura queste opere restaurate a completamento del restauro della storica villa terminato nel 2018, grazie al finanziamento straordinario concesso dalla Regione Marche.

La villa è stata fatta costruire dal principe Girolamo Bonaparte che aveva scelto come dimora Porto San Giorgio a seguito dell’ospitalità offerta dal patriziato locale e della volontà della moglie Caterina che si era innamorata delle bellezze naturali e paesaggistiche di quella zona del Piceno compresa tra Civitanova e Fermo. Il progetto venne affidato al giovane architetto Ireneo Aleandri (San Severino Marche 1795 – Macerata 1885), laureato presso l’Accademia romana di San Luca e allora in auge per aver ricevuto l’incarico di progettare nel 1823 lo Sferisterio di Macerata e il Teatro Feronia di San Severino Marche, un professionista che appariva destinato a diventare ben presto il maggiore esponente dell’Architettura del Purismo nello Stato Pontificio.

Il commitente

Girolamo Bonaparte (Aiaccio 1784 – Castello di Vilgénis 1860) era il fratello minore di Napoleone; aveva iniziato nel 1800 la carriera militare nella marina francese e aveva sposato a New York nel 1819 Elisabeth Patterson, una giovane borghese statunitense dalla quale ha un figlio. Ritornato in Europa e annullato nel 1805 il matrimonio americano su richiesta di Napoleone, sposa nel 1807 Caterina Sofia Dorotea di Wurttemberg (1783-1835), dalla quale ha tre figli: Girolamo Napoleone, che muore a 33 anni; Matilde, che diviene una signora dei salotti parigini durante il Secondo Impero; Napoleone Giuseppe. Subito dopo il matrimonio, fu nominato dal fratello re di Westfalia e seguì il fratello nella campagna di Russia e, dopo i Cento Giorni, a Waterloo senza mai distinguersi per un particolare talento militare. Dopo la morte della seconda moglie, Girolamo aveva sposato la nobile fiorentina Giustina Pecori-Suarez. Dopo la definitiva caduta di Napoleone, si trovò rifugio presso il suocero Federico di Wurttmberg, il quale nel 1816 lo nominò principe di Montfort. Da allora egli si stabilì tra Vienna e Trieste, ma il primo ministro austriaco Metternich non tollerava che un Bonaparte abitasse nel principale porto dell’impero austriaco. Nel 1823 Girolamo dovette pertanto abbandonare Trieste e ottenne dalle autorità pontificie il permesso di soggiornare a Roma, dove risiedevano altri membri della sua famiglia. Dal 1825 al 1827 Girolamo aveva frequenta Porto San Giorgio e Fermo, ospite del nobile Trevisani, del conte Maggiori e del Marchese Francesco Luigi Nannerini, che era stato guardia d’onore di Eugenio Beauharnais e ciambellano di Gioacchino Murat. Dal 1829 al 1831 abitò nella sua villa di Porto San Giorgio che aveva dedicato alla moglie Caterina rimasta incantata da quei luoghi, tanto da scrivere in una sua lettera: “Il paese è un incanto e tutti i paesi che ho percorso non fanno che aumentare questa impressione; inoltre i vicini rendono Porto Fermo ancora più piacevole”.

Dopo il fallimento dei moti del 1831, Girolamo fu costretto a lasciare Porto San Giorgio per ordine della autorità pontificie e visse tra l’Italia e l’Austria fino al 1848, anno in cui salì al potere il nipote, futuro Napoleone III, che lo nominò prima Maresciallo di Francia, poi Presidente del Senato. Nel 1852 acquistò il Castello di Vilgénis, nel comune di Massy (Ile-de-France), dove morì nel 1860.

Il progettista

Ireneo Aleandri, dopo avere l’incarico di progettazione della villa, nel 1825 si stabilì a Porto San Giorgio per seguire personalmente i lavori di costruzione fino al 1829, quando ebbe termine la costruzione del fabbricato, del parco e degli edifici di servizio. Nel 1833 fu nominato ingegnere civile del Comune di Spoleto, dove abitò fino al 1856, quindi si trasferì stabilmente a Macerata dal 1857 al 1885. A Porto San Giorgio l’Aleandri ha svolto lo stesso ruolo di progettista-direttore dei lavori, che l’architetto Luigi Canonica ha ricoperto per la costruzione a Milano della Villa Belgioioso-Bonaparte del viceré Eugenio Beauharnais. L’opera architettonica di Aleandri è stata influenzata dai suoi maestri Raffaele Stern e Giuseppe Camporese; inoltre egli ha assorbito la lezione del grande Giuseppe Valadier, massimo esponente del primo Ottocento romano. Nel pieno della carriera, Aleandri ha avuto modo d’imporsi come uno dei maggiori architetti della sua generazione operanti nello Stato pontificio: Luigi Poletti, Pietro Ghinelli, Antonio Sarti e Virginio Vespignani.

La villa Bonaparte a Porto San Giorgio

Villa Bonaparte o Villa Caterina o Villa Monfort venne costruita tra il 1826 e il 1829 alla periferia di Porto San Giorgio secondo il modello del palais royal e i lavori furono seguiti dal colonnello Pier Damiano Armandi, amministratore del beni del principe. L’edificio presenta una pianta a “C” aperta ad ovest su di un cortile quadrato. Il suo prospetto principale è rivolto a oriente e si affaccia sul mare avendo di fronte uno splendido giardino pensile, che si raggiunge in curva attraverso il viale principale d’accesso. La facciata presenta tre corpi, con quello centrale elevato su di un portico passante su grandi pilastri e trattato a bugne; nel corpo dei pilastri sono state ricavate delle nicchie rettangolari forse destinate a ospitare delle statue mai realizzate.

Sul piano nobile, dove si trova un Salone d’onore alto otto metri, si aprono tre porte finestre incorniciate in travertino ascolano e sovrastate da timpani su mensole di stile sangallesco, le quali si affacciano su uno stretto balconcino corrente con parapetto in ferro. Otto fregi in terracotta con ricche panoplie di trofei guerreschi arricchiscono la facciata, intercalandosi con le porte finestre.

Attraverso un atrio e un ampio scalone con doppie colonne in stile dorico si accede al piano nobile che comprende, oltre al salone d’onore, la sala da pranzo e due salottini. Il salone presenta un’ampia volta finemente decorata a tempera con decori marziali e araldici, mentre al centro spiccano gli stemmi reali di Westfalia e Wurttemberg.

Un terrazzo trapezoidale collega la villa alla orangerie, un edificio a tre piani destinato ad ospitare a pianoterra le stalle; al secondo piano la serra a vetri esposta a sud; al terzo piano l’alloggio per il custode. Il decoro della facciata è costituito da una raffinata ragnatela di bugne che incorniciano i fornici ad archi incassati, punteggiata da piccole protomi leonine. Dopo la cacciata di Girolamo Bonaparte, la villa fu requisita dal demanio e fu acquistata nel 1834 dalla Camera Apostolica per 23 mila scudi; venne poi messa all’asta nel 1836 e comprata nel 1837 per 10 mila scudi dal conte Luigi Pelagallo, che rimase il suo ultimo proprietario. L’ultima parte del volume è composto da diverse sezioni che riguardano il disegno geometrico di una stanza del piano nobile e il progetto della scala principale; i Disegni dell’intero edificio; le Piante della costruzione colorati a china acquarellata; i Prospetti delle facciate; otto carte riguardanti l’ortografia interna; le Piante dei tre piani dell’edificio; le Planimetrie di Porto San Giorgio.

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