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La storia di Asterix, dopo la scomparsa di Albert Uderzo


di Alberto Pellegrino

Il mitico Asterix ha perduto uno dei suoi inventori, Albert Uderzo. Presentiamo qui la storia di questo straordinario fumetto.

La scomparsa di Albert Uderzo (1927-2020), figlio di due immigrati italiani, chiude un ciclo creativo che ha portato alla nascita di uno dei fumetti più letti e più amati nel mondo: si tratta della lunga serie di avventure incentrate intorno al personaggio di Asterix, scritte dallo sceneggiatore René Goscinny (1926-1977) e disegnate da Uderzo. Il fumetto appare per la prima volta il 29 ottobre 1959 sulle pagine della rivista Pilot con questo commento della redazione: “Asterix incarna maliziosamente tutte le virtù dei nostri antenati Galli. L’umorismo di René Goscinny e Uderzo vi farà amare questo piccolo guerriero baffuto, personaggio nuovo nel mondo dei fumetti”.

Quella previsione si è rivelata lungimirante, perché in breve tempo il fumetto ha uno straordinario successo assumendo dimensioni mondiali ed Asterix è diventato uno dei personaggi più popolari della storia del comix. Agli inizi le sue storie appaiono a puntate su Pilote e su diversi quotidiani, ma in seguito saranno pubblicate solo in volume. Asterix debutta in Italia nel 1967 su Asterlinus, un supplemento speciale della rivista Linus con la storia Asterix e i Britanni. Altre avventure sono pubblicate a puntate sempre su Linus e sulla rivista Il Mago, ma nel 1968 Arnoldo Mondadori Editore acquista i diritti per pubblicare l’intera serie in una propria collana comprendente tutti i 36 volumi fino al 2013. Singole storie compaiono nella collana Oscar Mondadori e sulle riviste Il Giornalino e Il Messaggero dei Ragazzi. Il successo del fumetto ha avuto dimensioni mondiali con la vendita di 335 milioni di 38 album, con la produzione di 10 lungometraggi a cartoni animati, di 4 film (Asterix & Obelix contro Cesare, Asterix & Obelix – Missione Cleopatra, Asterix alle Olimpiadi, Asterix & Obelix al servizio di Sua Maestà), di videogiochi e gadget, con la costruzione di un parco di divertimenti a Plailly nei pressi di Parigi.

L’ambientazione storica del fumetto

La Francia nel 1959 sta attraversando un periodo particolarmente delicato, perché da un lato tramonta il suo impero coloniale, dall’altro si reagisce con l’elezione alla Presidenza della Repubblica del generale De Gaulle, che in quel momento incarna lo spirito del nazionalismo francese e che indica come eroe nazionale quel Vercingetorige che aveva guidato la lotta contro i conquistatori romani. I due autori sono stati probabilmente solo in parte influenzati dal clima politico di quel momento, perché inventano una storia a fumetti capace di rappresentare in chiave comico-satirica la storia e la cultura della Francia. Dal loro scambio d’idee nasce il personaggio del guerriero gallico Astetix che vive intorno al 50 a.C. in un piccolo villaggio nella regione dell’Armorica (l’odierna Britannia) al tempo dell’occupazione romana.

È abbastanza logico che siano scelti come antagonisti i conquistatori romani destinati a essere degli eterni perdenti di fronte a questo esiguo gruppo di Galli decisi a difendere la propria libertà, il proprio stile di vita le proprie tradizioni fatte anche di canti, danze e costumi. Il piccolo villaggio, situato in mezzo a rigogliose foreste ricche di selvaggina, è destinato a rappresentare un’oasi d’indipedenza e un baluardo di libertà in mezzo agli accampamenti romani di Babaorum, Aquarium, Petibonum,  Laudanum.

Naturalmente i due autori non sono degli storici ma degli umoristi, per cui non hanno la pretesa di fare un’analisi storica sul peso e l’importanza che ha avuto la presenza romana sulla Gallia anche in termini di civiltà, ma hanno solo il bisogno di contrapporre un “nemico” a quel piccolo enclave di resistenza situato nella Gallia del nord.

Per valorizzare l’aspetto comico le potenti legioni romane sono ridotte a una accozzaglia di soldati triviali e incapaci, destinati ad essere continuamente sconfitti da un pugno di Galli che a loro volta non sono gli eroi di un poema epico, ma sono resi invincibili da una pozione magica preparata dal druido del villaggio e capace di  conferire loro una forza smisurata. Persino Giulio Cesare non è il grande generale tramandato dalla tradizione storica e celebrato nel De Bello Gallico, ma è la caricatura di un uomo assetato di potere, il simbolo senza tempo di quanti vogliono soffocare la libertà di un popolo. I due autori sono sempre attenti affinché in tutte queste storie la violenza sia in qualche modo sublimata, perché non c’è mai spargimento di sangue e le battaglie tra Galli e Romani assomigliano più agli scontri tra tifoserie avversarie durante una partita di calcio, dai quali si esce con un occhio nero o un arto fratturato.

I personaggi principali

Asterix non è un eroe affascinante, ma un ometto piccolo di statura con corti capelli biondi, lunghi baffi spioventi e un grosso naso che troneggia al centro del viso. È reso però invincibile dalla pozione magica che ha però una durata limitata, per cui a volte il nostro eroe si trova nei guai per mancanza di “combustibile”. Sotto il profilo psicologico Asterix, pur essendo un bonaccione e un compagnone, è collerico, attaccabrighe e orgoglioso, ma è anche coraggioso e astuto, avendo la capacità d’inventare strategie e stratagemmi sempre vincenti. Indossa sempre gli stessi vestiti: una casacca nera, stretta in vita da una cinta borchiata, pantaloni rossi e grosse scarpe marroni; porta con sé una borraccia con l’immancabile pozione magica e un corto gladio che tuttavia non usa quasi mai nonostante sia un abile schermitore, perché preferisce battersi a mani nude. Il suo capo di abbigliamento più caratteristico è un elmo alato di forma tonda, dal quale non si separa mai “tranne che quando mangia e quando dorme”; le stesse ali, benché siano saldate, sembrano dotate di vita ed emozioni proprie, poiché stanno diritte e verticali quando Asterix è sorpreso o allarmato, stanno piegate verso il basso quando è invece triste o malinconico.

Al fianco di Asterix troviamo il suo grande amico e inseparabile compagno d’avventure Obelix, un uomo gigantesco, ingenuo e collerico, costantemente affamato e grande divoratore di cinghiali, un combattente dotato di una forza sovrumana che non ha bisogno di miscele magiche, perché da piccolo era caduto nel paiolo in cui il druido stava preparando la pozione magica, per cui i suoi effetti sono diventati permanenti. Gli unici suoi punti deboli sono l’affetto per un minuscolo cagnolino di razza indefinibile chiamato Idefix e l’amore non corrisposto per Falbalà la ragazza più bella del villaggio. Nato come personaggio secondario, Obelix conquista così rapidamente la simpatia dei lettori da obbligare gli autori a farlo diventare un altro protagonista. 

Il terzo personaggio  di rilievo è Panoramix, il druido che ha inventato la pozione magica capace di donare una temporanea forza sovrumana a chi la beve; composta secondo una formula segreta che prevede l’impiego di diversi ingredienti, costringe Asterix e i suoi uomini a fare spesso rifornimento dei materiali necessari per mantenere intatta la riserva della preziosa bevanda. Assurancetourix è il bardo del villaggio talmente stonato che spesso viene imbavagliato per impedirgli di cantare. 

Le caratteristiche del fumetto Agli inizi queste storie vengono accusate d’incarnare il classico nazionalismo gallico, ma i due autori riescono in poco tempo a far cambiare idea alla critica e al pubblico internazionale di lettori, perché per realizzare le avventure di Asterix sono abili nell’usare la chiave narrativa comico-satirica, nell’attingere a diverse fonti storiche e letterarie, nell’allargare l’orizzonte geografico della narrazione. Troviamo, infatti, Asterix e Obelix a confronto con Goti, Britanni, Normanni, Elvezi, Pitti (gli antichi abitanti della Scozia anche loro in lotta con i romani). Visitano l’Egitto e incontrano naturalmente la fatale Cleopatra; arrivano persino in America; partecipano alle Olimpiadi; vanno in missione in Palestina inseguiti e minacciati dal capo sei servizi segreti romani Caius Supercertus e dal suo più abile agente Zerozeroseix, i quali vengono scoperti, catturati e rispediti in dono a Giulio Cesare che li condanna a essere cosparsi di miele e ad essere inseguiti da uno stuolo di mosche affamate. Persino le Mille e una notte diventano fonte d’ispirazione, quando nel villaggio gallico arriva su un tappeto volante il fachiro Kisarah richiamato dalla fama di Assurancetourix, il bardo stonato capace, con il suo canto, di far cadere la pioggia. La valle del Gange è afflitta dalla siccità e i sacerdoti hanno deciso di sacrificare la principessa Rahasete, figlia del re Kilosah, ma i nostri eroi, arrivati con il tappeto volante, sconfiggeranno i nemici del sovrano e salveranno la principessa, quindi il bardo stonato farà cadere un’abbondante pioggia. Queste e altre mirabolanti storie hanno formato negli anni una mitologica saga popolare che non ha le raffinatezze intellettuali e poetiche del nostro Corto Maltese di Hugo Pratt, ma che è riuscita a entrare nell’immaginario collettivo grazie all’avvincente assemblaggio di avventura e comicità.

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