Visita la vecchia versione della rivista su questo indirizzo http://www.musiculturaonline.it/musicult

La splendida Quadreria Cesarini di Fossombrone (PU)

Visita alla splendida dimora Quadreria Cesarini di Fossombrone dove poter ammirare soprattutto opere del pittore Anselmo Bucci, uno dei perni della corrente artistica “Novecento”.


di Roberta Rocchetti

Le Marche sono decisamente una regione piena di tesori, alcuni più nascosti di altri, incastonati tra il mare e le montagne come pietre preziose che un scintillio improvviso consente di scorgere.
Abbiamo quindi deciso di visitare uno di questi diamanti: la  casa – museo Quadreria Cesarini di Fossombrone.
Abitazione alto borghese di origine rinascimentale appartenuta al notaio Giuseppe Cesarini appassionato d’arte, ottenuta rubando spazio ad una porzione di montagna sulla quale la casa e il giardino letteralmente appoggiano come nel tentativo di pretendere protezione, questa dimora è ora aperta a chiunque voglia ammirare soprattutto le opere dell’artista di origine forsempronese Anselmo Bucci, pittore di fama internazionale, amico e frequentatore dei futuristi pur senza mai averne abbracciato con decisione lo stile e uno dei perni della corrente artistica “Novecento”.
In  questo sito è possibile ammirare però  anche opere di artisti affini per percorso artistico come Giorgio Morandi, Nino Caffè, Achille Funi, Leonardo Dudreville e lo scultore Angelo Biancini.
Appena varcata la soglia dell’ingresso il primo originalissimo cortile a ridosso della roccia ci accoglie con alcune sculture di Angelo Biancini come il “bimbo derelitto” e un busto raffigurante il padrone di casa opera di Bruno Bianchi. Alzando lo sguardo ci si trova al cospetto del contrasto tra la naturale e stupenda asprezza della montagna e dirimpetto la simmetria armonica degli archi architettonici creati dall’uomo. Usciamo dal cortile e saliamo l’ampia scalinata da cui si accede al piano nobile dove si inanellano una serie di stanze dedicate al percorso evolutivo anche cronologico dello stile di Bucci ma nelle quali è anche rimasto  in essere l’arredamento originale della casa del notaio che dell’artista fu amico e sostenitore.
Improvvisamente ci si trova immersi negli arredi di una famiglia benestante e colta che ha vissuto nella provincia marchigiana nella prima metà del secolo scorso, con un gusto che riprende a volte ambizioni barocche e altre strizza l’occhio a successive leziosità settecentesche, per passare al corposo mobilio di gusto ottocentesco, fino ad arrivare ai mobili laccati di metà novecento, quando lentamente ma inesorabilmente la vita lascia questa abitazione e la struttura diviene museo a distanza di pochi anni da quando, morendo nel 1977, il notaio Cesarini lascia il suo patrimonio alla città.
All’interno di questo ambiente intatto nel quale sembra ancora di percepire le voci che l’hanno reso vivo si snoda parete per parete, stanza per stanza,  il cammino artistico di Anselmo Bucci che nacque a Fossombrone nel 1887 ma visse prevalentemente a Parigi e Milano, assorbendo influenze, stili, suggestioni fino a creare un personale, eclettico universo stilistico.
Troviamo infatti le sue opere giovanili che ci aspettano ad inizio percorso, pervase da qualcosa che ricorda alcuni tratti nervosi dei futuristi, soprattutto Boccioni, ma Bucci non intraprese mai la strada futurista; inquieto, curioso, volle spaziare in varie direzioni.
Per questo proseguendo  il tratto si fa più omogeneo, le pennellate meno cariche, sembra prendere vita e aspettiamo che si volti per salutarci il bellissimo profilo dell’amico e collega Dudreville, da Bucci dipinto in un momento di intensa riflessione.
Stringe il cuore la serie realizzata durante la partecipazione alla prima guerra mondiale, figure in trincea o sedute ad un tavolo ma già evanescenti, come se l’autore le percepisse già appartenenti ad altre dimensioni, precari, “come d’autunno sugli alberi le foglie” per citare Ungaretti.  Tradizione vuole infatti che in uno di questi quadri dal titolo “Rincalzi” Bucci abbia dipinto anche Boccioni e Sant’Elia, colleghi artisti e soldati che dalla guerra non torneranno mai.
Proseguendo ancora tra le stanze e gli arredi troviamo a seguire una serie di opere bucoliche, nelle quali dipinge la campagna intorno Fossombrone dove tornava di tanto in tanto, ritroviamo qui le tematiche care anche a Segantini. Ancora più avanti nel magnifico, imponente, “Il the” ci sorprende un tratto dai contorni più decisi, meno onirici e più realisticamente taglienti, la ricerca di un’atmosfera di intimità, attesa e sospesa malinconia che dall’altra parte dell’Oceano verranno riprodotte in maniera sistematica da Hopper il quale forse ha volutamente fatto mancare il languore che trasuda invece da quest’opera e che in qualche modo ne stempera la capacità di inquietare e possiamo dunque guardare questa donna certi che prima o poi sorriderà. Opere come “Gli amanti sorpresi” e la stupenda “Giuditta” sprezzante, fiera e bellissima sollevano Bucci in alto nella sfera di quelli che hanno varcato la soglia che differenzia per sempre i semplici pittori dagli Artisti. Nella galleria spiccano anche tra le altre opere i nudi  femminili di Funi, Usellini, Carpi e Caffè, pervasi di quella eleganza, morbidezza e seducente, crepuscolare pudore, che solo questo periodo storico/artistico ha saputo donare in maniera così perfettamente equilibrata; nonché la dolcissima “Giovane donna” di Bernardino Palazzi anch’essa condannata dal pennello al dubbio eterno tra lussuria e innocenza.
Forse ci stiamo dilungando e sarebbe troppo complicato e prolisso descrivere la quantità e la qualità dei tesori contenuti in questa casa – museo e del resto nessuna descrizione può sostituire l’incanto di trovarsi al cospetto di tanta bellezza. Per questo vi invitiamo a visitare questo patrimonio, tenendo presente che nella stessa città è possibile visitare anche la stupenda chiesa barocca di San Filippo con le opere  pittoriche di Giovan Francesco Guerrieri, di cui trovate un assaggio anche alla quadreria Cesarini,  la pinacoteca, e altri luoghi di pregio, il tutto assistiti da operatori culturali e turistici di una gentilezza, disponibilità e competenza che raramente si ha modo di incrociare. Nel dirigerci verso l’uscita di casa Cesarini diamo un ultimo sguardo al “Giardino di Narciso”, ancora con opere scultoree di Biancini, un vero monumento all’estetica decadente,  che trattiene, natura, arte, ricordi, l’amore del padrone di casa per una sposa perduta troppo presto e la sua bruciante passione per le opere d’arte, donate con generosità da questo uomo colto, lungimirante e  sensibile a tutti noi.

Commenti

commenti