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La menzogna con “Le serve” di Genet


di Elena Bartolucci

le-serve3_MusiculturaonlineMacerata – Mercoledì 11 gennaio 2017 sul palco del Teatro Lauro Rossi è andato in scena un testo tanto meraviglioso quanto particolare nella sua complessità ossia Le serve (Les bonnes) di Jean Genet.
«Uno straordinario esempio di continuo ribaltamento fra essere e apparire, fra immaginario e realtà», sono queste le parole usate da Jean-Paul Sartre per descrivere una delle opere più famose di Genet, scritta nel 1947 e ispirata a un evento di cronaca che impressionò enormemente l’opinione pubblica francese.
le-serve4_MusiculturaonlineIn effetti lo spettatore resta spiazzato quando dopo un lungo inizio comprende di assistere al gioco perverso di Solange e della sorella Claire, che ogni giorno, in assenza della loro Signora, mettono in piedi delle “scenette” per vendicarsi della crudeltà, della bellezza e dell’indifferenza della padrona che fantasiosamente riempiono di insulti e tentano di uccidere ogni volta. Ma è solo una macabra fantasia che non vede alcuna conseguenza… fin quando finzione e realtà non si sovrappongono. Le loro menti schizofreniche hanno cercato di vendicarsi della loro Signora, denunciando il suo amante con delle lettere anonime, ma appena scoprono che la polizia lo ha già rilasciato, il loro mondo di fantasie di libertà inizia a sgretolarsi lentamente e la paura di essere scoperte le fa sprofondare in uno stato di ansia profonda. Cosa resta da fare ormai?
le-serve_MusiculturaonlineCome estrema soluzione, tentano di avvelenare la Signora con una tazza della sua solita tisana di tiglio ma anche quest’ultimo tentativo fallisce miseramente. Claire, quindi, ormai intrappolata in quella maschera, ingerisce la bevanda avvelenata offerta dalla sorella, mettendo così la parola fine a una vita fatta sola di invidia e speranze irrealizzabili.
Le serve è una perfetta macchina teatrale, che non si contraddistingue per essere un testo semplice e adatto per tutti i palati, ma di sicuro il pubblico presente ha assistito alle notevoli interpretazioni della magistrale Anna Bonaiuto e di Manuela Mandracchia. Buona anche la breve performance di Vanessa Gravina, che ha comunque regalato un’ottima prova anche se alquanto pesante considerando la voce troppo impostata (a tratti quasi fastidiosa), ma perfetta per quel ruolo.
Ottima anche la regia di Giovanni Anfuso, meno lodevole la scelta delle luci e della scenografia tutta sui toni del verde che ha creato un’atmosfera quasi opprimente.

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