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La Grande Guerra nelle immagini di Carlo Balelli


di Alberto Pellegrino

Balelli WW1_03-001 MusiculturaonlineIl Centro Studi Carlo Balelli per la Storia della Fotografia ha promosso e organizzato la mostra Obiettivo sul fronte. Carlo Balelli e le squadre fotografiche militari nella Grande Guerra, che si è inaugurata a Macerata il 23 maggio nella Galleria del Commercio (spazi ex Upim) e che resterà aperta fino al 28 giugno, per poi trasferirsi a Roma in ottobre presso la sede dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi di Guerra.  La mostra è accompagnata da un bellissimo catalogo di oltre trecento pagine a cura di Emanuela Balelli, Gabriele D’Autilia, Nicola di Monte e Giuseppe Trivellini. Hanno collaborato alla realizzazione del progetto la Biblioteca Comunale e la Biblioteca Statale di Macerata, la Collezione Privata Famiglia Balelli, l’Accademia di Belle Arti, le Università degli Sudi di Macerata e Camerino; hanno dato il loro patrocinio la Presidenza del Consiglio e la Prefettura di Macerata, la Regione Marche e il Comune di Macerata.

Le immagini della mostra e del catalogo
Balelli artiglieria MusiculturaonlineLe bellissime immagini, realizzate da Carlo Balelli come fotografo militare nel corso della Grande Guerra, sono presentate in grande formato in un elegante allestimento ideato dall’arch. Giuseppe Trivellini e sono state riportate nel catalogo con stampa bicromatica nell’Album fotografico 1914-1919 formato da oltre duecento riproduzioni, ognuna corredata da una didascalia esplicativa, dalla datazione e dalle caratteristiche tecniche. Nel raccogliere e ordinare il materiale fotografico si è seguito un ordine cronologico con la suddivisione delle immagini in sei sezioni:

  1. Il servizio militare di Balelli presso la Sezione Fotografica del Genio a Monte Mario.
  2. I primi giorni di guerra con alcune località del fronte, con le basi militari di Grado, Aquileia e Gradisca, con le trincee sul Carso, con gli aeroplani usati per la fotografia aerea.
  3. Il fronte alpino della IIIª Armata e il fronte dolomitico della IVª Armata con le trincee e i baraccamenti d’alta montagna, le teleferiche e le retrovie, i prigionieri austriaci, le artiglierie e le città bombardate, la squadra fotografica e le sue postazioni in alta quota.
  4. Il secondo inverno di guerra in alta montagna, le postazioni dei reparti alpini e le baracche dei comandi, la squadra fotografica al lavoro a S. Stefano di Cadore, il fiume Piave destinato a diventare l’ultima linea di resistenza dell’esercito italiano.
  5. L’Armata del Grappa che si appresta all’offensiva, alcuni caduti italiani e austriaci, la presenza degli alleati inglesi e francesi, i prigionieri austriaci, le città distrutte dai bombardamenti, truppe austriache in ritirata alla stazione di Bolzano il 3 novembre 1918, il re Vittorio Emanuele III, il Presidente del Consiglio Vittorio Emanuele Orlando e il gen. Giardino comandante della IVª Armata in vista al fronte, Gorizia italiana e festa civile a San Candido, l’arrivo a Villa Giusti dei plenipotenziari per le trattative dell’armistizio, l’arrivo del Re a Trieste liberata e il tricolore che sventola a San Giusto.
  6. Le foto realizzate nei paesi distrutti in provincia di Treviso e Belluno, sul Lago di Resia e nella Valle d’Isarco, a Bressanone e Merano, per la delimitazione dei nuovi confini italiani.

I contributi storici nel catalogo
Balelli WW1_02-004 montagna MusiculturaonlineIl catalogo, corredato di un’ampia bibliografia, si apre con il saggio Carlo Balelli fotografo di guerra  di Emanuela Ballelli, una biografia nella quale l’autrice ha riunito testimonianze e ricordi di guerra raccolti dalla viva voce del padre che permettono di conoscere la conformazione e l’attività svolta dalla Squadra Fotografica d’Alta Montagna della IIIª Armata, la corrispondenza intercorsa tra Balelli,  i compagni della squadra e gli ufficiali comandanti, cap. Luigi Lancellotti e ten. Giorgio Abetti.
Seguono alcuni contributi di storici e di esperti in varie discipline a cominciare da Angelo Ventrone dell’Università di Macerata che, nel saggio La Grande Guerra: inizia il Novecento, analizza come questo evento abbia cambiato la storia, producendo trasformazioni epocali come il nuovo assetto dell’Europa, la nascita degli Usa come potenza mondiale, l’egemonia del Giappone sull’estremo oriente asiatico. L’altro aspetto è quello di una guerra “totale” che si è svolta sulla terra e nei cieli, dal Mare del Nord fino all’Adriatico, che è stata combattuta con nuove e distruttive scoperte tecnologiche, che ha visto impegnati 70 milioni di combattenti con 30/40 milioni di feriti e 10 milioni di caduti, tragico risultato di una morte di massa anonima, seriale e tecnologica.Balelli WW1_02-001 trincea tra la neve Musiculturaonline
Lo storico della fotografia Alberto Pellegrino, nel saggio Documentazione storica e propaganda nella fotografia e nel cinema della Grande Guerra, sottolinea l’importanza dei mass media nel primo conflitto mondiale con l’impiego di quotidiani e riviste, giornali di trincea e cartoline di guerra nella propaganda per ottenere il consenso dell’opinione pubblica, per la promozione dei valori patriottici, per il rafforzamento del morale dei combattenti. L’industria cinematografica di guerra ha acquistato un peso rilevante soprattutto nella produzione di documentari e cinegiornali realizzati da operatori privati, poi reparto cinematografico dell’Esercito Italiano istituito nel 1917.  La fotografia come “sguardo” sulla guerra era nata nella seconda metà dell’Ottocento, ma essa acquista autonomia e importanza Balelli WW1_03-038 trincea Musiculturaonlinesoprattutto con la Grande Guerra che rimane l’evento bellico più fotografato grazie alla nascita dei Servizi Fotografici dei vari Eserciti formati da professionisti che hanno prodotto una straordinaria documentazione dei soggetti, degli eventi e dei luoghi di guerra, alla quale si aggiungono le immagini scattate sui vari fronti dai fotografi amatoriali.
Gabriele D’Autilia, dell’Università di Teramo, nel suo saggio L’arma ottica: il ruolo tattico e strategico della fotografia nella Grande Guerra italiana, prende in esame l’importanza della fotografia nel corso del conflitto a partire dagli inizi, quando nella quasi indifferenza dei comandi il tenente Moris cercava di mettere insieme un gruppo di specialisti per formare la prima Sezione Fotografica del Genio che è divenuta una fucina d’idee e di sperimentazioni per adattare le tecniche fotografiche alle esigenze militari, partendo dalla fotografia aerea fatta per mezzo di dirigibili, palloni frenati e infine di aeroplani. Si è così compresa l’importanza del “punto di vista dall’alto” che consentiva di riprendere il territorio per guidare i tiri dell’artiglieria, di fotografare le postazioni nemiche, i campiBalelli WW1_03-067 mandolino Musiculturaonline d’aviazione austriaci, i luoghi delle battaglie, evitando il pericolo di colpire “alla cieca” le nostre truppe. Una volta scoperta l’importanza del mezzo fotografico, sono istituiti i Servizi fotografici aeronautico e terrestre con squadre formate da specialisti in grado di operare sul terreno scoperto, in alta montagna e anche in condizioni atmosferiche avverse.
Daniele Diotallevi, già della Sovrintendenza dei Beni storici e artistici delle Marche, nel saggio Antiche e nuove tecnologie di guerra nel primo conflitto mondiale. Il Regio Esercito italiano e l’Imperiale e Regio Esercito austroungarico ricorda che la fotografia è stata classificata da anni un bene culturale per il suo importante ruolo di documento storico come nel caso della raccolta Balelli. Infatti, queste immagini evidenziano alcuni aspetti di una guerra definita “moderna” durante la quale si sono visti ammodernamenti di antichi armamenti accanto ad armi completamente nuove come mitragliatrici, lanciafiamme, carri armati, aerei e soprattutto le moderne artiglierie come i mortai, gli obici (il potente 305/17), i cannoni da montagna e da campagna (l’agile 74/27, i potenti 149/35 e 245/40), tutti accuratamente documentati da Balelli.
Fulvio Benedetto Besana, direttore della Biblioteca Statale di Macerata, nel saggio Paesaggi di rovine: i monumenti bombardati ha analizzato le immagini di Carlo Balelli che ritraggono i centri abitati immediatamente adiacenti alle zone di guerra colpiti dal fuoco d’artiglieria e dai Balelli WW1_02-267 effetto bombardamentiMusiculturaonlinebombardamenti aerei, colpendo anche importanti monumenti artistici come la Basilica di Aquileia, o la Chiesa degli Scalzi a Venezia. Balelli ha documentato le rilevanti distruzioni causate sul fronte orientale fin dal 1915 dall’artiglieria e dall’aviazione austriache che hanno colpito chiese e abitazioni civili, luoghi pubblici ed esercizi commerciali, riducendo quei centri urbani a “città-fantasma” prive di ogni presenza umana.
Maria Luisa Palmucci, funzionaria della Biblioteca Statale di Macerata, nel suo puntuale e documentato saggio I bambini soldato, ha preso in esame un gruppo di fotografie appartenenti al Fondo Balelli della Biblioteca statale che raffigurano i “Bambini di Fontanive di Alleghe”, località sede provvisoria della Squadra Fotografica. Questi soggetti così particolari sono stati ripresi dal fotografo marchigiano con grande efficacia espressiva e narrativa, per evidenziare da un lato le condizioni di vita dell’infanzia nelle retrovie del fronte, dall’altro i particolari rapporti d’affetto che si stabilivano con i militari. Inoltre, queste fotografie sono una rappresentazione del “gioco della guerra”, facendo indossare a questi bambini divise ed elmetti autentici per conferire a questa messa in scena un maggiore realismo. Le immagini di bambini  sono state impiegate per finalità propagandistiche dall’Ufficio Stampa e Propaganda dell’Esercito per realizzare cartoline e manifesti e anche le foto di Balelli sono state usate per esaltare il valore dei soldati impegnati per non far cadere questi bambini sotto la servitù del nemico.Balelli WW1_03-095 bambini Musiculturaonline
A conclusione, Alessandra Sfrappini, direttrice della Biblioteca Comunale, prende in esame il Fondo Balelli composto da circa duemila fotografie, di cui 751 riguardano la Grande Guerra costituendo un prezioso documento storico riguardante la Squadra fotografica militare di montagna e di vari momenti della guerra visti secondo “l’ottica del soldato combattente”. L’autrice ricorda anche il lavoro di riscoperta e di valorizzazione dell’opera di Carlo Balelli iniziato con la mostra e il catalogo realizzati nel 1995 dall’Università degli Studi di Camerino e proseguito per venti anni fino alla recente iniziativa del Centro Studi Carlo Balelli per la Storia della Fotografia, lavoro reso possibile anche dalla creazione presso la Biblioteca Statale di Macerata di un Fondo Balelli composto da oltre 10 mila negativi su lastra e pellicola.

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