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La calma prima della tempesta (emotiva) a Villa Torlonia con la delicata forza dei Daughter

La rassegna musicale “A cielo aperto” si è conclusa con l’esibizione della band londinese che ha condotto i fan in un viaggio attraverso le porte dell’anima della cantante Elena Tonra navigando tra le onde oniriche della sua musica.

Fotografie di Davide Orlando


di Chiara Bartolozzi

Abbiamo partecipato alla serata finale della quinta edizione del Festival acieloaperto che si è tenuta a Villa Torlonia di San Mauro Pascoli (FC) il 5 settembre scorso e che ha visto esibirsi il gruppo londinese dei Daughter.
Il caso (o forse no) ha voluto che giusto qualche giorno fa (il 1° settembre) sia uscito il loro ultimo lavoro in studio: Before the storm (Prima della tempesta). L’album è la prima colonna sonora scritta interamente dal gruppo per il videogioco “Life is strange” molto famoso tra gli appassionati di avventure grafiche. Ho passato i giorni prima del concerto ad ascoltarlo e ve lo consiglio.
Ma chi sono i Daughter?
I Daughter sono un gruppo indipendente londinese di musica folk e pop formato dalla delicata e struggente Elena Tonra (voce e chitarra), Igor Haefeli, chitarrista, e Remi Aguilella, batterista.
In quest’occasione sul palco è stata presente una quarta musicista, polistrumentista alle tastiere e chitarra.
In Italia hanno acquistato popolarità grazie al singolo Youth (contenuto nel loro album di esordio “If you leave”) grazie anche a serie televisive di successo come Grey’s Anatomy e The Vampire Diaries che hanno utilizzato la loro musica per la colonna sonora di alcuni episodi.
All’arrivo sono rimasta paralizzata dalla bellezza del luogo scelto: il palazzo ottocentesco si staglia in tutta la sua maestosità con di fronte il suo ampio giardino. Il concerto si è svolto infatti all’interno delle mura. Fuori dal portone, nella zona laterale ci sono gli stand dello street food e le bancarelle degli oggetti fatti a mano, l’atmosfera è davvero familiare e gioiosa.
L’ansia dell’attesa acutizza i sensi, mi fa percepire l’atmosfera che cambia mentre lo spazio si riempie del vociare allegro delle persone e della musica dei gruppi spalla che si esibiscono prima del concerto e si destreggiano tra sonorità che ricordano gli anni ’90 tra Smashing Pumpkins e Oasis.
All’interno della Villa c’è già chi è seduto a terra e si è guadagnato un posto in prima fila sotto al palco e la luna piena dall’alto ci guarda e crea un’atmosfera unica, il giusto spirito per accogliere il plenilunio con la sua magia, le sue luci e le ombre.
Non sono una musicista, non so spiegare o descrivere appropriatamente la tecnica musicale del gruppo, ma credo che la sua grande forza sia l’impatto emotivo che hanno musica e parole su chi ascolta. C’è una corrispondenza tra la stretta a volte malinconica della chitarra e i ritmi più serrati – come fossero il battito del cuore – e la consapevolezza delle proprie emozioni che traspare dai testi. La magia si compie nella sua completezza quando puoi anche vedere con i tuoi occhi che la realtà può superare l’incantesimo.
Elena Tonra sul palco sembra sempre una ragazzina con i suoi capelli rossi a caschetto ripresi in un piccolo chignon. La sua bellezza diafana si nasconde nelle luci soffuse che accompagnano i pezzi più intimi ed è accentuata quando i giochi di luce si adattano al ritmo che sale.
Si nasconde dietro al microfono e a tratti sembra quasi farsi scudo con la chitarra mentre suona. È questo suo modo tenero ma fermo di comunicare con il pubblico a renderla meravigliosa. La sua voce cristallina, pulita, ti abbraccia, ti coccola, ti sussurra all’orecchio, quasi ti ipnotizza prendendoti per mano e accompagnandoti nelle acque del tuo essere più profondo come farebbe una sirena. Il timbro è molto simile a quello di Florence Welch, cantante del gruppo Florence and The Machine o di Hannah Reid dei London Grammar. Le sonorità ricordano molto Bon Iver e The XX.
Una combinazione di dream pop, shoegaze (da gazing your shoes, cioè fissarsi le scarpe, tenere gli occhi bassi verso terra, che è il tipico atteggiamento di chi tiene gli occhi sul proprio strumento mentre suona e che, quindi, sembra fissare il pavimento) e folk.
Una dimensione onirica e riflessiva che riesce a farci scavare dentro la nostra anima, ci fa dialogare con il nostro dolore, i nostri desideri spesso infranti, il passato, le ferite che ci portiamo dentro e di cui non parliamo a nessuno, e che altre volte ci fa riscoprire desiderosi ancora di volare e di vedere uno spiraglio di luce anche laddove ormai sembra persa ogni speranza.
È dunque la contrapposizione la sonorità degli arrangiamenti e le parole dei testi a rendere questo gruppo meritevole di attenzione. Si ha sempre la sensazione di essere catapultati in un sogno, una dimensione oltre lo spazio e il tempo che ora ti culla e un attimo dopo ti soffoca. È il gusto dolce amaro della felicità e della sofferenza che si mescolano e che coesistono. Elena Tonra è capace di creare un’intimità che è percepibile anche stando in mezzo a una folla inverosimile di ascoltatori.
Lo slogan scelto per la rassegna musicale di quest’anno recita: tomorrow comes today. Niente di più appropriato se consideriamo che il domani è il prodotto di ciò che scegliamo oggi, di ciò che decidiamo di essere oggi.
E cosa decidiamo di fare? Di ascoltarci di più o di chiudere la porta a ciò che sentiamo intimamente? Con i Daughter di certo la scelta è facilmente intuibile.

Setlist: [i brani eseguiti sono tratti dall’album d’esordio “If you leave” (2013) e da “Not to disappear” (2016)]

  1. New ways
  2. Numbers
  3. How
  4. Alone/With you
  5. Tomorrow
  6. Doing the right thing
  7. Mothers
  8. Winter
  9. Love
  10. No care
  11. To belong
  12. Youth
  13. Smother
  14. Shallows

ENCORE:

  1. Medicine
  2. Fossa

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