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La 40esima edizione del Rossini Opera Festival 2019


a cura di Andrea Zepponi

Presentato a Roma il programma della 40esima edizione del ROF, il prestigioso Rossini Opera Festival, che si svolgerà a Pesaro dall’11 al 23 agosto 2019. “MusiCulturA on line” sarà presente al Festival.

Un momento della conferenza stampa

Come ogni anno il programma del ROF viene presentato in una sede prestigiosa: questa volta, per l’edizione 2019 e per il quarantesimo anno del festival pesarese è stata quella di ENIT – Agenzia Nazionale del Turismo di Roma ad ospitare, il 3 luglio 2019, la presentazione del Rossini Opera Festival di quest’anno e non soltanto. Questo è il programma ufficiale di cui danno nota i comunicati stampa: il ROF XL si terrà a Pesaro dall’11 al 23 agosto e presenterà due nuove produzioni: Semiramide, coprodotta con l’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, diretta da Michele Mariotti e messa in scena da Graham Vick, e L’equivoco stravagante, diretto da Carlo Rizzi e ideato da Moshe Leiser e Patrice Caurier. In cartellone anche la ripresa del rarissimo Demetrio e Polibio, nell’allestimento di Davide Livermore, diretto da Paolo Arrivabeni. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai si esibirà in Semiramide e L’equivoco stravagante insieme al Coro del Teatro Ventidio Basso; la Filarmonica Gioachino Rossini suonerà in Demetrio e Polibio con il Coro del Teatro della Fortuna di Fano “M. Agostini”.

Completeranno il programma Il viaggio a Reims degli allievi dell’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda”; il Gala ROF XL con alcuni tra i maggiori cantanti rossiniani di oggi; la Cantata La riconoscenza; le Soirées musicales nella versione orchestrata da Fabio Maestri; due Concerti lirico-sinfonici; due Concerti di Belcanto; il nuovo appuntamento di Rossinimania con gli Italian Harmonists. Questi gli appuntamenti imminenti, ma la presentazione si è espressa anche sul futuro del prossimo anno quando al ROF 2020 saranno realizzate ben tre nuove produzioni: Moïse et Pharaon diretto da Daniele Rustioni e ideato da Pier Luigi Pizzi; Elisabetta, regina d’Inghilterra diretta da Evelino Pidò (al suo debutto a Pesaro) e messa in scena da Davide Livermore; La cambiale di matrimonio diretta da Dmitry Korchak, debuttante sul podio pesarese, e allestita da Laurence Dale anche lui alla sua prima collaborazione con il ROF.

Gli interventi del Direttore Marketing e Promozione ENIT Maria Elena Rossi, del Presidente della Fondazione G. Rossini Gianni Letta, del Sovrintendente del ROF Ernesto Palacio e de vicesindaco di Pesaro-Presidente del ROF Daniele Vimini hanno illustrato, a quanto risulta dai comunicati, tutte le prestigiose attività del Festival che si estendono in ambito nazionale ed internazionale coinvolgendo diversi soggetti di alto ed altissimo profilo: oltre all’ENIT, l’UNESCO ha eletto Pesaro a città della musica con il compito di portare Rossini nel mondo nella perfetta unità delle sue istituzioni: Conservatorio, Fondazione, Festival, Biblioteca e l’appena aperto Museo Nazionale Rossini, continuano inoltre la partnership con la Royal Opera House di Muscat (OMAN) e i rapporti con altri teatri con cui l’Accademia Rossiniana ha allargato la sua attività di reclutamento in città quali New York, Mosca e Seul. Le proiezioni sul futuro prossimo del ROF si completano con la trepida attesa dei festeggiamenti del compleanno di Rossini a fine febbraio 2020 (bisestile!) e l’annuncio della candidatura di Pesaro quale sede dell’incontro annuale delle città creative UNESCO per il 2021. Non resta che augurare buon ROF a tutti!

Il Festival 2019 si attua con il contributo di Ministero per i beni e le attività culturali, Comune di Pesaro, Regione Marche, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Fondazione Gruppo Credito Valtellinese; con l’apporto di Abanet Internet Provider, Bartorelli-Rivenditore autorizzato Rolex, Eden Viaggi, Grand Hotel Vittoria – Savoy Hotel – Alexander Museum Palace Hotel, Harnold’s, Hotel Excelsior, Ratti Boutique, Subito in auto, Teamsystem, Websolute. Partecipano AMAT-Associazione marchigiana attività teatrali, AMI-Azienda per la mobilità integrata e trasporti, ASPES Spa, Azienda Ospedaliera San Salvatore, Centro IAT- Informazione e accoglienza turistica, Conservatorio di musica G. Rossini. UBI Banca ha erogato un contributo tramite Art Bonus.

NOTE AGGIUNTIVE

Semiramide fu eseguita per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia il 3 febbraio 1823. Il soggetto è tratto dall’omonima tragedia di Voltaire (1748). L’opera torna al ROF con un nuovo allestimento dopo essere stata messa in scena altre due volte: nel 1992 da Hugo de Ana diretta da Alberto Zedda (ripresa nel 1994 con la direzione di Roger Norrington) e nel 2003 da Dieter Kaegi, diretta da Carlo Rizzi. Così la presenta Graham Vick: «È un’opera che sembra grandiosa e che invece si risolve tutta in duetti, come Don Carlo. È un soggetto sottile, giocato su un piccolo gruppo di personaggi, soprattutto Semiramide e Arsace. Quest’ultimo in particolare mi affascina perché permette di esaminare oggi la tradizione dei ruolien travesti, in un mondo in cui l’idea di genere è più fluida. In Inghilterra la prima esperienza teatrale di chiunque è la pantomime natalizia, con la parte principale maschile recitata da una donna in tacchi alti e la vecchia dama interpretata da un uomo: tutti dentro di noi sappiamo che il mondo non si divide semplicemente in due».

Demetrio e Polibio è la prima opera composta da Rossini (1810), ma andò inscena al Teatro Valle di Roma solo il 18 maggio 1812. Al ROF l’opera fu proposta per la prima volta giusto 200 anni dopo la sua composizione, nel 2010, per la regia di Davide Livermore e la direzione di Corrado Rovaris. Lo spettacolo viene ripreso questa estate con un nuovo cast. Così l’ha concepito nel 2010 Davide Livermore: «L’idea nasce da un vincolo tecnico ma ha una portata poetico-teatrale importante: ci sono spettacoli che si perdono nella prassi esecutiva ed entrano in un oblio, come Demetrio e Polibio, ma che restano comunque nella memoria di teatri vuoti e che solo le vite, le anime di chi ha creduto, amato, prodotto tali lavori può far rivivere. È lo spettacolo delle anime che popolano gli spazi teatrali nel silenzio e nel buio, in quegli edifici, che, come nulla in Italia, hanno addensato esperienze umane, artistiche, politiche e sociali e che ancor oggi rappresentano le stanze ove risiede l’autentica memoria del nostro paese, la nostra essenza: i Teatri. È per questo che necessitiamo ad ingresso pubblico di un allestimento, che dev’essere smontato nella Sinfonia, un tutto pieno che diventa un vuoto in cui agiscono i fantasmi di questa storia che, come tali, giocheranno senza gravità, senza corpo in continua interazione con l’edificio, il Teatro, che è il luogo ove tutto si compie, dove tutto resterà sempre».

L’equivoco stravagante è la seconda opera di Rossini messa in scena: la sua prima, burrascosa, fu a Bologna al Teatro del Corso il 26 ottobre 1811. La vicenda era piuttosto licenziosa per l’epoca: una giovane, onde sfuggire al matrimonio indesiderato, si fa passare per castrato travestito da donna. Il libretto è costellato da doppi sensi arditi che furono ben presto segnalati alla censura, la quale intervenne e vietò la riproposizione dell’opera dopo appena tre recite. Lo stesso censore che aveva preventivamente visionato e tagliuzzato il libretto subì un provvedimento disciplinare. L’equivoco stravagante torna a Pesaro con una nuova produzione dopo essere già stato proposto al ROF nel 2002, diretto da Umberto Benedetti Michelangeli, e ripreso nel 2008, sul podio Donato Renzetti nell’allestimento curato da Emilio Sagi. La regia di Moshe Leiser e Patrice Caurier è ambientata nel 1830. Molti dei personaggi sono ispirati alle caricature del pittore, litografo e vignettista francese Honoré Daumier: indosseranno quindi protesi che ne accentueranno le caratteristiche fisiche in maniera grottesca. Così i due registi raccontano lo spettacolo: «È un’opera gender. È un Rossini giovanissimo, ma vi si può ugualmente già scorgere dentro tutto il suo mondo. La storia è interessantissima, un soggetto fantastico per una commedia. Il padre e la figlia potrebbero tranquillamente essere dei personaggi usciti da una commedia di Molière. La cosa difficile in quest’opera è far capire al pubblico la lingua, perché è molto particolare. Bisogna rendere il comico che ne esce. La comicità in Rossini è già dentro la musica. La genialità in Rossini è anche quella di riuscire a mostrare personaggi che lentamente nel corso della storia diventato ossessionati da qualcosa, e cominciano ad andare sempre più veloci. Capita poi che nel libretto la situazione sia così difficile che alla fine i personaggi perdono la testa. Tutto ciò Rossini riesce a farlo conferendo un senso alla vicenda».

INFO: www.rossinioperafestival.it

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