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Intervista agli Osaka Flu dopo il nuovo disco “La strana famiglia”


a cura della Redazione

Dal 13 gennaio è disponibile “La strana famiglia”, l’ultimo disco della band indie punk aretinaOsaka Flu con solo cover di brani cantautorali italiani. Abbiamo intervistato il trio.

Da venerdì 13 gennaio è disponibile in digital download e in streaming “La strana famiglia”il nuovo disco degli Osaka Flu, power trio aretino che propone un personale sound a metà strada tra punk e indie. Nel lavoro, la band ripropone sette pietre miliari del cantautorato italiano, da Rino Gaetano agli Afterhours, contaminandole con la propria personalità artistica.

«A Novembre 2015 abbiamo fatto uno spettacolo in carcere suonando delle canzoni che parlavano della detenzione e l’ultimo pezzo era “Nella mia ora di libertà” di Fabrizio De André – raccontano gli Osaka Flu – Continuiamo ancora a suonarlo in tutte le nostre esibizioni. Dopo i concerti ci chiedevano tutti se era compresa in qualche disco così abbiamo deciso di registrarla. Poi ognuno ha portato due canzoni a cui era particolarmente legato ed è scappato fuori l’album “La Strana Famiglia”.»

Ecco la tracklist de “La strana famiglia”

  1. CCCP – Io sto bene
  2. Rino Gaetano – La zappa il tridente il rastrello
  3. Skiantos – Gelati
  4. Gaber – La strana famiglia
  5. Diaframma – Le Alpi
  6. Afterhours – Sui giovani d’oggi ci scatarro sù
  7. Fabrizio De Andrè – Nella mia ora di libertà

«Non c’è nessun legame tra un pezzo e l’altro – continuano gli Osaka Flu – Abbiamo sempre voluto fare un disco di cover un po’ per sfida un po’ perché un sacco di gruppi che amiamo l’hanno fatto: i Clash, i Nirvana, i Me First and the Gimme Gimmes, Bob Dylan, Rino Gaetano, Jannacci con “Bartali”. Abbiamo cercato di capire fino in fondo le ritmiche e l’intenzione. Durante le registrazioni ci siamo divertiti da matti: abbiamo fatto basi ritmiche in presa diretta, ma le voci sono cantate da tutti e tre insieme per cercare di dare la stessa intensità di quando suoniamo dal vivo. In più volevamo che suonasse come un disco punk degli anni ’80, di quelli che ci facevano saltare dalla seggiola. In questi 33 minuti ci sono punk, la terra, i Clash, l’amore, i rutti, l’amicizia, il clistere, Arezzo, il disagio, La Toscana, uno sciacquone, l’Italia e ora siamo tre volte più carichi per il prossimo album di inediti a cui stiamo lavorando.»

“La strana famiglia” è stato prodotto dagli Osaka Flu e registrato al Rooftop (Studio Arezzo). Mix di Marco Romanelli e Arturo Magnanensi, master di Giovanni Versari. Hanno suonato: Daniele Peruzzi (voce e chitarra), Francesco Peruzzi (basso, cori), Michele Casini (batteria, cori).

BIO

Gli Osaka Flu nascono ad Arezzo nel 2010 quando i fratelli Daniele (voce e chitarra) e Francesco (basso) conoscono Michele (batteria). La comune passione per la musica, da Cash ai Devo, passando per Dylan e i Rancid, spinge i tre a suonare e comporre insieme. Alle prime canzoni prodotte affiancano sin da subito l’attività live e nel 2012 partecipano a uno dei festival più conosciuti in Italia: Arezzo Wave. Il primo disco, “Look out Kid”, esce nel 2014 per Soffici Dischi, distribuzione Audioglobe, e riscuote subito ottime critiche. “Bo Diddley meets the Arctic Monkeys” così Antonio Romano definisce il loro singolo I Don’t Care If It’s Right Or su RockIt mentre Repubblica parla di Pulp Rock e di musiche che ricordano le colonne sonore di Quentin Tarantino. Il video del primo singolo I Don’t Care If It’s Right Or Wrong è stato presentato il 7 febbraio 2015. Il video di Sixteen Tons (cover di Merle Travis) girato nel carcere di Arezzo con la partecipazione di Giorgio Canali come attore, è scelto da Repubblica come video in anteprima. Il successo di critica e pubblico apre le porte a un’intensa attività live, che si traduce in un centinaio di date in giro per tutta la penisola. Il 10 novembre 2016 tornano con “KM 183”, secondo lavoro in studio, questa volta interamente cantato in italiano e sempre edito da Soffici Dischi, anticipato dal singolo Apocalhipster al quale fa seguito Propaganda, brani accolti con entusiasmo dalle emittenti radiofoniche (Contraradio Firenze, Rock’n’Roll Radio Milano, Radio Città Fujiko Bologna e Radio Kaos Itaky Roma su tutte) e con il quale scegliere una nuova forma promozionale, per dare risalto, oltre ai singoli, ad ogni canzone del disco. Con questo nuovo lavoro la band conquista saldamente la fiducia della critica. Il 28 aprile 2018 pubblicano il terzo lavoro in studio, dal titolo “L’Italia è fuori dal mondiale”e disco del giorno su RockIt, anticipato dal singolo Gina, al quale seguono Viva Verdi La Magnani e Berlinguer e Mi fa schifo lavorare.

INTERVISTA

D. Ciao Osaka Flu. Per la prima volta siete ospiti su Musiculturaonline. Presentatevi ai nostri lettori.

R. Ciao citti, è un piacere essere con voi. I nostri nomi: Michele, Francesco e Daniele. Viviamo e siamo cresciuti in un quartiere malfamato dell’Aretino e suoniamo insieme da 10 anni. I primi 6 anni sono serviti per prendere un po’ le misure con il mondo della musica, comunque tra errori, fregature e dormite collettive abbiamo fatto qualche decina di concerti ed un paio di EP. Poi nel 2016 la sveglia (sarà che ci siamo accorti di avere 30 anni), da lì abbiamo prodotto 4 dischi tutti d’un fiato e suonato in più di 100 tra palchi, marciapiedi…ed eccoci qui.

D. Avete recentemente pubblicato il disco “La strana famiglia”, nel quale rivisitate alcune perle del cantautorato italiano. Diteci tutto.

R. L’idea era nata un po’ per gioco e un po’ perché la canzone finale della scaletta negli ultimi due anni era Nella mia ora di libertà di De André. Tutti ci chiedevano dove potessero trovare quel brano per sentirlo e così abbiamo colto l’occasione, un po’ quel che è successo ai Subsonica con Up patriot to arms. Per il resto abbiamo scelto due pezzi a testa e ci siamo divertiti a smontare e rimontare questi grandi classici della canzone italiana, alcuni con molto rispetto sugli arrangiamenti, altri con ancora più rispetto cambiando note, parole e tempi, proprio perché coverizzare certe canzoni è un suicidio. Mi ricordo che si disse: se non possiamo vincere contro canzoni dei CCCP, De André o Rino Gaetano (con quelli prendi una fila di botte e basta) facciamole nostre.

D. Cosa significa, secondo voi, essere un cantautore in questo periodo storico? Esiste ancora questa figura o si sta perdendo con le nuove mode musicali?

R. I cantautori ci sono e ci sono sempre stati. La musica di merda c’è e c’è sempre stata. Quel che è cambiato è il pubblico, soprattutto quello più giovane, dato che è cambiato il modo di ascoltare musica: più singoli meno album. Essere un cantautore in questo momento significa farsi un culo grandissimo, scrivere ed arrangiare la musica, scrivere e riscrivere i testi, gestire i social, fare le grafiche, trovare i concerti e saper gestire tutte le varie burocrazie. Un lavoro a tempo pieno che non tutti (tipo noi) si possono permettere, ci vorrebbe il babbo con parecchi soldi. Invece noi i soldi al nostro babbo, bisogna ridarglieli tutti fino all’ultimo centesimo (come dice una delle nostre cover Sui giovani doggi ci scatarro su). Comunque la figura del cantautore non è perduta, anzi, delle due si è fortificata, proprio perché i cantautori moderni sanno fare un po’ di tutto e volendo si gestiscono autonomamente.

D. Dopo “La strana famiglia” tornerete con un disco di inediti? Ci state già pensando?

R. Certo, ci stavamo lavorando fino a che non è arrivata la chiamata dal Premio Buscaglione che ci ha annunciato la nostra presenza il 12 Marzo alle semifinali del concorso. Quindi tutto bloccato e lavorare duro su questa grande opportunità che ci siamo guadagnati. Da metà marzo ci prendiamo una settimana di ferie e ripartiamo carichi più di prima, vada come vada.

Ciao ragazzi, è stato davvero un piacere 

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