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Il Vantone per il TAU

Da Plauto a Pasolini Il Vantone di Roberto Valerio


di Valentina Magro

FALERONE (AP)Il Vantone di Pier Paolo Pasolini ha molto divertito il pubblico, non molto numeroso, di giovedì 30 Luglio al Teatro Romano di Falerone; lo spettacolo era inserito nella rassegna estiva del TAU/Teatri Antichi Uniti e ha avuto come protagonisti gli artisti dell’Associazione Teatrale Pistoiese che con la regia di Roberto Valerio, anche nelle vesti di attore, ha fatto rivivere la comicità e l’astuzia creativa di Plauto del Miles Gloriosus e l’immediatezza della trasposizione operata da Pasolini. Per l’intellettuale friulano si trattò di una lettura isolata, su testo vivisezionato per necessità tecniche un lavoro su commissione dunque che gli fu richiesto nel ’63 da Vittorio Gassman.
Se Plauto oppone il latino parlato della gente comune con venature popolaresche di fronte ad una cultura come quella greca, dei ceti dominanti, forte e ufficializzata, Pasolini rispetta questo rapporto utilizzando il romanesco, contagiato dalla volgarità direi fisiologica del capocomico… della soubrette… come dice Pasolini stesso. E ancora lui dice in proposito: qualcosa di vagamente analogo al teatro di Plauto, di così sanguignamente plebeo, capace di dar luogo ad uno scambio altrettanto intenso, ammicante e dialogante, tra testo e pubblico, mi pareva di poterlo individuare forse soltanto nell’avanspettacolo . Ed è proprio l’avanspettacolo italiano oltre che la filmografia pasoliniana (Mamma Roma, Accattone, La ricotta…) ad ispirare la regia di Roberto Valerio che da parte sua ha apportato dei tagli e delle variazioni all’originale di Pasolini oltre ad inserire delle vere e proprie scene di cabaret.
Un breve accenno alla trama: il giovane ateniese Plèusicle per liberare la propria amante Filocomà sia, vittima di un rapimento a opera di Pirgopolinìce, un presuntuoso soldato mercenario, si trova ad affrontare molte peripezie; la sorte toccata a Filocomà sia viene condivisa da Palestrione, fedele schiavo di Plèusicle che finisce nelle mani di Pirgopolinìce e che, attraverso una serie di furbizie e inganni riuscirà a far riabbracciare i due amanti.
Ovviamente la figura dello schiavo svolge una funzione metateatrale: tocca a lui, infatti, architettare, organizzare e mettere in scena in qualità di regista una serie di beffe destinate a essere rappresentate da altri personaggi, come accade a Filocomà sia, chiamata a recitare il ruolo della propria gemella, o alla cortigiana Acroteleuzia, che assume invece il ruolo di moglie di Periplectomeno. (AAVV, Studia humanitatis, Carlo Signorelli Editore, Milano 2002).
Questo ruolo decisivo nello spettacolo è affidato a Roberto Valerio, per una interpretazione davvero molto divertente e nella gestualità e nella parlata romanesca; appena entrato in scena non si può fare a meno di pensare a Gigi Proietti del quale dice: Proietti? Me lo stanno chiedendo in tanti ma l’avrò visto una volta, non lo conosco proprio. Lo stimo, l’adoro ma tutta la somiglianza sarà forse dovuta al fatto che pure io ho studiato tanto le gag di Petrolini, quella sua mimica e la sua parlata strascicata. (da www.teatro.org); poi un altro volto noto anche alla televisione, al cinema oltre che al teatro, Nicola Rignanese, nei panni del Vantone; Francesco Filetti, Massimo Grigò, Roberta Mattei, Michele Nani gli altri interpreti.

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