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Il Teatro d’Opera Monnaie di Bruxelles riparte con “Is this the end?”


di Alma Torretta

Alla Monnaie di Bruxelles la toccante prima parte, Dead Little Girl, del requiem pop Is this the end? per ripartire. Un film opera fruibile on line; un esperimento ben riuscito.

BRUXELLES. Il Teatro d’Opera di Bruxelles oramai da qualche anno apre la stagione d’opera, danza e concerti, che in Belgio inizia a settembre, con una o due nuove creazioni. È stato cosi anche quest’anno, malgrado le difficoltà dovute alla pandemia: il nuovo lavoro è un “film opera” che è stato fruito online, con l’orchestra in formato ridotto e i tre cantanti che si sono esibiti dal vivo, ben distanziati sul palco di un teatro vuoto di spettatori, per una nuova produzione che si è rivelata assai piacevole da seguire da casa, o da ovunque ci si trovava, grazie ad una regia che ha ben alternato riprese live con spezzoni registrati in precedenza per illustrare la storia narrata. Un lavoro che non poteva non tenere conto di quanto successo negli ultimi sei mesi, ispirato anche dalle “immagini tragiche e molto toccanti che arrivavano da Bergamo” ha spiegato il direttore generale della Monnaie, Peter de Caluwe, nel suo breve saluto al pubblico in remoto, e che non poteva non essere dedicato al direttore d’orchestra Patrick Davin che ci ha improvvisamente e prematuramente lasciati lo scorso 9 settembre proprio mentre stava iniziando una prova con l’orchestra. La Monnaie ha deciso, malgrado tutto, di andare avanti, malgrado il Covid ed il lutto, con la presentazione della prima parte “Dead Little Girl” della nuova creazione mondiale “Is this the end?”, in tre parti, del compositore belga Jean-Luc Fafchamps su libretto in inglese di Éric Brucher che racconta di una giovane morta, ma ancora tra la vita e l’aldilà, che vorrebbe tornare indietro dal suo amore, vaga per un teatro vuoto eppure popolato da strane creature in costume, che si interroga infine su cosa l’aspetta.

Un requiem, ma pop, con chitarra elettrica, batteria, diversi strumenti inusuali e una voce maschile, il bravo Amaury Massion (alias Lylac) che viene dall’ambiente folk-pop, canta con il microfono e sembra Jim Morrison. La riuscita del progetto deve molto alle voci, ben concepite e ben scelte, a cominciare dalla protagonista, l’adolescente morta, il soprano belga Sarah Defrise, voce duttile, molto adatta all’opera contemporanea, che sa ben essere aspra e dissonante, nei filmati appare con caschetto biondo, pantaloncini corti e scarpe da ginnastica dalla suola spessa; e poi c’è il mezzosoprano austriaco Albane Carrère, la donna, a cui sono affidate le parti più liriche, voce melodiosa con abito da sera rosso tempestato di rubini. Davvero belli i costumi di Regine Becker che animano la vivace regia di Ingrid Von Wantoch Rekowki, tra immagini in negativo, ambientazioni da Blade Runner, divertenti e irriverenti stacchetti che sono coloratissimi promo di Dio e della Morte, personale medico con mascherina, apparizione di Dante e citazione in italiano di Beatrice e dei Dannati,  immagini del Walhalla, del Labirinto e del filo di Arianna, che la ragazza però non ha per tornare indietro, ecc. Un florilegio di citazioni all’immagine che riflette quelle della partitura che va da echi dei Carmina Burana ai Doors, dalla musica sacra antica a Berio e Sciarrino. L’ora di durata della prima parte trasmessa vola via veloce e piacevole, ecco solo si vorrebbe sia una musica che un testo con ancora più di propria personalità, ma l’insieme è riuscito, coerente e ben curato. A dirigere l’Orchestra della Monnaie è stato l’assistente del maestro Davin, Ouri Bronchti; bene anche il gruppo di coristi sotto la guida del maestro Alberto Moro.

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