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Il Palazzo del Mago

Recensione del libro di Enzo Coffani

IBISKOS EDITRICE, Empoli (FI), 2003, Euro 12, ISBN 88-7519-036-4


di Valentina Magro

Enzo Coffani alla sua prima opera si cimenta nel difficile tema dell’anima, già variamente trattato nell’evolversi della letteratura da autori che ne hanno dato una diversa interpretazione in base alla propria situazione personale o in base al proprio credo. L’autore tuttavia con Il palazzo del mago non si espone in una personale chiave di lettura di questa sostanza informe racchiusa all’interno di ognuno di noi ma, piuttosto, si appresta a mostrarci come in un quadro di Munch il paesaggio dell’anima. Come il famoso pittore attraverso la scelta appropriata dei colori e delle immagini mette a nudo la propria anima, così Coffani rivela la psiche del suo protagonista mediante il simbolismo di una foresta buia ed immensa creando un’immagine suggestiva in primo luogo per il lettore e poi per lo stesso Ludovico, personaggio principale e in un certo senso rappresentativo dell’Uomo. È questa infatti la storia di un Killer che, essendo ormai agli sgoccioli della propria vita, dopo l’ennesimo ed ultimo omicidio, scopre la singolare presenza di una Voce intenzionata a guidarlo verso la scoperta di se stesso e delle proprie paure, pur lasciando in ogni caso a lui la possibilità e la libertà di scegliere. È facile individuare nell’evolversi del romanzo un cambiamento del linguaggio, più aggressivo prima e più sereno poi, al variare della situazione spirituale del protagonista. Il romanzo offre infine spunti di riflessione in quanto fa emergere in modo evidente come la coscienza di sè non può essere indifferente nell’esistenza di una persona e come la propria profonda interiorità fuoriesce prepotentemente e inesorabilmente, mettendoci di fronte alle responsabilità, alle sofferenze taciute a se stessi, alle scelte nostre e altrui che fanno parte di ogni individuo.

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