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Il “Museo del Cinema a pennello”


di Alberto Pellegrino

Un saggio sul manifesto cinematografico e il “Museo del Cinema a pennello” di Montecosaro (MC) dove, grazie alla passione di Paolo Marinozzi, sono raccolti ed esposti bozzetti disegnati e colorati a mano dagli autori dei manifesti.

Il manifesto pubblicitario è stato uno dei primi mezzi di comunicazione di massa capace di acquistare rapidamente un’importanza fondamentale nel campo dell’informazione, perché impiegato per la conquista del consenso politico, sociale, economico, religioso con il risultato di riflettere idee e costumi della società. Alla fine dell’Ottocento la sua diffusione è legata all’affermazione della rivoluzione industriale, quando le arti visive si mescolano all’editoria di largo consumo, coinvolgendo artisti e scrittori e producendo una rivoluzione culturale destinata a coinvolgere tutte le classi sociali. Nel primo Novecento i manifesti diventano il principale strumento pubblicitario e invadono le strade e le piazze non solo al servizio dell’industria ma del mondo dello spettacolo (opera lirica, teatro di prosa, cafè chantant) e il manifesto diventa un originale genere artistico che inventa un nuovo linguaggio logo-iconico caratterizzato  da un brillante cromatismo e dall’esaltazione della grazia femminile, dal movimento delle figure e dal risalto  dato ai personaggi nella loro dimensione psicologica e narrativa. In Italia il manifesto pubblicitario si afferma con un certo ritardo a seguito di una più lenta industrializzazione, ma nel primo Novecento nasce la cartellonistica pubblicitaria che si occupa sia di prodotti industriali, sia opera lirica e teatro. Si affermano grandi artisti dell’affiche come Leopoldo Metlicovitz, Marcello Dudovich, Federico Seneca, Leonetto Cappiello, Fortunato Depero, Gino Boccasile e Mario Sironi, che assicurano un’alta qualità e favoriscono un rapido sviluppo dell’affissione pubblicitaria.

Il manifesto cinematografico

La cartellonistica pubblicitaria trova il suo naturale sviluppo con il cinema, perché i manifesti diventano indispensabili per far conoscere i film al grande pubblico, per convincere gli spettatori a recarsi al cinema, per persuadere gli esercenti a programmare le pellicole nelle loro sale cinematografiche. Nella prima metà del Novecento il manifesto è il principale veicolo pubblicitario della cinematografia, perché viene esposto nei principali luoghi urbani, fuori dalle sale cinematografiche, sulle fiancate dei mezzi pubblici di trasporto. Le locandine accompagnano il film fin dalla prima uscita, perché hanno il compito di attirare lo sguardo dello spettatore, suscitando le emozioni e l’interesse del pubblico attraverso una espressività e una intensità fino a diventare delle vere e proprie opere d’arte capaci di emanare un fascino tale da diventare un’icona per tutto il mondo dello spettacolo. La nascita del manifesto cinematografico coincide con l’invenzione del cinema e la sua caratteristica peculiare è la relazione tra l’opera grafica e il pubblico che deve avere un’idea immediata di che cosa sarebbe andato a vedere, rispettando le caratteristiche fondamentali del manifesto che rimane la principale fonte di informazione per lo spettatore, il quale deve riconoscere i caratteri narrativi del film, gli attori e il regista che formano il cast.

Con la diffusione del nuovo mezzo espressivo in ogni paese del mondo si differenziano gli stili grafici, per cui in America si adopera un stile minimalista e più diretto, in Germania si segue la corrente espressionista, mentre nel resto dell’Europa trionfa il Liberty, in Russia si affermano futurismo e  costruttivismo, Esemplari rimangono i manifesti realizzati da Rodčenko per il film La corazzata Potemkin (1925) di Sergej Ejzenstejn e da Franz Schulz-Neudamm per il film Metropolis (1916) di Fritz Lang.

Il manifesto italiano si distingue per la qualità dell’illustrazione, per i ritratti dei protagonisti spesso raffigurati in primo piano, per la capacità di suggerire il genere e le atmosfere del film: passionale per un pubblico femminile, avventuroso per un pubblico maschile, comico o sentimentale per tutta la famiglia. La cartellonistica cinematografica si avvale dell’opera di grandi artisti, basti pensare alla suggestiva locandina realizzata da Leopoldo Metlicovitz per il film Cabiria (1914) di Giovanni Pastrone, nella quale è rappresentata una giovane donna nuda, l’eroina della storia, sostenuta da due mani enormi e lambita dalle fiamme che si levano rosse come il sangue del sacrificio cui è destinata, un’opera che inaugura il filone storico italiano che riscuoterà un grande successo di pubblico. 

Il Museo del manifesto cinematografico a Montecosaro

Fra i tanti musei del cinema esistenti oggi nel mondo sicuramente il più originale ed unico è il Museo del Cinema a pennello allestito e curato da Paolo Marinozzi, appassionato collezionista di manifesti, che ha trasformato in uno spazio espositivo il suo storico palazzo di famiglia nel centro storico di Montecosaro (MC), una cittadina marchigiana situata a pochi chilometri dalla costa adriatica. L’originalità di questo museo è dovuta al fatto che non vi sono esposti manifesti cinematografici a stampa ma i bozzetti disegnati e colorati a mano dagli autori dei manifesti, opere create da grandi disegnatori o da autori meno noti ma che costituiscono nel loro complesso un affascinante spaccato della storia del cinema, perché conservano la magia del colore e del tratto pittorico dell’opera originale.  

Questi dipinti sono stati nel passato considerati oggetti di poco valore che arrivavano nelle tipografie per poi essere destinati al macero. Con una felice intuizione e uno spiccato senso critico Paolo Marinozzi ha compreso il valore culturale e artistico di questi manufatti e ha cominciato ad acquistare centinaia di questi lavori, molti dei quali sono riuniti in un bel catalogo e sono esposti nel museo secondo un percorso espositivo ordinato per autori, per periodi storici e per raccolte dedicate a grandi attori come Totò, Sordi, Giannini, Verdone e Claudia Cardinale.

Nella raccolta sono presenti alcune grandi firme del fumetto, della grafica e della caricatura come Rino Albertarelli, Attalo, Gino Boccasile, Federico Paolo Garretto, Walter Molino, Umberto Onorato che si sono accostati in modo marginale al mondo del manifesto. Vi sono poi importanti disegnatori, autori poco conosciuti o addirittura sconosciuti, ma che hanno tutti realizzato dei bellissimi manifesti.

Tra i tanti ricordiamo Alfredo Acerbo (Amleto, Il terzo uomo, La regina d’Africa), Tino Avelli (Vera Cruz, Decameron), Alessandro Bignardi (Guerra e pace, La diga sul Pacifico), Ercole Bruni (Bellissima, La notte, Quel treno per Yuma), Renato Casaro (Nell’anno del Signore, Il corsaro nero), Luciano Crovato (I soliti ignoti, In nome del popolo sovrano), Mario De Bernardinis (Banditi a Milano, Il delitto Matteotti, Il deserto dei Tartari, La stanza del vescovo), Otello Mauro Innocenti (La ciociara, Rocco e i suoi fratelli, Il sorpasso, Metello, Il giardino dei Finzi Contini, La prima notte di quiete), Enzo Nistri (Notorius, Colazione a Tiffany, La dolce ala della giovinezza, Il pianeta delle scimmie), Angelo Putzu (Poveri ma belli, Addio alle armi, Le notti di Cabiria, L’uomo di paglia, La ragazza di Bube).

I Maestri del manifesto cinematografico

Vi sono poi i grandi illustratori come Anselmo Ballester,un maestro del poster cinematografico che ha fatto la storia del cinema dal muto agli anni Sessanta. Si può considerare il fondatore della pubblicità cinematografica con oltre tremila manifesti che sono passati alla storia, perché hanno aggiunto valore a ogni film raffigurato. Come grande ritrattista Ballester ha dipinto le dive e divi di Cinecittà; come maestro del colore è riuscito a rendere l’intera gamma di emozioni e sentimenti trasmessi da un film attraverso memorabili manifesti come Nozze di sangue, La nemica, Ombre rosse, Roma città aperta, Io ti salverò, Fronte del porto, La bestia umana.

Renato Cesaro si afferma rapidamente per la sua professionalità e per il suo stile moderno e incisivo che lo fanno diventare un punto di riferimento per tutta la cartellonistica italiana. Dopo una serie dedicata ai film storico-mitologici e al western all’italiana, egli lega il suo nome a film di grande successo come Gli anni ruggenti, Amici miei, L’anno del Signore, La cosa buffa, Il corsaro nero, Il the nel deserto, Balla coi lupi, L’ultimo imperatore

Angelo Cessalon caratterizza le sue opere per un forte ed efficace cromatismo e per le sue capacità di disegnatore di primi piani che ne fanno uno dei migliori ritrattisti a livello internazionale. Fra le sue opere vanno segnalate Giungla d’asfalto, Il ritratto di Jennie, Due soldi di speranza, Umberto D, Don Camillo, Il gigante.

Averardo Ciriello s’ispira inizialmente al grande Boccasile e interiorizza la lezione di Ballester fino a raggiungere uno stile originale ed efficace per eleganza del tratto, raffinatezza del colore, capacità di cogliere i caratteri essenziali di un film, riuscendo sempre ad attrarre l’attenzione del futuro spettatore. Fra le sue opere ricordiamo La terra trema, Il ferroviere, Divorzio all’italiana, Sansone e Dalila, Sentieri selvaggi, Un dollaro d’onore, Irma la dolce, Un uomo chiamato cavallo, Il giustiziere della notte.

Enrico De Seta è un prestigioso autore di fumetti (Il Corriere dei Piccoli) e un illustratore satirico (Marc’Aurelio, Il Travaso delle Idee), ma è anche un affermato autore di manifesti per film che si apprezzano per il loro stile fatto di eleganza pittorica e di raffinato umorismo. Tra le sue opere più importanti vanno ricordate La strada, I vitelloni, Il giudizio universale, Il Vangelo secondo Matteo, Il medico della mutua, La grande guerra, Il maestro di Vigevano.

Il marchigiano Rodolfo Gasparri arriva al successo negli anni Cinquanta grazie al suo stile pittorico particolarmente incisivo e alla sua abilità di ritrattista con manifesti che hanno fatto la storia del cinema come Marcellino pane e vino, Una vita difficile, Il buono, il brutto e il cattivo, Giù la testa, C’era una volta il West, Sbatti il mostro in prima pagina, Mimì metallurgico ferito nell’onore, La classe operaia va in paradiso, Film d’amore e d’anarchia.

Ermanno Iaia si afferma negli anni Cinquanta, vincendo nel 1956 il Premio Internazionaledella Metro Goldwyn Mayer. Lavora per grandi registi italiani, realizzando con la sua tecnica pittorica a spatola e a carboncino straordinari manifesti per film come Anna, I dieci comandamenti, Barabba, Sedotta e abbandonata, Cristo si è fermato ad Eboli, Il conformista, Il padrino, I compagni, La grande guerra, La cosa buffa, Giù la testa, Berlinguer ti voglio bene.

Giuliano Nistri, oltre a essere stato un importante illustratore satirico, ha lasciato significativi manifesti che sanno trasmettere le esatte atmosfere e le emozioni di film d’autore come I vitelloni, My fair lady, Zorba il greco, Ulisse, Matrimonio all’italiana, Gli indifferenti, C’era una volta, Il giorno della civetta, La noia. Alessandro Simeoni è considerato un indiscusso maestro del colore e di una innovativa tecnica illustrativa, firmando manifesti per grandi capolavori del cinema come Un americano a Roma, Accattone, La notte brava, La dolce vita, Splendore sull’erba, Per un pugno di dollari, Il bell’Antonio, Sacco e Vanzetti, Per grazia ricevuta, A ciascuno il suo, Il magnifico cornuto, Profumo di donna, Ultimo tango a Parigi, Profondo rosso, Il giovane Toscanini.

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