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“Il barbiere di Siviglia” ritorna dopo settantacinque anni al Teatro delle Muse

Al Teatro delle Muse di Ancona torna, dopo settantacinque anni di assenza, un “Barbiere di Siviglia giovane e spumeggiante, colorato di ROF.

Foto di scena di Giorgio Pergolini


di Alberto Pellegrino

Dopo settantacinque anni è ritornato nel Teatro delle Muse di Ancona il 13 e il 15 ottobre Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini come secondo titolo presente nel cartellone della Stagione Lirica 2017. Si è trattato di un nuovo allestimento della Fondazione Teatro delle Muse dedicato ad Alberto Zedda che, con la sua revisione del Barbiere, ha aperto la strada alla riscoperta del Rossini più autentico o quasi dimenticato. Questa produzione è nata avvalendosi della collaborazione con l’Accademia Rossiniana “Alberto Zedda” del Rossini Opera Festival, la quale ha fornito gli interpreti che sono stati scoperti e formati in questi anni da quella fucina di talenti che è l’Accademia pesarese, la quale si dedica all’’individuazione e all’affinamento stilistico di cantanti e direttori d’orchestra delle nuove generazioni.
Grazie alla collaborazione tra la Fondazione e l’Accademia, come ha dichiarato Vincenzo De Vivo direttore artistico del polo di produzione lirica Opera Ancona Jesi, “è stato individuato un cast composto da giovani artisti, che in edizioni diverse, sono usciti dall’Accademia pesarese; alcuni di loro già cantano Rossini in molti teatri, portando per il mondo l’eredità del Maestro Zedda“. L’evento ha assunto un particolare significato, perché il capolavoro rossiniano è ritornato nel teatro anconetano dopo una lunga assenza, dato che l’ultima rappresentazione risaliva all’autunno del 1942 con la presenza nei panni di Figaro di un grande baritono come Gino Bechi.
La direzione dell’opera è stata affidata al M° José Miguel Pérez-Sierra, che nel 2006 è stato il primo a dirigere Il viaggio a Reims di Rossini nell’allestimento pesarese, dando inizio da allora a una brillante carriera che l’ha portato a collaborare con importanti teatri e orchestre con un vasto repertorio lirico e sinfonico. Il maestro ha guidato con mano sicura l’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica “G. Rossini”, mentre il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini” è stato diretto dal M° Carlo Morganti.
Il cast era formato da giovani interpreti internazionali che hanno tutti partecipato alla messa in scena del Viaggio a Reims in varie stagioni del ROF, un’opera che da anni costituisce un’ottima e impegnativa via d’accesso al fantastico mondo rossiniano. La parte del Conte d’Almaviva è stata affidata al giovanissimo e promettente tenore spagnolo Xabier Andauga, che si è dimostrato un interprete pieno di talento, affrontando con una inusitata potenza di voce un personaggio di solito interpretato da tenori di grazia, superando brillantemente, non senza qualche piccola difficoltà, il difficile finale e affermandosi come protagonista dell’opera. Al suo fianco, nei panni di Figaro, il baritono armeno Gurgen Bavenyan che ha sopperito alla limitata potenza vocale con una buona tecnica e una brillante interpretazione nel segno dell’ironia. Il mezzo soprano romeno Martiniana Antoni, anche lei giovanissima, è stata una Rosina credibile e spigliata, affiancata dal baritono spagnolo Pablo Ruiz che ha saputo rendere le varie sfaccettature del personaggio di Don Bartolo. Il basso-baritono kazakistano Baurzhan Anderzhanov, che ha debuttato nel ruolo di Don Basilio, ha mezzo i suoi potenti mezzi vocali al servizio del personaggio. Infine il giovane soprano Giorgia Paci è stato un’efficace Berta impegnata in un finale liberatorio, quando la regia, nel momento d’interpretare la celebre aria “Che vecchio sospettoso”, ha sconvolto la carta d’identità del personaggio con la trasformazione di una sciatta servetta in una “appetitosa” ragazza grazie a un mini-spogliarello, suggellando questa metamorfosi con l’offerta finale da parte di Don Bartolo del bouquet nuziale che Rosina si era gettata alle spalle.
La regia è stata affidata a Matteo Mazzoni, reduce dal nuovo allestimento del Barbiere all’Opera Nazionale Rumena di Bucarest, mentre scene e costumi sono stati ideati da Lucio Diana, affermato scenografo sia nel teatro di prosa sia nel melodramma, che ha curato l’allestimento della bella Lucia di Lammermoor data nel 2016 al Teatro delle Muse. Il regista jesino, che vanta ormai una vasta esperienza registica nel mondo dell’opera lirica, ha allestito uno spettacolo giovane, spiritoso e divertente, approfittando della bravura attoriale degli interpreti e del clima un po’ surreale e quasi fiabesco della scena basata su pochi elementi geometrici ma funzionali. Mazzoni ha trasportato la vicenda sulle rive del Guadalquivir, per cui i musicanti arruolati per fare la serenata a Rosina sono arrivati con una barca, guidati da un Fiorello in divisa da marinaio, mentre Almaviva è entrato in scena inforcando una modesta bicicletta. Figaro ha fatto il suo ingresso trionfale con un sidecar d’epoca trasformato in una specie di barbieria ambulante. A sottolineare le atmosfere fluviali, Almaviva-Lindoro nel secondo atto si è presentato in casa di Don Bartolo con una divisa da ufficiale di marina. Molto vivaci e coreografici sempre nel secondo atto e nel quarto sono stati i due interventi dei coristi che indossavano le divise dei carabineros spagnoli con mantelli foderati di un rosso sfavillante, come sono apparse suggestive le atmosfere notturne nell’interno della casa di Don Bartolo nel finale di questa opera, che nel suo insieme è apparsa animata da un brio giovanile e caratterizzata da una fedele interpretazione, pur nella sua attualizzazione, del libretto e dello spartito rossiniani.

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