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I treni a vapore

Fiorella Mannoia

POP/ROCK/LEGGERA ITALIANA | Epic, 1992


Si intitola i treni a vapore l'ultimo album di Fiorella Mannoia, una delle interpreti più interessanti e ammirate del nostro panorama musicale. E' un disco che fin dai primi solchi, fin dalla prima canzone, che gli dà il titolo, invita al viaggio, un viaggio sognato, accarezzato, coltivato nell'anima: Io la sera mi addormento/e qualche volta sogno perchè voglio sognare/e nel sogno stringo i pugni/tengo fermo il respiro e sto ad ascoltare./Qualche volta sono gli alberi d'Africa a chiamare/altre notti sono vele piegate a navigare . Il pezzo, che fa da splendida ouverture e che è, indubbiamente, il momento più alto dell'album, (una struggente poesia sostenuta da una musica ampia, ariosa, che si fa, via via, vibrante, incalzante, quasi a mimare l'andare del treno o la fuga della vita), è di Ivano Fossati, che continua, con la cantante romana, una collaborazione che ha già dato ottimi frutti (pensiamo, qui, soprattutto, al precedente, bellissimo, Di terra e di vento ).

Ma non c'è solo, in questo disco, come nell'altro, l' unghiata inconfondibile di Fossati, grande viaggiatore e cercatore della nostra musica leggera ( così leggera che ci fa sognare , cantava), che ha firmato tre degli otto brani. Fiorella Mannoia alimenta la sua voce calda e corposa ( una voce , ha detto Franco Battiato, che mi regala delle vibrazioni speciali, mi trafigge la memoria, evoca una sonorità antica, classica ) attingendo parole e ritmi da un'èlite di autori e musicisti di alta classe, di tutto rispetto, che si chiamano, anche, Francesco De Gregori, Enrico Ruggeri, Eugenio Finardi, Massimo Bubola. Si avvia così a diventare (sulle orme di Mina? Ma Mina è lontana inaccessibile ) un po' la voce della nostra canzone d'autore.

Il viaggio, abbiamo detto, è forse la cifra di questo disco, ed è un viaggio che si configura non soltanto come esplorazione ( orizzontale ) di nuove terre e di nuovi cieli (pensiamo, qui, a Il cielo d'Irlanda , di Bubola, una poetica e trascinante ballata, scandita da ritmi e sonorità celtiche, intonate al testo e intarsiata dal violino magistrale di Lucio Fabbri), ma anche, soprattutto, come percorso ( verticale ) interiore e poetico, come ricerca , nell'anima, di una propria verità . E pensiamo, ancora, a Il cielo d'Irlanda , un brano che contempera queste due dimensioni ( dovunque tu stia viaggiando con zingari o re/il cielo d'Irlanda si muove con te/il cielo d'Irlanda è dentro di te ) ma, soprattutto, a Tutti cercano qualcosa di De Gregori, in cui la ricerca di verità , di una verità che manca a tutta quanta la terra a tutta la gente del mondo , si fa anche politica , insieme atto d'accusa e testimonianza di un dolore ormai antico e impotente: Tutti cercano qualcosa, la verità che non ha confini/il nome della rosa e il nome degli assassini/la verità che non ha colore e dorme sepolta dalle stagioni/e come questo povero cuore non ha padroni/( ) Tutti cercano qualcosa che non sanno più/ma io di più /ma io di più .

Un viaggio, dunque, che si rivela, infine, eterna metafora della vita stessa, che trascina via, con sè, l'inverno e il dolore , le immagini e i ricordi , spiranti ancora musica dal cuore: E i venti del cuore soffiano/e gli angeli poi ci abbandonano/ con la fame di volti e di parole/seguendo fantasmi d'amore/i nostri fantasmi d'amore/( ) e le immagini di perdono/fermarle non potrei ( I venti del cuore ).

L'album si chiude (ed è una chiusa significativa, suggestiva ed emozionante), come a riannodare il principio e la fine, con una ripresa del brano iniziale e con il rumore di un treno in corsa, che sferraglia sulle rotaie e vola via.

Fiorella Mannoia ci regala, con questo disco intenso e rigoroso (che pure soffre un po' di monotonia e ripetitività , modulato com'è su toni di una malinconia un po' insistita e monocorde), un'altra prova notevole, confermandosi interprete sensibile e raffinata.

Fernando Romagnoli

 

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