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“Hold on to each other”, stretti in un cosmico abbraccio per Florence and the Machine

Foto di Kimberley Ross


di Chiara Bartolozzi

Il gruppo dei Florence and the Machine ha incantato il pubblico del Milano Rocks con le sue atmosfere oniriche, spirituali e gotiche.

Milano 30 agosto 2019 – Sono passati solo tre giorni dal concerto dei Florence and the Machine e ancora non riesco a decodificare bene le emozioni che porto con me. Avevo già avuto modo di ascoltare la cantante Florence Welch (artista britannica nata a Londra, classe ‘86) ad aprile 2016 all’Unipol Arena di Casalecchio di Reno in occasione del tour dell’album How Big, How Blue, How Beautiful (2015) e già in quell’occasione avevo notato accadere un fatto strano: il concerto di Florence non è solo uno spettacolo di luci e musica, ma un rituale laico a cui tutti possono prendere parte. È l’assemblea delle anime che si incontrano nel buio o sotto le stelle, in quell’abbraccio multietnico e caldo che unisce e fa percepire l’empatia di chi ha prenotato un posto per assistere alla stessa messa, come se si potesse riconoscere perfettamente il momento in cui si arriva alla funzione e il momento in cui si va via dopo l’”andate in pace”, perché è così che ci si sente: si prova liberazione e un gran senso di appartenenza e armonia. La parte complessa è infatti ricordare cos’è successo nel mezzo. Dove sono stato? Cosa mi è accaduto? È pura magia?

Il 30 agosto, durante il Festival Milano Rocks che si tiene al Mind – Milano Innovation District – nella ex area EXPO di Rho, è praticamente capitata nuovamente la stessa identica cosa. Prima dell’arrivo di Florence si sono esibiti sullo stesso palco due gruppi che hanno presentato al pubblico dei generi musicali molto diversi. Le band di apertura sono state infatti i PVRIS, gruppo americano, rock psichedelico e synth pop, e i 1975, gruppo indie rock britannico di Manchester.

Tutto il pubblico era in trepidante attesa dell’arrivo della rinascimentale Venere rossa che si è presentata sul palco poco dopo le 21 accompagnata dall’angelica intro del pezzo June (tratto dall’ultimo album High as Hope, 2018) e che ci ha presi per mano iniziandoci al cerimoniale con i versi “Hold on to each other”.

È stata quindi lei ad accogliere noi e non il contrario; ci ha invitati da subito a stringerci ai nostri vicini, in piedi con i cuori aperti e pronti a ricevere la benedizione, ad abbracciarci come una grande famiglia, tutti riuniti per la stessa causa e in cerca di quella connessione tra anime che sembra così difficile da trovare in questo momento storico.

Vestita con un leggero e svolazzante abito color cipria, Florence si è scatenata sul palco per un’ora e mezza, incantando la sua folla durante tutta la sua cerimonia (Cerimonials è il suo secondo album datato 2011) tra piroette e danze sciamaniche sui pezzi più ritmati e momenti di introspezione simbolica durante i pezzi più spirituali. Una messa in piena regola celebrata con preghiere, inni e confessioni che i fedeli seguono come rapiti in uno stato di beatitudine.

I pezzi in scaletta hanno ripercorso i dieci anni di carriera del gruppo e sono stati:

  • Hunger
  • Ship to wreck
  • Queen of peace
  • Patricia (dedicata a Patti Smith)
  • Dog days are over
  • Jenny of Oldstones (inclusa nella colonna sonora di Game of Thrones – dedicata ad Arya Stark)
  • 100 years
  • Moderation
  • You’ve got the Love (cover del pezzo funk di Candi Staton)
  • Delilah
  • What kind of man

Encore:

  • No choir
  • Big God
  • Shake it out

Molti sono stati i momenti forti e toccanti della serata. Alcuni fan le hanno fatto gli auguri (il suo compleanno cade il 28 agosto) e lei si è molto commossa, ringraziando tutti e mostrando a tutti la vera Flo. L’aggraziata leonessa che sfodera tutto il suo carisma attraverso la voce da mezzo-soprano dai colori caldi ha per qualche minuto lasciato il posto alla sua versione più intima tenera e timida che parla al microfono con una voce delicata e quasi sussurrata.

Durante il suo celeberrimo pezzo Dog days are over si è fermata e ha chiesto in maniera polite di smettere di utilizzare il cellulare e di godere del momento presente, di essere nel qui e ora e di toccare gentilmente la spalla del vicino nel caso ci fosse ancora qualcuno col telefono in mano. Poi ha aggiunto, “Oppure potremmo dirlo con il linguaggio che userebbe la Regina: “Put your f***ing phone away!” (“Metti via quel fottuto telefono!”) mandando la folla in delirio tra risate e applausi.

Dopo aver cantato You’ve got the Love ha parlato di sua madre e del fatto che sia stata un’insegnante di Studi sul Rinascimento qui in Italia. Sua madre parla fluentemente l’italiano, cosa che invece lei non sa fare, ma vorrebbe tanto imparare. Infatti, durante la presentazione del brano successivo, Cosmic Love, ha raccontato di averlo scritto quando lei “was very drunk” e ha domandato al pubblico la traduzione esibendo un impacciato: “Quando ero molto ubriaca”. Durante la canzone, la cantante ha chiesto di accendere una luce per creare l’atmosfera di accompagnamento ed è partita la fan action “Between Ten Lungs” con dei palloncini bianchi organizzata dal Florence and the Machine Italian Army (il fan club ufficiale italiano della band) per omaggiare i dieci anni dall’uscita dell’album Lungs del 2009.

Sul finale, nonostante avesse cantato a pieni polmoni e ballato per più di un’ora, alcuni fan le hanno chiesto di continuare a suonare e proseguire ancora il concerto, ma lei in tutto il suo candore ed esibendo di nuovo la sua dolcezza ha mostrato il suo lato più fragile: “Sono due anni che siamo in tour, vi prego, ‘have mercy on me’ (abbiate pietà di me). Sono umana anche io, ho bisogno di andare a riposare!”. L’inquadratura nei maxi schermi ha restituito l’immagine del suo viso stanco.

Sull’ultimo pezzo Shake it out la cantante ha domandato “Can we sing it together?” innalzando al cielo una richiesta di liberazione. Il commiato perfetto per la sua profondamente umana ed eternamente devota assemblea che l’ha salutata cantando tutto il pezzo consapevole che non rivedrà la sua Dea per un po’.

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