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Hip hop in salsa tedesca con “Distortion”


di Simona Marini

Distorsion2©ThomasAurin MusiculturaonlineAncona. Constanza Macras, coreografa argentina di stanza a Berlino, è una delle più seguite autrici della nuova scena europea. Ogni suo spettacolo – ad oggi una ventina – è un evento apprezzato dalla critica ed in particolare dai giovani spettatori. Che non potevano mancare (e non sono mancati) al Teatro delle Muse di Ancona il 3 luglio scorso per uno degli eventi di punta della 37^ edizione del Festival Inteatro nell’anno della sua riconquistata vocazione di vetrina internazionale dedicata alle più significative e singolari esperienze artistiche contemporanee.
Provocanti, fragorosi, ironici, metafore di una contemporaneità che oscilla tra protesta euforica e disintegrazione, gli spettacoli della Macras sondano ad ogni latitudine le patologie delle metropoli globalizzate dei nostri giorni, da Berlino a Bombay, da Buenos Aires a Johannesburg. Performance corali, multietniche e sgargianti, spesso con grandi apparati scenografici, che parlano di identità urbana, insurrezioni, solitudini, rabbia e gioia di vivere, desiderio di affermazione, improbabili sodalizi, conflitti culturali, segregazioni e difficili integrazioni. Spettacoli che sembrano sempre vacillare sull’orlo del caos, ma che colpiscono per compattezzaDistorsion3©ThomasAurin Musiculturaonline stilistica e coerenza di pensiero.
Ad Ancona, in prima nazionale ed in esclusiva, è andato in scena Distortion, un lavoro che combina danza, testo, musica dal vivo e video, con performer di diversa provenienza artistica: otto danzatori della Hip Hop Academy di Amburgo, quattro performer coagulati intorno al progetto della Macras nella compagnia berlinese Dorky Park, il Dj Sleepy (autore delle musiche) e una musicista, Kristina Lösche-Löwensen, che suona il violino e il theremin. Sul palcoscenico – scena nuda, musica dal vivo – si esibiscono dodici ragazzi, con sneaker t-shirt e felpe:  Benji Asare, Guido Höper, Marc Wichmann, Felix Saalmann, Can Gülec, Franklyn Kakyire, Daniel Marques, Patrick Ndongo, Marco Groth, Jennifer Gifty-Lartey, Zoltan Lakatos, Viktor Rostas. Ballano, cantano, da soli, in coro, si svestono e travestono, si inseguono, si allontanano, si scam­biano parti e tecniche. Li immaginiamo esibirsi su strade e marciapiedi, con una radio a tutto volume, tra i graffiti colorati di una periferia suburbana. Emergono i talenti e le individualità, i virtuosismi atletici, Distorsion4@ThomasAurin Musiculturaonlinema quello che vediamo non è uno spettacolo di hip-hop e di breakdance.
Nonostante le apparenze, il racconto parla d’altro: uno spaccato di quotidiana sopravvivenza dei giovani performer – figli dell’immigrazione, giovani di diverso background culturale e provenienza – che confidano il loro disagio di non essere riconosciuti come tedeschi, e  si scontrano con i miti e le tradizioni del loro Paese (i cori popolari, le danze tirolesi, i colori della bandiera nazionale), tra fascino orgoglio e avversione.
Il titolo, “Distortion”, allude alla distorsione della musica, dei testi e del movimento; i brani musicali sono decostruiti, mixati dal dj e da incursioni musicali tratte da Hanns Eisler e Bertold Brecht, i suoni e le voci vengono distorti, gli stili di danza di strada sono un mélange che accelera e rallenta, si contorce poi si congela e riparte. Nella narrazione di forte impatto visivo, Distorsion@ThomasAurin Musiculturaonlineuna scena è emblematica: quando i danzatori escono dalla crew, gli individui si svestono, si allineano in fondo alla scena buia e iniziano a camminare lentamente, un passo alla volta, trasmettendo ciascuno nell’onda che si è creata una particella di movimento a chi li precede. La scena allude alla lanterna magica, l’antenata del cinema grazie al quale furono realizzati i primi video dell’analisi del movimento, e che oggi nello spettacolo della Macras mostra il nocciolo più intimo delle nostre vite: frammenti di dolore e di speranza.

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