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Giorgio Montanini torna nella sua città natale

Il famoso stand-up comedian, Giorgio Montanini, ha presentato “Eloquio di un perdente”, il suo ultimo spettacolo irriverente e non adatto a tutti i palati, al Teatro dell'Aquila di Fermo.


di Elena Bartolucci e Chiara Bartolozzi

Fermo (FM) – Venerdì 9 marzo 2018, fa il suo ingresso sul palco del magnifico Teatro dell’Aquila di Fermo un genere nuovo e scomodo: la stand up comedy. Per chi non la conoscesse, questo tipo di arte nasce nel mondo anglofono, infatti è un’espressione inglese che indica un particolare genere di cabaret che, attraverso monologhi o battute secche, tratta argomenti di natura politica e sociale con un certo piglio ironico/satirico.
Giorgio Montanini ne è uno dei principali rappresentanti del pungente panorama italiano e ha avuto anche il privilegio di poter fare quello che più ama proprio nella sua città natale, cioè Fermo, raccontando le sue idee senza peli sulla lingua nel suo nuovo spettacolo intitolato “Eloquio di un perdente”.
Il monologo è stato aperto da Stefano Tosoni e dal suo amico Francesco Capodaglio, il comico che dal 2010 ha il piacere di presentarlo alle folle aprendo i suoi spettacoli. Entrambi hanno scandagliato la tematica del sesso: il primo ha sviluppato più il tema del feticismo/masochismo ridefinendo il concetto di pervertito, mentre il secondo ha parlato di fecondazione e delle voglie e paure che si celano dietro a una gravidanza. Il tutto condito abbondantemente con sfacciataggine e volgarità come da tradizione.
All’arrivo di Montanini sul palco si è invece passati a parlare di paure, distinguendo tra quelle razionali e irrazionali, focalizzando l’attenzione soprattutto su come queste siano in grado di controllare le persone. Prima di tutto, dobbiamo rifiutare le etichette imposte dalla società smettendola di comportarci da vigliacchi: conosciamo benissimo chi ci sfrutta. Il potere ci mastica per poi sputarci via, eppure tutti noi continuiamo a invidiare i più ricchi e i nostri stessi sfruttatori. Cosa fare allora? Sovvertire il sistema, passando dall’essere coloro che invidiano i più abbienti a diventare sfruttatori a nostra volta. Per farlo basta imparare a farsi invidiare da chi sta peggio di noi, per esempio sfruttando gli immigrati che arrivano nel nostro Paese speranzosi di diventare come noi.
Parlando di poteri forti e di prevaricazioni, Montanini ha ben pensato di (ri-)proporre (dopo averlo già presentato nel programma televisivo Le Iene) il monologo su Weinstein. La figura della donna viene paragonata alle condizioni in cui vivevano i “negri” durante il periodo dell’apartheid prima dell’avvento di Nelson Mandela. Nessuna donna, infatti, ha mai ricoperto posizioni fondamentali ai vertici politici, finanziari o sociali in qualsiasi parte del globo. Anche la stessa religione si è dimostrata maschilista proibendo alle donne di poter mai arrivare a diventare vescovi o addirittura Papa (proprio su quest’ultima figura lo stand-up comedian si è accanito nella chiosa finale dello spettacolo suscitando qualche inevitabile contrasto tra gli astanti). La vera rivoluzione per le donne è quindi capire che grazie al loro sesso (il membro vero e proprio) possono rovesciare un’intera società, perché l’uomo ancora non ha capito di essersi castrato da solo. Se una donna o tutte le donne vogliono destabilizzare il mondo attuale e prendere totalmente il potere ne sarebbero certamente capaci perché sono sessualmente superiori anche se non se ne rendono ancora conto.
Invece, nell’ultima parte dello spettacolo Montanini passa a parlare di come il capitalismo sia riuscito a stravolgere i bisogni primari. Basti pensare al cibo e a come questo venga oggi percepito diversamente rispetto a un tempo. Il numero delle persone obese cresce in maniera esponenziale delineando quindi come il mangiare stia diventando una vera e propria droga. Questa’assuefazione è causata soprattutto dalle mamme e dalle nonne italiane che hanno portato a sostituire l’affettività con il cibo.
Chi è quindi il vero pazzo? Riusciamo ad auto-distruggerci, ucciderci con le nostre mani e non ci sentiamo mai davvero liberi, rimanendo sempre dentro i binari costruiti dalla società attuale che ci ha insegnato a preferire sempre la via della “normalità” e rifiutando qualsiasi concetto di estremismo.
Una società che ha perso da tempo lucidità e forte spirito critico e non è più capace di rifiutare il qualunquismo che la sta uccidendo lentamente.
Al termine della serata Montanini ha ringraziato il pubblico presente per avergli permesso di dire qualsiasi cosa. Non c’è da scandalizzarsi troppo conoscendo questo artista e soprattutto il genere che è solito portare in scena o in televisione (nonostante recentemente sia stato quasi sempre espulso dalle trasmissioni di cui curava gli interventi satirici proprio perché la sua comicità in Italia ancora non viene capita). Lo spettacolo è stato vietato ai minori di 18 anni.

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