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“Festival nel festival” a CivitanovaDanza 2018

“CivitanovaDanza” compie 25 anni e torna con l’appuntamento “Festival nel festival”, contenitore di tre spettacoli nella stessa giornata, in tre location diverse, dedicato alla danza contemporanea.


di Elena Bartolucci

Civitanova Marche (MC) – Il Festival di Civitanova Danza, dedicato al maestro Enrico Cecchetti, compie 25 anni e anche quest’anno ha offerto al pubblico un cartellone che si contraddistingue per la varietà di stili proposta.
Non poteva quindi mancare la formula diventata ormai un classico di questo evento ovvero la serata “Festival nel festival” in grado di racchiudere in un unico appuntamento ben tre spettacoli principali differenti.
Sabato 14 luglio 2018, tutto ha preso il via con la prima italiana al Teatro Cecchetti dal titolo HOMO FURENS della compagnia francese PLAN-K, coreografata da Filipe Lourenço, che, ispirandosi al film Full Metal Jacket di Kubrick, esplora il tema dell’allenamento fisico e mentale delle truppe, in cui lo spirito di squadra che si viene a instaurare tra i componenti contribuisce a dare vita a un viaggio attraverso il quale corpo, spazio e psiche subiscono un duro scontro con la realtà. La scelta del titolo Homo Furens riguarda un uomo delirante ed emarginato, che racconta come un essere spinto al di fuori di se stesso tenda a domandarsi quali siano i propri limiti, che vacillano tra corporalità e volontà, tra individualismo e impegno collettivo.
La serata è proseguita poi al Teatro Rossini con lo spettacolo intitolato ONE. ONE & ONE (una prima italiana in partnership con il festival Fuori Programma di Roma) di VERTIGO DANCE COMPANY coreografato da Noa Wertheim.
Una pièce di danza originale (forse persino troppo) che ruota attorno al desiderio interiore di essere completamente e continuamente messi alla prova da un frammento di realtà nel contesto personale, esistenziale e spirituale dell’individuo. Mentre pone attenzione all’eco, come riflesso di prospettive differenti, One, One & One sviluppa la relazione metaforica tra distante e vicino, tra il se stesso e l’altro.
Lo spettatore presenta comunque una forte difficoltà a cogliere nella danza davvero tutti questi aspetti esplicitati dalla coreografa a parole. Movenze lente e ripetitive che a lungo andare stancano anche se il ritmo sembra aumentare e qualche presa e salto in più cercano di ravvivare il ritmo poco incalzante di uno spettacolo di danza che non sembra mai decollare.
I danzatori in scena, di cui va riconosciuta senz’altro la forte espressività, sono Ron Cohen, Shani Licht, Etai Peri, Nitzan Moshe, Hagar Shachal, Jeremy Alberge, Daniel Costa, Corina Freiman, Petrovics Sándor e Liel Fiback, che hanno ballato sulle ‏musiche di Avi Belleli e la voce di Ilai Belleli. I ‏costumi portano invece la firma di Sasson Kedem mentre il ‏disegno luci, molto interessante e davvero azzeccato, è di Dani Fishof – Magenta.
Come ogni anno, il “Festival nel festival” si è poi concluso a tarda sera al Teatro Annibal Caro con la prima assoluta dello spettacolo FARDE-MOI della COMPAGNIA MF, sulla coreografia firmata da Maxime Freixas e Francesco Colaleo, che è un progetto di residenza.
“Farde-Moi”, dal verbo francese farder, significa truccami/ingannami. Questa pièce di danza contemporanea e physical theater per cinque interpreti approfondisce il tema dell’identità nella società di oggi. Paesaggi emotivi soffici e delicati instaurano una poetica del gesto sospesa e onirica e al contempo energica e carnale. “Una grande nuvola bianca si muove placida, morbida, senza scosse, ma un vento dispettoso o un’energia interiore la fa esplodere in tante piccole nubi improvvisamente sole, improvvisamente nude. A tratti si può tentare di essere ciò che si crede il mondo ci chieda, ma questa è una via senza sbocchi, si rischia lo svuotamento, la perdita di senso. Si può accettare di essere se stessi e intraprendere il difficile cammino verso la consapevolezza: con sforzo e con leggerezza, malinconicamente o sorridendo, con coraggio, con gioia e con rabbia, facendo memoria, cercando radici. Sempre muovendosi al tempo di musiche e di parole, quando si sa chi si è, si può tornare insieme gioiosamente, senza paura di perdersi”.
Uno spettacolo bizzarro e a volte ai confini dell’assurdo dove è difficile tentare di capire il tema portante di una danza a tratti addirittura spiegata attraverso la voce e le parole di una delle ballerine sul palco.
I danzatori sono Francesco Colaleo, Maxime Freixas, Francesca Linnea Ugolini, Laura Lorenzi e Rosada Letizia Zangri. Le musiche sono di Vincenzo Pedata mentre il disegno luci è di Antonio Rinaldi.
Una cosa è certa: “CivitanovaDanza” si afferma nuovamente come festival di danza moderna che non conosce confini e limiti, in grado di rischiare mescolando generi, voci e stili davvero distanti tra loro. Eppure le scelte sempre più audaci in scena hanno maggiore difficoltà di fare breccia sul grande pubblico, calato a livello di presenze.

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