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Emozionante “Madama Butterfly” al Pergolesi di Jesi

“Madama Butterfly” © Foto Stefano Binci - Fondazione Pergolesi Spontini


di Roberta Rocchetti

Non poteva aprire al meglio la 52esima stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi. Una Madama Butterfly “orchestrata” magistralmente commuove il pubblico delle grandi occasioni.

La 52esima stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi ha aperto i battenti con la Madama Butterfly di Puccini. In un teatro gremito abbiamo assistito alla recita di domenica 20 ottobre, ed abbiamo potuto apprezzare questa nuova produzione che è risultata assolutamente all’altezza di un teatro che si è creato una solida e radicata reputazione in ambito operistico anche ben al di fuori dei confini regionali, come parte del pubblico venuto da fuori regione ha dimostrato ampiamente.
Il sipario si è aperto sulle scene di Benito Leonori, sobrie, epurate da chincaglierie e fronzoli ma ben aderenti alla vicenda narrata da Giacosa e Illica, a cui sono venuti in aiuto le luci di Ludovico Gobbi, Mario Spinaci come video designer e le illustrazioni di Riccardo Cecchetti. Essenziale ed estremamente funzionale la scenografia ha trasformato la piccola abitazione di Cio Cio San in una sorta di quinta entrando ed uscendo dalla quale la povera ragazzina giapponese annega progressivamente le proprie speranze di una vita migliore ed infatti la costruzione cambia aspetto durante lo scorrere degli atti seguendo il percorso di decadimento e distruzione dei sogni della piccola gheisha.
Bellissimi i costumi di Patricia Toffolutti sviluppati sui colori della natura in autunno e nel solco di una tradizione che comunica però rigore, eleganza e misura e il trucco che si è rifatto alle maschere del teatro Noh, il quale attraverso le espressioni archetipiche delle emozioni umane ha reso più profonde le espressioni dei sentimenti che si avvicendano nella narrazione stemperando la leziosità delle gestualità nipponiche in una inquietudine che presagisce la tragedia.
La regia di Matteo Mazzoni ha reso la vicenda sul palco netta, lineare, chiara e per questo ancora più tagliente, come la lama che in fondo alla narrazione recide la vita di Cio Cio San, il regista ha mosso i personaggi in maniera perfetta nel gioco di aperture e chiusure delle porte della piccola casa dove vivono la sposa e la sua cameriera creando un palcoscenico sul palcoscenico.

Sul versante vocale la resa è stata più che soddisfacente, partendo dal soprano Silvia Pantani, ottima Cio Cio San, in grado di emozionare con uno stile mai egocentrico ed al servizio di se stessa ma sempre in favore del personaggio nel quale si è completamente immedesimata trasmettendo al pubblico un’emozione sincera, grazie anche ad un fisico adolescenziale e fresco il suo ruolo ha mantenuto tutta la drammatica credibilità richiesta ed è stata in grado di rendere pienamente sia l’adolescente ingenua e turbata del primo atto che la donna disperatamente amareggiata del finale trasportando gli spettatori nell’altalena di speranze continuamente deluse alla quale la sottopone Pinkerton, o forse solo la sua ostinazione nel non voler vedere ciò che è evidente a tutti dall’inizio.
Pinkerton, il grossolano ed incauto manipolatore è stato interpretato da Francesco Fortes che ha saputo navigare da bravo marinaio sia nelle zone acute del suo ruolo spesso traditrici ma che ha gestito invece ottimamente, sia nell’interpretazione generale,  che gli ha consentito di sviluppare un personaggio realistico, disincantato, votato a prendere tutto il possibile solo per il proprio piacere personale senza empatia alcuna se non al ritorno quando comunque il pur evidente senso di colpa per le sue azioni di tre anni prima non gli impedisce di dare la stoccata finale alla sua “bambola”, termine che usa nel parlare di lei con il console Sharpless e che tradisce l’impossibilità di vederla come un essere umano tale e quale a lui.
Lo Sharpless di Italo Proferisce ha soddisfatto pienamente ed è stato giustamente acclamato insieme agli altri protagonisti alle chiamate finali, voce di grande eleganza e vigore, timbro di miele scuro che si è messo al servizio delle varie esigenze espressive del personaggio passando dalla spavalderia iniziale al subitaneo presagio di fine nefasto della cui veridicità si rende conto con progressiva angoscia, così come l’ottima Suzuki di Ilaria Ribezzi, che ha trasmesso vera amicizia e vicinanza con la protagonista ed ha espresso questi sentimenti con una voce perfettamente calibrata, salda ad esprimere protezione e condivisone alla sorte.
Il Goro di Claudio Zazzaro è stato viscido e vigliacco come si conviene, ottima prova per il tenore napoletano, così come buone è stata la prova di Andrea Tabili che ha interpretato il furente Zio Bonzo. Hanno completato il cast Dielli Hoxa nel ruolo del Principe Yamadori, Margherita Hibel come Kate Pinkerton, Luca Giorgini come Zio Yakusidé, Andrea Cutrini era l’Ufficiale del registro, Eleonora Nota la Zia, Yue Wu la Cugina, Lucia Conte la Madre e il piccolo Andrea Bussotto come Dolore.
L’Orchestra Filarmonica Marchigiana sotto la guida del direttore David Crescenzi ha saputo davvero emozionare e cesellare ogni passaggio emotivo con grande apporto di colori, bacchetta sicura quella di Crescenzi che ha scavato lo spartito alla ricerca di quelle emozioni primigenie che la musica di Puccini sa risvegliare se ben interpretata anche al millesimo ascolto, come fosse un interruttore di cui il compositore ha trovato la chiave emotiva, cosa di cui lo accusano spesso i detrattori, quella di fare leva sui sentimenti come se fosse una cosa possibile a tutti quella di andare a risvegliare la zona più profonda di ognuno, perché qui non parliamo del risveglio di emozioni superficiali e volatili di bassa lega, ma di richiami emotivi ancestrali.
Esperimento completamente riuscito grazie anche al Coro Lirico Marchigiano V. Bellini che in questa opera ha avuto un peso fondamentale.
Il pubblico che come dicevamo ha gremito il teatro dopo aver tributato lunghi minuti di applausi a tutto il cast è uscito commosso, quasi in silenzio, a dimostrazione che Puccini ha colpito nel segno anche stavolta.

JESI, TEATRO G.B. PERGOLESI

52^ STAGIONE LIRICA DI TRADIZIONE

mercoledì 16 ottobre 2019, ore 16 – anteprima giovani*

venerdì 18 ottobre 2019, ore 20.30

domenica 20 ottobre 2019, ore 16

MADAMA BUTTERFLY

Tragedia giapponese in tre atti

Libretto di L. Illica e G. Giacosa (da John L. Long e David Belasco)

musica di Giacomo Puccini

Personaggi e interpreti:

  • Madama Butterfly (Cio-Cio-San) Silvia Pantani
  • B.F. Pinkerton Francesco Fortes
  • Suzuki Ilaria Ribezzi
  • Sharpless Italo Proferisce
  • Goro, nakodo Claudio Zazzaro
  • Lo zio Bonzo Andrea Tabili*
  • Il Principe Yamadori, Il commissario imperiale Dielli Hoxha
  • Kate Pinkerton Katia Di Munno* (18/10) e Margherita Hibel* (16/10, 20/10)
  • Lo zio Yakusidé Luca Giorgini*
  • L’ufficiale del registro Andrea Cutrini
  • La zia Eleonora Nota*
  •  Carmela Osato* (18/10) e Yue Wu* (20/10)
  • La madre So Hyun Lee* (18/10) e Lucia Conte* (20/10)
  • direttore David Crescenzi
  • regia Matteo Mazzoni
  • scene Benito Leonori
  • costumi Patricia Toffolutti
  • video designer Mario Spinaci
  • luci Ludovico Gobbi
  • illustrazioni Riccardo Cecchetti
  • assistente alle scene Elisabetta Salvatori

FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana

Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”

maestro del coro Davide Dellisanti

allestimento Romanian National Opera di Cluj-Napoca

realizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini

NUOVA PRODUZIONE

in co-produzione con Teatro Comunale di Treviso Teatro Comunale di Ferrara

*cantanti del corso di formazione professionale per cantante lirico solista del Progetto Sipario Bis Bis. Finanziato dalla Regione Marche con D.D.P.F. 391/IFD del 20/04/2018 POR MARCHE FSE 2014-2020 – Asse 1, PI 8.1, RA 8.5 e Asse 3, PI 10.3, RA 10.3 Cod. siform 201690

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