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“Don Giovanni” secondo Michela Murgia allo Sferisterio

Fotografie di Alfredo Tabocchini


di Elena Bartolucci

Michela Murgia in Don Giovanni, l’incubo elegante, un affascinante viaggio all’interno di una delle opere più ingannevoli della storia.

Macerata – Mercoledì 5 agosto, lo Sferisterio accoglie sul suo palco un numeroso pubblico che, accompagnato dalle parole di Michela Murgia, si addentra in un viaggio analitico dell’opera Don Giovanni.

Più dell’opera musicale, la nota scrittrice si è soffermata a sviscerarne ogni dettaglio legato ai vari personaggi e in particolare alla figura del protagonista troppo spesso erroneamente associata all’idea di un grande amante e conquistatore.

Si può fare confusione tra tutti i vari Don Giovanni creati dalla letteratura (da Byron a Balzac, Pirandello, Maraini ecc.) e spesso si corre persino il rischio di associarlo alla figura di Casanova. Leggendo meglio l’opera di Mozart e del librettista Da Ponte si intuisce come in realtà non era affatto un uomo generoso con il gentil sesso che purtroppo finiva sempre per ricambiarlo. Tutt’altro. A causa di scelte registiche a volte incongrue al libretto originale, è stata spesso data una chiave di lettura sbagliata di questo personaggio del tutto ingannevole.

È un uomo bugiardo e subdolo che indossa sempre una maschera, quello dell’uomo comprensivo e premuroso il cui unico vero obiettivo è quello di togliere l’onore alle sue prede. Le donne per lui sono infatti solo numeri o misure, non hanno nemmeno un nome nella lunga lista delle vittime cadute nella sua rete. Non ha alcuna sensibilità e infatti gli unici aggettivi che meglio possono descrivere chi sia Don Giovanni sono stupratore e assassino. Ecco chi è veramente. Non è un maschio alfa come Don Ottavio, altro personaggio maschile nella storia, che incarna invece tutte le caratteristiche di uomo gentile e comprensivo.

Don Giovanni ha bisogno di aiuto per perpetrare i suoi loschi piani ed è proprio grazie al servo Leporello che riesce ad avvicinare le sue vittime. Un uomo servile che non vorrebbe aiutarlo ma che facendolo si fregia dello stesso titolo vigliacco del suo padrone.

Mozart e Da Ponte hanno quindi messo in musica e su carta le vere gesta di un principe nero che ama solo possedere la donna che finge di sedurre.

La Murgia fa notare anche come nella storia più recente siano esistiti dei veri Don Giovanni (riferendosi allo scandalo del 2012 legato a Dominique Strauss-Kahn, allora presidente del FMI) che finiscono persino per essere giustificati e le loro vittime vengano spesso condannate per aver irretito i sapori sessuali dell’uomo che avevano di fronte. È spaventoso pensare come alla fine del 1700 Mozart e Da Ponte condannassero l’uomo dietro alla maschera di Don Giovanni mentre oggigiorno le vittime di stupro o violenza possano essere giudicate in malo modo.

Per questo motivo per la Murgia è doveroso dedicare gran parte del suo spettacolo anche alla minuziosa descrizione delle tre donne che rappresentano l’universo femminile in questa grande opera: Anna, esempio di rigore morale e ossequio delle tradizioni; Donna Elvira, tradita e costantemente beffata da Don Giovanni ma illusoriamente convinta di poterlo redimere, e Zerlina, donna curiosa che armata di malizia si affaccia al mondo in tutta la sua semplicità.

Lo spettacolo in sé è quasi un pretesto alla fine per approfondire in realtà l’universo maschile che finisce sempre per scontrarsi con quello femminile e come l’amore profondo non significa per forza possessione e sopraffazione. Michela Murgia in Don Giovanni, l’incubo elegante è uno spettacolo del format Palco Reverse del cartellone del MOF di quest’anno ed è una produzione Mismaonda e Parmaconcerti. Scritto dalla stessa scrittrice e mattatrice della serata, sul palco la Murgia è stata in compagnia della fisarmonica del giovanissimo e talentuoso Giancarlo Palena e delle tre voci che hanno interpretato le arie principali dell’opera: il tenore Didier Pieri nelle vesti di Don Ottavio, il basso baritono Davide Giangregorio nei panni di Leporello e la mezzosoprano Federica Giansanti.

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