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Concerto “Virtuoso” al Teatro della Fortuna di Fano


di Roberta Rocchetti

Successo, al Teatro della Fortuna di Fano, del concerto con l’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta da Enrico Fagone, anche al contrabbasso e la violoncellista Miriam Prandi.

Virtuoso. Questo il titolo del concerto al quale abbiamo assistito domenica 24 marzo al Teatro della Fortuna di Fano, concerto i cui protagonisti insieme all’Orchestra Filarmonica Marchigiana sono stati la violoncellista Miriam Prandi e il contrabbassista Enrico Fagone.
Miriam Prandi pluripremiata solista e già astro in grado di brillare di personalissima luce propria nel mondo musicale nonostante la giovane età, ha saputo interpretare i vari brani proposti non solo attraverso il violoncello dal quale tira fuori ogni sentimento ed espressione possibili forte di una tecnica magistrale, di una scioltezza che deriva dalla sicurezza dei propri mezzi, e di una passione assolutamente visibile e sincera, ma anche attraverso una mimica ed una gestualità catalizzanti e che riescono a fare da corollario accattivante alle note e quando ci si trova su un palcoscenico non è un elemento secondario.
Enrico Fagone che ha sia diretto l’orchestra che rivestito il ruolo di contrabbassista solista ha donato al pubblico in sala tutta la propria versatilità ed ecletticità. Capace di far esprimere all’orchestra precisa e coesa un suono compatto, potente e intimo allo stesso tempo all’occorrenza, ha anche messo a disposizione la propria raffinata arte come solista, poliedricità caleidoscopica che deriva da una lunga e variegata esperienza, anche qui a dispetto della giovane età; dopo aver rivestito per anni il ruolo di primo contrabbassista di orchestre tra le più prestigiose al mondo e aver collaborato con figure come Martha Algerich, nonché aver diretto orchestre di professionalità e fama acclarate.
Il programma della serata prevedeva la composizione di Ada Gentile Ho scritto una canzone, dedicata ad Ennio Morricone, brano nel quale la compositrice contemporanea ha cercato un punto d’incontro tra la sua ricerca nella musica d’avanguardia e i celeberrimi temi cari a Morricone di impronta più classica, creando un omaggio che non vuole essere un ricalco, ma un frutto nato da un’ispirazione recepita ed elaborata e dal fluire di una sensibilità ed un’estetica nell’altra.
Hanno fatto poi seguito le Variazioni su un tema rococò per violoncello e orchestra di Pëtr Il’ič Čajkovskij, anche qui troviamo il tentativo del musicista russo di compenetrare le atmosfere mozartiane cercando di far convergere nella propria musica quell’elemento di serenità e celestialità che sono proprie di un certo Mozart e arrivassero a stemperare il tumulto creativo generato dal  proprio tormento interiore, il quale però emerge a tratti donando profondità e verità alla composizione, diremmo rendendola un realistico ritratto sonoro dell’esistenza; tormento che per altro non era in realtà  affatto sconosciuto al salisburghese. Composizione dove Miriam Prandi e il suo violoncello hanno distribuito colori a piene mani.
Mozart è anche il protagonista assoluto della terza proposta, la Sinfonia n° 31 in re magg. K 297 “di Parigi” questo territorio esclusivo dell’ Orchestra Filarmonica Marchigiana che ci ha ricordato il sogno di un Mozart giovanissimo partito per dimostrare alla Francia il proprio talento, il quale non verrà compreso a causa dell’attaccamento dei francesi del tempo a forme musicali stereotipate e di conseguenza poco propensi alle innovazioni e lo restituirà a Salisburgo deluso e orfano di madre, morta nel frattempo nella capitale francese dove lo aveva accompagnato.
Si è concluso quindi con le magnifiche Passioni amorose di Giovanni Bottesini, virtuoso del contrabbasso e compositore ottocentesco, che ha permesso a Miriam Prandi ed Enrico Fagone di esibirsi in coppia in un condensato di bellezza e maestria tecnica.
Successo caldo tributato da un pubblico attento, il quale ha ricevuto come regalo finale un bis sempre eseguito in coppia dai due virtuosi con l’accompagnamento dell’orchestra: Libertango di Astor Piazzolla.
Usciamo dal teatro con la ferma convinzione, ancora una volta, che “musica” sia il sostantivo che si contrappone a qualunque bruttura.

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