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Comunicato da Italy Jazz Network: “Tuteliamo l’Indipendenza Culturale”


a cura dell'Associazione Italy Jazz Network

Pubblichiamo il comunicato di “Italy Jazz Network”, associazione presieduta da Vittorio Albani che rappresenta i management e le agenzie italiane afferenti al mondo jazzistico e che fa parte della “Federazione Italiana del Jazz” presieduta da Paolo Fresu.

13 marzo 2020Italy Jazz Network è l’Associazione che riunisce agenzie e management operanti nell’ambito della musica Jazz, realtà considerata dai più “di nicchia”, ma che è invece parte integrante e cospicua di quell’offerta culturale che rende unico il nostro Paese. La nostra adesione alla “Federazione Nazionale il Jazz Italiano” è l’affermazione chiara e definitiva che crediamo in una filiera nel mondo della cultura, e dunque anche nel comparto della musica, e che ciascuna categoria può continuare ad esistere e operare a condizione che esistano e operino le altre.

La situazione di grave emergenza che stiamo vivendo rende questa verità ancora più leggibile ed evidente.

Il nostro in particolare, come agenti e management, è da sempre un lavoro “dietro le quinte”, valutato per lo più dalla quantità dei concerti realizzati, senza la piena coscienza degli sforzi, anche economici, della passione, della storia, del tempo, delle professionalità impiegate per giungere a quei risultati. Sia che si tratti di eventi a carattere nazionale che, ancora di più, in ambito internazionale.

Ecco dunque che, passata questa tempesta, avanzeremo la richiesta di un riconoscimento come operatori culturali a tutti gli effetti.

Italy Jazz Network riconosce perciò l’assoluta validità delle rivendicazioni provenienti da tutte le categorie del comparto musicale, relative a una riforma che metta finalmente mano al riconoscimento delle professionalità di tutte le realtà coinvolte nelle loro specificità, parificandone doveri, diritti e tutele a quelli di tutti gli altri settori lavorativi.

Altrettanto auspica che i problemi, che si trascinano senza soluzione da decadi, siano finalmente affrontati e risolti definitivamente al termine della crisi scatenata dall’epidemia di COVID-19 ma ritiene che, in questo momento, sia opportuno dare il proprio contributo per fare chiarezza su ciò che è di importanza primaria, vale a dire il sostegno economico a favore delle realtà che nel nostro Paese operano nel campo della musica dal vivo.

In particolare l’ambito jazzistico è costituito per lo più da professionisti e imprese medio/piccole che operano in regime di rischio totale con limitate, se non inesistenti, forme di tutela.

Ora l’emergenza COVID-19 ci porta a concentrarci sulla richiesta di alcune misure eccezionali, per sostenere tutte quelle realtà che, pur partecipando in modo importante alla ricchezza e all’unicità della realtà culturale italiana, sono a rischio di estinzione.

Nell’impossibilità di stabilire un rigido criterio selettivo, determinata dal carattere estremamente vario delle realtà che operano nella musica dal vivo, ci sentiamo comunque di suggerire una semplice linea

guida. Senza entrare nel merito dell’entità del danno, senza indicare cifre che solo un’analisi più accurata di quella che con gli strumenti a nostra disposizione potremmo tentare di delineare, ci sentiamo tuttavia in grado di procedere a una demarcazione netta tra le realtà che stanno subendo e subiranno un danno letale e quelle in grado di proseguire senza il bisogno di alcun sostegno da parte del Governo.

  • I dati macroscopici ci dicono subito che andrebbero escluse tutte le realtà facenti parte di gruppi multinazionali che operano sul territorio nazionale, che producono e distribuiscono a livello internazionale e quindi anche in Italia, tramite società a loro afferenti, i concerti di star internazionali e nazionali. I fatturati di tali gruppi, nella maggior parte dei casi miliardari, sono tali da metterli al riparo da qualsiasi danno e sono facilmente reperibili perché pubblicati sul web.
  • Tutti i tour e i concerti previsti sul suolo nazionale e le loro cancellazioni sono ampiamente documentati e aggiornati dai media e non ne forniremo qui la lista ma, sempre per quanto concerne quelli prodotti e distribuiti dalle multinazionali dello show business, riteniamo che un’analisi approfondita andrebbe senz’altro fatta per determinare con chiarezza quale tipo di accordo tali gruppi abbiano stipulato con gli organizzatori locali che, secondo noi, saranno gli unici soggetti a subire dalle cancellazioni un danno potenzialmente catastrofico.

L’importanza di tale analisi risulterà ancor più evidente se si considera che il danno subito dagli organizzatori locali – in generale e non limitatamente a quelli che operano su scala macroscopica – non può non ricadere su tutta la filiera della musica dal vivo.

A noi appare del tutto evidente che se scompaiono gli organizzatori non ci sarà più lavoro o che, nella migliore delle ipotesi, accadrà anche in Italia quanto è già accaduto negli Stati Uniti e in altre nazioni: una maggiore ed esiziale concentrazione monopolista attraverso l’acquisto di tutte le società non più in grado di sopravvivere coi propri mezzi. Esemplificativo è il percorso di una società statunitense: alla fine degli anni novanta un’azienda, leader nel campo della cartellonistica stradale, acquista la stragrande maggioranza delle radio del Paese. Il secondo passo è stato acquisire alcune fra le principali agenzie di spettacolo. L’Anti-Trust pone un blocco e dunque l’azienda sbarca in Europa dove acquista la maggior parte delle agenzie di spettacolo, comprese alcune italiane. Negli USA intanto compra teatri, arene e palazzetti non più in grado di resistere al suo strapotere. Molte società di servizi fanno la stessa fine e l’atto finale è l’ingresso nel ticketing.

A nostro avviso l’attenzione del Governo a questa demarcazione, allo scopo anche di preservare l’indipendenza culturale del nostro Paese, dovrebbe essere massima.

Tutte le realtà indipendenti che ancora vivono in Italia devono essere salvaguardate: Teatri, Associazioni Culturali, Festival e Rassegne, con un’attenzione più marcata alle molte collaborazioni fra pubblico e privato.

Dunque ci uniamo alla categoria degli Organizzatori nel sollecitare l’incremento del Fondo Unico per lo Spettacolo e la creazione di un Fondo Speciale legato a questa emergenza, così da poter sostenere efficacemente quelle realtà, secondo il criterio sopra descritto, che possano garantire una ripresa del lavoro di tutta la filiera, e sostenere o condividere i danni causati da questa emergenza con gli altri elementi.

Sosteniamo altrettanto la battaglia dei musicisti professionisti, la loro richiesta di risolvere le criticità dei lavoratori “intermittenti”. A questo proposito riteniamo utile documentarsi e riferirsi alle esperienze di altri Paesi, più avanzate rispetto all’Italia nella valorizzazione della cultura e delle professionalità che la creano e la promuovono.

Vogliamo unire la nostra voce a quella di tutti coloro che chiedono attenzione alle piccole realtà culturali delle quali il nostro Paese è costellato e che contribuiscono a rendere la nostra offerta turistica la più vasta e ricca del mondo.

Da questa emergenza usciremo, ma risulteremo più forti di prima solo se useremo questo tempo “sospeso” per riconsiderare tutti le priorità.

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