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Avvincente racconto di Giordano Bruno Guerri in “Fiume, una storia italiana”


di Roberta Rocchetti

“Fiume, una storia italiana” raccontata da Giordano Bruno Guerri alla Mole Vanvitelliana di Ancona per “Adriatico Mediterraneo Festival” accompagnato dal giornalista Matteo Tacconi e dal fisarmonicista Renzo Ruggieri.

All’interno del cortile della splendida Mole Vanvitelliana di Ancona, geniale edificio a pianta pentagonale a ridosso del porto, ex lazzaretto e ora perfetto contenitore di eventi, abbiamo assistito venerdì 28 agosto alla serata organizzata nell’ambito della rassegna “Adriatico Mediterraneo Festival” intitolata “Fiume, una storia italiana”.

Giordano Bruno Guerri, giornalista, scrittore, storico, e dal 2008 presidente del Vittoriale degli italiani a Gardone Riviera ha illustrato con l’ausilio del giornalista Matteo Tacconi e intervallato dalla virtuosissima fisarmonica di Renzo Ruggieri l’utopistica avventura di d’Annunzio a Fiume.

Quella di Fiume, ha raccontato Guerri, è una storia epica, mitica, che necessiterebbe di essere meglio conosciuta nella sua interezza, ma un coriaceo senso di vergogna dovuto a fraintendimenti interpretativi impedisce agli italiani di approcciarvisi serenamente.

Nel 1919 uno scalpitante seppur già 56enne d’Annunzio frustrato per quello che chiama e che tutti chiameranno da allora “vittoria mutilata”  riferendosi all’assegnazione dei territori dopo la fine della prima guerra mondiale alla quale aveva partecipato, decide con un manipolo di 1600 soldati disertori dell’Esercito Italiano di andarsi a riprendere Fiume, riesce ad entravi senza sparare un solo colpo di arma da fuoco, senza un gesto di violenza e si insedia con i suoi dando inizio ad una avventura unica che ha al suo interno tutto il bene e il male della natura umana.

In poco tempo Fiume diventa una sorta di isola felice dove i legionari praticano l’amore libero, fanno uso di droghe, immuni da ogni costrizione borghese dell’epoca, sotto l’ala del poeta guerriero e l’influenza di Guido Keller, geniale giovane dallo spirito proiettato nel futuro (è ecologista, coltissimo, omosessuale dichiarato e vegano)  i fiumani vivono quello che potremo definire un prolungato baccanale, come satiri e menadi nell’estasi dionisiaca, figure spesso evocate dal poeta nel suo Alcyone.

Ma a Fiume non si vive solo di questo, questa esperienza estrema dà origine alla Carta del Carnaro, una costituzione illuminata, progressista, liberale, che nella volontà di d’Annunzio avrebbe dovuto regolare la vita di Fiume e poi a seguire quella dell’intera Italia.

Nella Carta del Carnaro d’Annunzio auspica la completa uguaglianza tra uomo e donna anche e soprattutto in ambito politico, l’assenza di gerarchie in campo militare, una rete di protezione per i popoli oppressi dall’allora dilagante colonialismo, la necessità di nutrire gli esseri umani con l’arte, la cultura, la musica, la bellezza.

Quella di Fiume fu un’avventura epica che permeò il periodo, che segnò in maniera indelebile il prima e il dopo, che venne presa ad esempio sia a destra che a sinistra, a Fiume vi si trovarono futuri fascisti e futuri veementi antifascisti come Mario Magri e Alceste de Ambris, a Fiume giunsero anche Marconi e Toscanini ma purtroppo l’avvento del fascismo seguente all’epopea fiumana che si appropriò di alcune modalità di comunicazione e di alcuni slogan ha fatto sì che le generazioni successive evidenziassero erroneamente l’esperienza di Fiume come l’embrione del fascismo, errore al quale non si è ancora posto rimedio, anche se dice Guerri, lentamente si torna a ristabilire la verità dei fatti.

L’esperienza del poeta guerriero finì nel 1920, confidando in un mancato appoggio di Mussolini che invece lo tradirà d’Annunzio decide di arrendersi quando si accorge che il governo italiano guidato da Giolitti è pronto a fare una carneficina pur di liberare Fiume dalla presenza sua e dei suoi, dopo essere stato sottoposto al bombardamento da parte dell’Andrea Doria, scioglie il sogno e torna in Italia chiudendosi fino alla fine dei suoi giorni al Vittoriale.

La fisarmonica di Renzo Ruggieri direttore artistico del Festival della Fisarmonica di Castelfidardo ha accompagnato in maniera struggente il racconto di Guerri, spaziando tra brani come A Vucchella il cui testo fu scritto dallo stesso d’Annunzio, A tazza ‘e caffè, La violetera, Vola colomba e un magnifico medley di Gorni Kramer.

Giordano Bruno Guerri ha raccontato come sempre in maniera avvincente e con sapienza l’avventura di Fiume nel libro Disobbedisco e prorogata fino a dicembre è possibile visitare una mostra curata dallo stesso Guerri all’Aurum di Pescara proprio inerente l’esperienza fiumana. Inoltre non dimentichiamo che al Vittoriale sul lago di Garda è possibile visitare le vestigia che hanno accompagnato gli ultimi malinconici anni di vita del poeta, dove è possibile sentirlo ancora presente e vicino. Il ‘900 deve molto alla ribellione fiumana, e qualcosa continuiamo a dovergli tutt’ora, dal momento che molte delle utopie di uguaglianza e libertà vergate nella Carta del Carnaro e auspicate dall’“orbo veggente” un secolo fa sono ancora lungi dall’essere conquistate.

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