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“Ali di sasso”, l’ultimo libro di Giulia Grilli

"Ali di sasso. Storia di un aquilotto dei Monti Azzurri". Autrice: Giulia Grilli; illustratrice: Diletta Eleuteri; editore: Fas Editore; anno edizione: 2018; in commercio dal: 1gennaio 2018; 56 p., ill., brossura; EAN: 9788896823170; età di lettura: da 5 anni


a cura di Vincenzo Pasquali

Presentiamo “Ali di sasso. Storia di un aquilotto dei Monti Azzurri”. Secondo libro di Giulia Grilli, illustrato da Diletta Eleuteri; una favola ambientata a Foce di Monte Monaco, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini.

La recensione di Simonetta Cinaglia

Questa favola ha come principale protagonista Billo, un giovane aquilotto con difficoltà a volare. Poi ci sono i suoi amici: Filo, il serpentello; Susy, la scoiattolina senza coda; Romeo, il fagiano saggio emigrato dalle colline vicino al mare e le sorelle cornacchie Lara e Bice. La storia si svolge nel paesaggio dei Monti Sibillini e narra della diversità di Billo, seppur momentanea, toccando i temi della morte, del dolore, della solitudine e della diversità. Billo ha perso la sua mamma, uccisa dai cacciatori, e ha un grave blocco psicologico che gli impedisce di volare, contravvenendo alla natura stessa delle aquile. Rimasto solo viene allevato dalla nonna e in parte da zio Turbo.  Crescendo decide di lasciare i suoi cari amici, con cui aveva trascorso intere giornate a giocare, per andare a scoprire il mondo oltre le sue montagne. Le scene sono descritte con particolare attenzione: le caratteristiche fisiche dei paesaggi, i colori e le atmosfere trasportano il lettore nell’ambiente naturale e splendido dei Monti Sibillini. Anche i protagonisti, delineati attraverso le loro caratteristiche fisiche e psicologiche, contribuiscono a creare una storia ricca di insegnamenti e di valori. Questa favola è utile per far soffermare i ragazzi a pensare alla diversità in tutte le sue forme. Essa può riguardare una mancanza fisica, ma anche un atteggiamento verso la vita non conforme agli standard, che nessuno peraltro ha decretato e deve imporre: come la difficoltà nel cercare di realizzare i propri sogni.

Le immagini sottostanti si riferiscono al laboratorio espressivo fatto con i bambini che hanno raccontato a modo loro i Sibillini dopo la presentazione del libro a Montemonaco (AP)

L’intervista di Valentina Trenta fatta all’autrice e tratta da “Piceno Oggi” (https://www.picenooggi.it/2019/01/03/62536/ali-di-sasso-favola-dai-sibillini-intervista-allautrice-giulia-grilli/)

Foce di Montemonaco, Castelluccio di Norcia e i Monti Sibillini sono lo scenario naturale di ambientazione del tuo libro, Ali di Sasso. Perché questa scelta?

Sono i miei luoghi del cuore, quelli in cui vivo e da cui traggo ispirazione per le mie storie. Ciò che di essi più mi affascina è la bellezza che sanno regalare in ogni stagione dell’anno, anche quando, silenziosi e scoloriti, si velano di nebbia o sono sferzati dal vento. E capita spesso. I miei monti sono anche magici perché da sempre sono abitati da personaggi fantastici e misteriosi come la maga Sibilla, le fate dai piedi di capra, le streghe nottambule che cavalcano cavalli imbizzarriti, i demoni del lago di Pilato e i mazzamurelli. Sono solo leggende ma, insieme alla bellezza del paesaggio, attirano ogni anno numerosi visitatori, anche stranieri. Nel libro accenno a queste storie quando descrivo “La Valle delle Ombre”, quella che per me è la Valle di Foce di Montemonaco, la piccola località adagiata ai piedi della “montagna coronata”, cioè la Sibilla.

I protagonisti sono l’aquilotto Billo, Nonna Dora e Zio Turbo, la frana di terra e sassi dai “bellissimi monti azzurri” diventa emblematica e simbolica dell’ormai tristemente noto sisma del 2016. C’è un messaggio intrinseco nella tua opera rivolta ai bambini?

Sì, il messaggio c’è e sono felice quando viene colto. I Sibillini sono montagne fragili, scosse periodicamente da terremoti più o meno devastanti. Sono così belli perché la natura li ha modellati con le sue stesse mani, nel corso dei millenni, rendendoli particolari. C’è una diversità ambientale che mi stupisce sempre. La fragilità però è anche distruzione, incertezza, paura, cambiamento. E noi che abitiamo questi monti lo sappiamo bene. L’ultimo terremoto, quello del 2016, ha avuto un grande impatto non solo sulla natura ma anche sulla vita delle persone e su quella delle piccole comunità. In un momento come questo, definito post terremoto, tenere lo sguardo fermo sui tesori che ci appartengono, non solo di tipo naturalistico ma anche storico, artistico, sociale e culturale, ci aiuta a non smarrirci e a conservare l’identità e la fierezza di gente dei Sibillini. Ai bambini, insieme alla nostra storia, possiamo trasmettere l’orgoglio, la speranza in una rinascita continua, la necessità della conservazione e dello sviluppo nello stesso tempo, l’idea di un legame forte con questa terra bella e magica, malgrado le asperità, i disagi e il sottile senso di solitudine che sono parte naturale della vita di montagna. 

Paura, disabilità, amicizia. Come affrontano quotidianamente i bambini e i ragazzi il percorso di crescita, rispetto al passato?

Credo che oggi i nostri ragazzi abbiano tante sfide da affrontare nel loro percorso evolutivo. Lo stile di vita di grandi e piccini è cambiato notevolmente negli ultimi anni e le nuove modalità comunicative influenzano la vita di relazione in ogni contesto. Per quanto interessante ed utile è tutto ciò, non sfugge a nessuno però come si sia ridotto il tempo per stare insieme e per raccontarsi guardandosi negli occhi ed empatizzando senza l’ausilio delle faccine colorate che utilizziamo tutti i giorni nella comunicazione social. I bambini di oggi, come quelli di ieri, hanno bisogno dell’attenzione e della cura dei genitori, nonché di un tempo “lento” in cui poter esprimere emozioni e bisogni. Nel libro racconto quella difficoltà di crescere, precisamente un blocco evolutivo, che può sopraggiungere quando accadono eventi luttuosi. Il protagonista della storia, l’aquilotto Billo, trova il coraggio di superare le sue paure grazie all’affetto di Nonna Dora e di zio Turbo, e grazie all’amicizia dei tanti animaletti che popolano la fantastica Valle delle Ombre.  

Svolgi la professione di psicologa. Quanto credi sia necessario un servizio di assistenza emotiva dopo un evento tragico come il terremoto? Nei confronti dei bambini, attraverso quali strumenti, si può agire, negli ambienti familiari e scolastici?

Il terremoto può avere effetti destabilizzanti sulla vita delle persone, soprattutto dei bambini e degli anziani. A seconda dell’impatto psicologico vissuto è importante offrire aiuti diversi. Nei casi più gravi è necessario un percorso terapeutico con figure specializzate che aiutino ad elaborare il tragico evento. In molte altre situazioni sono utili l’ascolto e il sostegno psicologico offerti da servizi, compresi quelli scolastici, che abbiano una certa stabilità sul territorio, anche dopo l’emergenza. In questi due anni dal sisma abbiamo fatto esperienza della delusione, spesso dello sconforto, o della rabbia per la lentezza della ricostruzione, per la dispersione della comunità, lo spopolamento e la perdita di tanti punti di riferimento sia fisici che sociali. Il terremoto non è solo la scossa, ma anche quel cambiamento forzato a cui tutti siamo chiamati, seppure in maniera diversa a seconda di come ne siamo stati colpiti. L’aiuto psicologico allora diventa importante non solo nel momento dell’ascolto ma anche quando sostiene e dà fiducia nel cambiamento, quando permette di sviluppare le capacità di gestire le emozioni e lo stress, di potenziare la capacità di resilienza, di sviluppare le risorse personali e di restituire il ruolo di protagonisti attivi della propria vita.  In questo senso anche i genitori e gli insegnanti possono tornare ad aver fiducia nel loro ruolo educativo e di sostegno alla crescita dei bambini e dei ragazzi dopo che, loro stessi, sotto il peso dei drammatici eventi si sono sentiti fragili e meno efficaci come educatori. Credo che anche i laboratori ludico-ricreativi ed artistici condotti dalle associazioni di volontariato sul territorio colpito dal sisma siano un’importante risorsa, perché permettono ai bambini e ai ragazzi di ritrovarsi, anche al di fuori della scuola, di socializzare, di creare e di esprimere se stessi. Anche in questo modo si può tenere viva la comunità, si combatte l’isolamento e si ricostruisce il legame con un territorio vissuto per troppo tempo come “minaccioso e cattivo”. Di certo le istituzioni possono fare molto perché vengano ricostruiti i paesi, con le case, le attività economiche, i sevizi pubblici e i luoghi di vita comunitaria più importanti. Tutto questo deve avvenire prima che la fiducia venga meno e il legame con la propria terra si spezzi definitivamente.

Note sull’autrice

Giulia Grilli

Giulia Grilli è nata ad Ascoli Piceno e vive a Montemonaco, nel Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Ha pubblicato nel 2018 Il Paese al Contrario, un libro per bambini che racconta, attraverso la favola, alcuni eventi accaduti nel Centro Italia durante il terremoto del 2016. È autrice di numerosi testi teatrali per adulti e per bambini, in lingua e in vernacolo umbro-marchigiano. Ha curato personalmente la regia di rappresentazioni teatrali dei suoi testi presso scuole, centri per disabili, centri di educazione ambientale, compagnie amatoriali. Svolge la professione di psicologa in diversi centri di ascolto del Piceno e Fermano. Si occupa principalmente di educazione, promozione del benessere psicologico e sostegno alla genitorialità. Utilizza spesso le tecniche espressive nei suoi progetti di educazione alla salute, di prevenzione del disagio psicologico e di educazione ambientale.

Note sulla illustratrice

Diletta Eleuteri

Diletta Eleuteri attraverso “Dilettarte” si dedica a creazioni artistiche di pittura sia su tela che in qualsiasi altro materiale tipo: cartone, legno, ceramica, vetro, stoffa, ecc; decorazioni e riproduzioni di dipinti con varie tecniche: olio, matita, tempera, acquerello, sanguigna; pittura in generale. Prodotti e servizi che offre: organizzazione di eventi e spettacoli; creazione di libri e opere d’arte; restauro e conservazione di opere d’arte.

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