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Al Roma Jazz Festival il batterista Antonio Sanchez e il suo quintetto

Fotografie di Emiliano Acciaresi


di Federica Baioni

Il grande Antonio Sanchez alla batteria e il suo quintetto Migration protagonista del Roma Jazz Festival con un messaggio umanitario e carico di speranza.

Roma, 4 novembre 2019 – Ritmiche suadenti, suite e brani che fanno della composizione melodico-ritmica la protagonista indiscussa delle due ore di performance regalate al pubblico romano da Antonio Sanchez batterista messicanoclasse 1971, vera star del jazz non solo americano ma internazionale new yorkese d’adozione grintoso e dal drumming tecnicamente ineccepibile. Conosciuto dai media ultimamente per il suo sincero atteggiamento anti Trump e pro immigrazione. Il titolo del suo progetto Migration parla chiaro: una battaglia ostinata e contraria a colpi di bacchette e note verso le politiche del presidente americano. Il batterista ha infatti dedicato il suo ultimo lavoro discografico “Lines in the Sands” al tema delle migrazioni come risposta a Trump e al suo famigerato muro anti-immigrati, già eretto a Tijuana, sul confine tra la California e il Messico, e in altre zone. Alla guida del quintetto Migration (con la vocalist Thana Alexa sua moglie, il sassofonista David Chase Baird, il tastierista John Escreet e il contrabbassista Orlando Le Fleming). Ensemble compatta sin dalla prima nota e magistralmente diretta dal compositore e drummer messicano. Sanchez ha composto un lavoro dal netto contenuto politico: tre brani incastonati fra due suite di oltre venti minuti ciascuna, dove malinconia, forza e speranza sono in perfetto equilibrio tra di loro. Punto di riferimento per i batteristi di tutto il mondo, Sanchez è stato celebrato nel 2015 per la colonna sonora del film premio Oscar Birdman del regista connazionale Alejandro González Iñárritu.  Docente e turnista da anni nella band del chitarrista Pat Metheny, Sanchez ha studiato in conservatorio e poi al prestigioso Berklee College of Music di Boston. Tra le sue esperienze significativa quella degli inizi con l’Orchestra United Nation di Dizzy Gillespie, ha vinto un Grammy, ha suonato con musicisti come Chick Corea, Chris Potter, David Sánchez e Scott Colley solo per citarne alcuni. Il concerto romano in cartellone per il Roma Jazz Festival è stato una perla rara, una carrellata di brani intensi dove il lirismo e la provenienza sudamericana si percepisce dalla prima all’ultima nota in un excursus sonoro accompagnato da dolci melodie e cori cari alla tradizione latina.

Possiamo dire in conclusione che Antonio Sanchez è il degno erede del lirismo affidato alle composizioni del Pat Metheny group e con una notevole evoluzione ritmica e compositiva con brani complicati e pieni di ostinati, tempi dispari, unisoni melodici tra voce e sax e forse l’elemento che più ha colpito è stata la complessità compositiva sapientemente suonata ed eseguita da una band super rodata di musicisti guidati dalla grande disinvoltura del batterista messicano.

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