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Adriana Argalia e la “sua” Danza fotografata

La fotografa Adriana Argalia e la sua mostra “Quanto è bella giovinezza”, allestita lo scorso ottobre al Teatro Pergolesi di Jesi


di Alberto Pellegrino

Nello scorso ottobre è stata allestita nel Teatro Pergolesi la mostra fotografica di Adriana Argalia intitolata Quanto è bella giovinezza, nella quale l’artista jesina si confronta ancora una volta con il mondo del teatro e in questo caso particolare con il mondo della danza classica. Si tratta di fotografie realizzate nel corso degli spettacoli che l’Associazione Nuovo Spazio Studio Danza di Jesi ha presentato nel Teatro Studio Valeria Moriconi, nell’ambito del progetto “Social Opera 2016/2017e del saggio di fine anno del giugno 2017. Nella mostra sono stati inseriti anche alcuni lavori fotografici di compagnie di danza che la Fondazione Pergolesi Spontini ha ospitato negli ultimi anni.
L’eleganza figurativa, la raffinata delicatezza e la consueta precisione tecnica di Adriana Argalia sono riuscite a cogliere quella bellezza, quelle emozioni e sensazioni che la danza riesce a trasmettere. La fotografa jesina si affida al colore per ricreare la ricchezza cromatica delle scene, mentre il suo obiettivo riesce a fissare l’armonia e la grazia dei movimenti delle danzatrici.
La scena si apre con le ballerine che s’intravedono dietro una grande quinta rossa come fossimo noi a spiarle sul palco. Poi Adriana fa un grande lavoro sui dettagli con l’unica eccezione di un gruppo di ballerine raccolte al centro della scena e avvolte in una vaporosa nuvola di tulle rosa. Dettagli sono le gambe tese dell’armonico sforzo della danza; ancora un dettaglio sono volti e braccia che tracciano con i loro volteggi  linee immaginarie nello spazio. Una fantasiosa ripresa dall’alto riesce a rendere il turbinio della danza in un trionfo di colori rosa pastello; infine, chiude questo racconto la bellissima promenade di una graziosa ballerina in tutù e cilindro rossi che attraversa la scena, percorrendo un tappeto di splendenti luci circolari.
Ancora una volta la fotografia incontra la danza ed è un incontro nel segno di una poesia iconica che nasce dalla sensibilità di una donna-fotografo che sa leggere e interpretare la realtà rivestendola di movimento e di fantasia.

 

 

 

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