Visita la vecchia versione della rivista su questo indirizzo http://www.musiculturaonline.it/musicult

Ad Anversa successo di “Der Schmied von Gent” di Franz Schreker

foto © Opera Ballet Vlaanderen


di Alma Torretta La Rocca

Alla riscoperta di Der Schmied von Gent dell’austriaco Franz Schreker. Riuscito allestimento ad Anversa, anche se il libretto è strumentalizzato per parlare di colonialismo dal giovane regista tedesco Ersan Mondtag, alla sua prima esperienza con l’opera. Cast musicale di ottimo livello.

Autore Trascurato, l’austriaco Franz Schreker (1878-1934) è oggi oggetto di amore appassionato da parte di in piccolo gruppo di conoscitori che hanno quindi salutato l’iniziativa della fiamminga Opera Ballet Vlaanderen di Anversa-Gand di metterne in scena un nuovo allestimento con grande entusiasmo. L’ebreo Schreker è stato boicottato con l’avvento del nazismo, e se nei primi decenni del Novecento era molto famoso nei paesi di aerea germanica, proprio dopo la prima proprio di quest’opera, il suo ultimo lavoro, avvenuta nel 1932 a Berlino, verrà messo da parte e dimenticato. La regia è firmata dal giovane regista tedesco Ersan Mondtag, già famoso per il suo teatro politicizzato e provocatorio, alla sua prima esperienza con l’opera, il risultato è dinamico, fresco, ironico. Ma le aspettative sono state un po’ deluse dalla scelta drammaturgica di far diventare il protagonista Smee, uomo buono che sarà costretto a vendersi al diavolo, un dittatore con le sembianze di Leopoldo II, il re dei belgi che ha colonizzato e sfruttato il Congo. Lettura che risulta completamente estranea all’opera in quanto Smee nel libretto non sarà mai senza scrupoli, non cederà mai veramente al male anche se per sette anni ne godrà i benefici, il denaro ricevuto lo utilizzerà, infatti, solo per riaprire la sua attività di artigiano fabbro e richiamare i suoi lavoratori, e alla fine troverà anche il modo, con la furbizia, di mettere letteralmente nel sacco la sua tentatrice. L’impressione è di incongruenza tra quello che si sente e si vede, una lettura oltretutto incomprensibile a chi non conosce la storia belga, malgrado l’importanza del dibattito sulla colonizzazione il collegamento qui non riesce. Un vero peccato che si sia messa in scena finalmente una nuova produzione di Der Schmied, in coproduzione con il Nationaltheater Mannheim, decisione dell’Opera di Anversa probabilmente dovuta in buona parte al fatto che si tratta di una storia ambientata in un paese fiammingo, ma stravolgendola così tanto. Tanto più che siamo di fronte ad uno dei pochi casi, oltre a quello celeberrimo di Wagner, di compositore che si scriveva da solo pure i suoi libretti, in questo caso ispirato da un racconto del belga Charles De Costere, quindi testi e musica qui sono più che altrove un vero tutt’uno. Al contrario la direzione musicale del maestro Alejo Pérez rende appieno le sonorità del musicista, piena di vita e di energia, alla testa di un’orchestra precisa e attenta con i timbri squillanti che caratterizzano l’ultimo Schreker. Il cast di interpreti è tutto di ottimo livello: Smee è interpretato dal bravo baritono inglese Leigh Melrose, ottimo anche come attore; bella voce anche quella del mezzosoprano estone Kai Rüütel che ne interpreta la devota moglie; l’affascinante dea tentatrice Astarte è invece il giovane soprano sudafricano Vuvu Mpofu, strepitosa nella parte; il tenore spagnolo Daniel Arnaldos è lo spassosissimo assistente ed amico di Smee, qui proposto felicemente barbuto ma in abiti femminili; Giuseppe, che con la moglie Maria ed il figlioletto si presenta a Smee in vesti di medicante, è ben incarnato dal giovane bravo baritono belga Ivan Thirion; solo per citare alcuni nomi di un cast giovane ricco di talenti. Le scene di Manuela Illera ed i costumi di Josa Marx sono fantasiosi, colorati, moderni, a tratti davvero poetici come nel caso del Paradiso rappresentato come una stanza con bei quadri di nuvole, malgrado la banale bancarella di waffles. Insomma, ci sono tutti gli elementi di un bellissimo spettacolo, a parte qualche sovrastruttura che si poteva evitare perché strumentalizza, banalizza e appesantisce la visione positiva che invece aveva Schreker del lavoro e di una collettività basata sull’aiuto reciproco e sul rispetto. Valori che infatti gli garantiranno infine l’ingresso in Paradiso, lui che era rimasto nel limbo, grazie anche alla moglie che lo sosterrà sempre e perorerà la sua causa davanti ai Santi. Se il primo tempo ha il sapore più della fiaba, la seconda parte è un crescendo di pure emozioni che fa venire voglia di riscoprire altro di Schreker.

All’Opera di Anversa dal 2 all’11 febbraio, a Gand dal 21 all’1 marzo.

Commenti

commenti