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A Liegi torna con successo “Les Pêcheurs de perles” di Bizet

Fotografie © Opéra Royal de Wallonie-Liège


di Alma Torretta la Rocca

Allestimento minimalista di Yoshi Oïda, sul podio il maestro Michel Plasson, per il successo di Les Pêcheurs de perles di Bizet all’Opéra Royal de Wallonie-Liége dall’8 al 16 novembre.

Quando si mette in scena un’opera d’ambientazione esotica come Les Pêcheurs de perles il dilemma è sempre se restare fedele al decor proposto dal libretto, con il rischio di apparire old style, oppure sperimentare soluzioni alternative. È quest’ultima la scelta effettuata per quest’edizione dei Pescatori di Perle di Bizet creata per l’Opéra Comique di Parigi nel 2012 in coproduzione con l’Opéra Royal de Wallonie-Liége dove è poi andata in scena con un cast d’interpreti prevalentemente belga, ed adesso è tornata con nei ruoli principali invece due giovani stelle della lirica francese, il tenore Cyrille Dubois nella parte di Nadir e il soprano Annick Massis in quella di Leila. Nuovo cast che ha fatto arrivare a Liegi, per la prima rappresentazione, pure un certo numero di critici parigini.

Tornando all’allestimento, Yoshi Oïda, laurea in filosofia e formazione d’attore di teatro tradizionale giapponese, ha scelto la carta del minimalismo nelle scene e negli arredi, firmati Tom Schenk, per una lettura dell’opera giovanile di Bizet il più possibile universale e poetica. Non c’è nulla di pittoresco, tutto è più suggerito che esplicitamente visibile, dalla tempesta all’incendio finale tutto è reso sopratutto con gli effetti di luce, non sempre efficaci, di Fabrice Kebour, che ravvivano uno sfondo caratterizzato solo da pennellate di tenui colori. Sfondo che resta immutato per tutte e due gli atti, lateralmente solo con due specchi che lo riflettono. Faranno una fugace apparizione in lontananza dei pescatori che si immergono lasciando fluttuare in aria le gambe, tra le immagini più poetiche della serata, insieme alle lievi barchette che volano come foglie al vento, e ad arricchire la scena anche dei ballerini che eseguono delle coreografie appena orientaleggianti. L’impressione è che si sia toccato l’estremo opposto del kitch esotico, depurando fin troppo, perdendo gran parte del godimento visivo, rendendo oltretutto di difficile comprensione l’opera per chi non ha letto il libretto, anche perché Oïda apre con la coppia di innamorati che fugge, quindi anticipando la scena finale e lo svolgersi degli eventi va letto quindi come un flashback di Zurga. Ma, come accade nelle opere presentate in forma di concerto, la povertà scenica favorisce l’attenzione sulla partitura musicale. E la direzione dell’ottantenne maestro Michel Plasson si rivela sin dalle prime note godibilissima e ben ponderata nei tempi, riuscendo a rendere tutta la delicatezza ed il grande lirismo dell’opera senza nulla togliere alle scene d’azione più dinamiche. Se a qualcuno invece è parso a tratti che il maestro abbia rallentato fin troppo, dall’altra parte il coro ha avuto pure in altri momenti chiare difficoltà a seguirlo ed è apparso purtroppo un po’ sfilacciato. Le voci sono invece una conferma delle attese, a cominciare da quella del baritono Pierre Doyen nella parte di Zurga, il primo solista in scena, bel timbro possente e squillante, dizione chiarissima che interpreta in modo convincente e coinvolgente la figura del capo del villagio dilaniato tra sentimenti di dovere, amicizia e gelosia. La voce del tenore Cyrille Dubois, di gusto molto francese, non possente ma elegante e precisa, si rivela molto lirica, ed infatti regala un’aria di Nadir, Je crois entendre encore, delicatissima e da bis.  Per la parte di Leila bisogna poi avere sottile voce d’usignolo, e ben assume il ruolo Annick Massis che ha pure già interpretato la parte in occasione della tourneé di quest’allestimento in Oman. Di buon livello anche il Nourrabad del basso Patrick Delcour, che impersona con autorevolezza il sacerdote. La prestazione di tutto il cast, scaldata la voce, è in crescendo, compresa quella del coro infine più compatto, e ben meritati sono stati dunque i calorosi applausi finali per uno spettacolo nel complesso assai raffinato, applausi ringraziati dagli interpreti con un delizioso piccolo bis finale.

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