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A Liegi ritorno della “Cenerentola” di Roussat & Lubek

Fotografie di Jonathan Berger © Opéra Royal de Wallonie - Liège


di Alma Torretta La Rocca

Allestimento buffo, all’Opera di Liegi, dal 18 al 31 dicembre, de La Cenerentola di Rossini messa in scena a cura di Cécile Roussat & Julien Lubek. Ottimi gli interpreti.

È tornata a Liegi la Cenerentola di Cécile Roussat & Julien Lubek con un cast d’interpreti d’ottimo livello e sul podio il maestro Speranza Scappucci che ne ha dato una lettura musicale vibrante e moderna nei tempi d’esecuzione.

Roussat&Lubek, che si sono incontrati nel 2000 durante una formazione come mimi presso Marcel Marceau, è stato proprio a Liegi che hanno firmato la loro prima produzione d’opera, un Flauto magico che ha avuto un grande successo sia di pubblico che di critica, a cui sono seguite altre messe in scena d’opera tra cui, appunto, nel 2015 questa Cenerentola nel loro inconfondibile stile fiabesco al limite del surreale e del burlesco che affianca sempre ai cantanti anche ballerini, mimi, acrobati e giocolieri, esagerando sempre con il trucco e con stratagemmi d’altri tempi più che ricorrendo alla moderna tecnologia.

Anche di Cenerentola Roussat&Lubek firmano praticamente tutto: regia, coreografie, scene e costumi e pure le luci, anche se quest’ultime con il contributo di Sylvain Geerts. Ed il pubblico di Liegi è sembrato molto apprezzare il ritorno della loro cifra stilista naif perché li ha gratificati con lunghi applausi. Malgrado scene dall’aspetto un po’ vecchiotte, quasi dilettantistiche rispetto a quelle sofisticatissime che si realizzano oggi nei teatri d’opera, ma montate con bell’effetto su una piattaforma rotante che richiama anche certi libri per bambini in cui le figure di carta si aprono a ventaglio e in rilievo man mano che si girano le pagine. Tanti applausi malgrado anche i ridicoli animali del banchetto che si rianimano giusto poco prima di essere infilzati, diversi numeri da piccolo prestigiatore come la moltiplicazione delle bottiglie, la molgolfiera-carrozza, il finto asino con le orecchie che si muovono a tempo di musica e le vere bianche colombe degli spettacoli di magia.

In questo strano contesto circense, gli interpreti vocali sono tra i migliori oggi per le rispettive parti: Angelina/Cenerentola è Karine Deshayes, mezzosoprano francese di grande esperienza e successo soprattutto proprio in ruoli rossiniani, dalla colorature agili ed espressive; il Principe Ramiro è invece affidato al tenore sudafricano Levy Sekgapane, già ben conosciuto a livello internazionale nonostante la giovane età, bel timbro rossiniano ed assai intenso come innamorato che cerca e difende la sua bella; Bruno De Simone è poi un magnifico Don Magnifico, grande interprete, preciso quanto divertente; bravo pure Enrico Marabelli come un Dandini che la regia ha voluto rendere ancora più caricaturalmente e grottescamente buffo; il baritono-basso belga Laurent Kubla riesce a disegnare, al contrario, un Alidoro di grande nobiltà (anche quando la regia lo propone come finto mendicante su sedia a rotelle con finte mezze gambe), timbro luminoso, dizione chiara e buona proiezione della voce, dimostrandosi professionalmente in decisa ulteriore crescita; completano il cast due talentuose  giovani belghe, Sarah Defrise e Angélique Noldus, rispettivamente Clorinda e Tisbe. Scene d’insieme un po’ confuse, “Questo è un nodo avviluppato” che non strappa gli applausi come di solito e neppure, tra le arie più celebri, il duetto tra Ramiro e Dandini “Zitto zitto, Piano piano” convince del tutto, ma nel complesso tre ore piacevolissime di buona musica e di spettacolo divertente proprio per essere cosi strambo nella messa in scena.

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